Lula e Mattarella

I fatti di questi giorni dimostrano che il sistema di potere neo-liberale manifesta sempre di più il proprio carattere repressivo. La nuova aristocrazia globale difatti riafferma con il caso Lula e anche con l’azione del Presidente della Repubblica Mattarella, il compimento della separazione della democrazia dal capitalismo, fenomeno ben illustrato da Wolfgang Streeck.

La finzione dei liberali, di essere i costruttori e gli unici depositari del sistema democratico, oggi viene definitivamente a galla.

In Brasile l’opera di spoliticizzazione della società passa, come avvenne in Italia, attraverso la via giudiziaria. Si dà avvio, per eliminare l’opposizione sociale, ad una vasta campagna di moralizzazione, utile solo alla successiva acquiescenza acritica nei confronti di quelle riforme che saranno attuate in assenza di dibattito pubblico. Si dovranno porre quei limiti alla democrazia adatti al progressivo disimpegno degli individui e dei gruppi organizzati. Il nuovo colonialismo dunque non ha bisogno di eserciti per svuotare di senso la forma democratica. Oggi proprio il Sud-America vive l’attacco più deciso da parte del potere finanziario e globale. La sua rieducazione al mercato rappresenta una delle priorità più sensibili per i predatori finanziari.

L’Italia è stato il paese/cavia nel quale questa narrazione ha avuto più successo e dove, attraverso la “questione morale” e il golpe giudiziario di tangentopoli, si sono create le basi per un sovvertimento dell’ordine costituzionale e per l’accettazione da parte dei cittadini da un lato di quei “sacrifici” definiti allora necessari alla modernizzazione aziendalistica di un paese definito arretrato e vizioso e dall’altro della mutazione del cittadino in capitale umano. Quindi l’azione del totalitarismo liberale è sia repressiva che pedagogica, deve educare l’essere umano alla resilienza, alla competizione e all’individualismo. Indica che la lotta ideologica è obsoleta e del tutto inutile, insegna una nuova condotta inserita nella dinamica della concorrenza. Ognuno deve prendersi cura di sé stesso.

Questa compressione del sistema è stata portata avanti con tenacia da tutti i Presidenti della Repubblica che si sono succeduti dal 1992 in poi. L’opera viene proseguita anche da Mattarella quando pone come “unica” condizione per la formazione del nuovo governo il rispetto dei vincoli europei. In questo modo si indica che quei vincoli, frutto di elaborazioni ideologiche e quindi ipoteticamente contrastabili da un’opposta visione politica, siano condizioni meramente tecniche e che la tecnica sia neutra, così da chiuderli in un recinto apparentemente inattaccabile.

Però è proprio questa la chiave del nascente populismo ed è ciò che non riesce a comprendere la sinistra in alcuna delle sue organizzazioni. Nell’era post-democratica l’unica possibilità di opposizione consiste nel richiamo al popolo e al rapporto diretto con esso nel momento in cui i corpi intermedi non possono più partecipare alla vita istituzionale se non come orpelli addomesticati al richiamo del padrone. E sarà proprio l’accordo tra i due partiti più in linea con l’ideologia neo-liberista, il PD e i 5 Stelle, a definire una nuova chiusura del sistema.

La futura intesa sarà portata avanti dall’alto, nonostante i capricci infantili dei militanti delle due parti e in seguito fatta digerire con sobria normalità. quella tanto cara ai tecnocrati. Questo ennesimo tentativo di normalizzazione fallirà proprio a causa della struttura completamente anti-democratica delle istituzioni neo-liberali e per il conseguente aumento delle diseguaglianze sociali. La trasformazione del reddito di cittadinanza in ricatto per la rieducazione al lavoro sarà la prossima tappa della consueta macelleria sociale proposta dai liberali.

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