Di Alberto Benzoni

Grazie al Fatto quotidiano disponiamo dei dati sulla spesa militare nel mondo nel 2017, così come pubblicati, anno dopo anno, dall’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (ISPRI). Il periodo in questione è un periodo di transizione. Segnato dal fatto che non c’è ancora l’effetto Trump, e che la spesa per armamenti, almeno per gli Stati uniti, la Russia, la Gran Bretagna e la Francia si mantiene sostanzialmente sui livelli dell’anno precedente (quest’anno sarà tutto molto diverso, sia in senso quantitativo che qualitativo).

 

 

Significativo, in linea generale, osservare che la graduatoria vede al primo posto (con poco meno di 600 m di di dollari) gli Stati Uniti e al secondo la Cina (con circa 250), mentre la Russia di Putin è superata (siamo intorno ai 60) dall’Arabia saudita. Insomma chi minaccia tutto il mondo spende meno di chi è minacciato dal solo Iran, al punto di dedicare alla questione militare una somma dieci volte superiore del suo potenziale aggressore. Ciò che ci può rassicurare o indignare, a seconda dei punti di vista, è che l’imbelle e potenzialmente filoputiniana Italia spenda in armamenti, in rapporto al suo Pil, una cifra maggiore della Germania e dell’assai più muscolare Francia, collocandosi stabilmente, in termini assoluti, tra i primi quindici paesi del mondo.

Per il resto la spesa per la difesa (sempre più legata agli investimenti) accompagna l’arco delle crisi, se non le determina, come sostengono alcuni…

Così in prima fila in questa felice dinamica troviamo Arabia Saudita e Iraq (+ 15) seguiti da Turchia e Iran.

Così nella zona del Sahel c’è una corsa tra poverissimi (lo segnaliamo per conoscenza al ministro Minniti) con cifre in aumento che toccano, dalla Burkina Faso al Sudan del Sud il 30/40 %.

Così, nell’area Ue, alla stabilità della spesa in Occidente corrispondono aumenti vertiginosi nei paesi baltici e soprattutto in Romania e Bulgaria. Mentre la Polonia si mantiene stabilmente al primo posto nell’area.

Tutto ciò, almeno per alcuni può legittimamente rievocare e rendere reali vecchi fantasmi: il ruolo del complesso militare-industriale nel determinare scelte che dovrebbero essere politiche, il contributo della criminalità organizzata, il ritorno di una sinistra pacifista scomparsa da tempo, così come è scomparsa da tempo l’Europa e così via. A voi consiglio di tornare su questi temi, il sottoscritto si limita a precisare che non c’è bisogno di soffermarsi sul fantasma più terrificante di tutti: quello della guerra. E questo perchè le guerre, di tutti i tipi e condotte con ogni mezzo che non sia quello di un conflitto militare generalizzato, già ci sono.

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