Potere al Popolo: dal nome alla sostanza

di Alberto Benzoni

 

Dare un nome a un partito o a una lista non può rimanere nei limiti del “marketing elettorale“; anche se questo è un argomento che conta.

E’ invece un’operazione politica. Punta a conferire un’identità. Rendendo chiaro o cosa si è o cosa ci si propone di fare.

Da questo punto di vista Insieme per l’Italia e Liberi e Uguali sono illuminanti. Nel primo caso del nulla assoluto in cui sono precipitati i protagonisti della lista. Nel secondo dell’incertezza assoluta su quello che ci si propone di essere e di fare.

Il caso di Potere al Popolo, invece, è molto diverso.

Perchè qui si enuncia con esattezza non quello che si è ( un bambino di tre-quattro mesi non ha l’età per poter essere battezzato) ma quello che ci si propone di realizzare. E contiene in sè grandi promesse per il futuro ( fino a diventare, già da oggi, punto di riferimento non solo per Melenchon ma anche per Barbara Spinelli e la sua Lista Tsipras.

Dobbiamo però intenderci sul significato dei due sostantivi. Perchè è su questo terreno che si misura la differenza sostanziale che corre tra un soggetto politico minoritario per vocazione e settario per cultura e uno che abbia, invece, l’ambizione di parlare alla generalità dei cittadini dei problemi del paese.

Ciò detto il “Potere”non ha nulla a che fare con il Dominio; ma piuttosto con l’assenza di questo. Insomma con la possibilità di controllare/determinare la propria esistenza e cioè di essere liberi. in un mondo in cui sono altri a decidere come dobbiamo vivere, lavorare, interagire con il nostro ambiente e così via; e in un contesto in cui ci viene costantemente spiegato che le cose vanno così perchè non possono andare altrimenti e in cui le decisioni di pochi che determinano la nostra vita sono le uniche insieme corrette e possibili.

Noi siamo invece convinti del contrario.

Pensiamo che i grandi mutamenti in atto e l’ambiente in cui si determinano- la cosiddetta globalizzazione– possano e debbano esere controllati dalla democrazia; e non solo perchè sono ingiusti ma perchè alla lunga si riveleranno fallimentari.

Ed è per questo che il Popolo cui facciamo riferimento non si esaurisce nelle minoranze da cui siamo partiti e a cui abbiamo guardato all’inizio del nostro percorso ma comprende, almeno idealmente, l’intera collettività nazionale.

Perchè finchè questa non ricupererà la possibilità di decidere del proprio destino e degli strumenti e delle politiche necessarie per determinarlo liberamente non esisterà speraza di riscatto; e tantomeno per i più deboli. Lasciamo a Lorsignori il ragionare in termini di minoranze ( convinti, come sono, che i problemi di tutti siano stati risolti o in via di soluzione); perchè tutta la tradizione del movimento operaio internazionale dimostra che i problemi dei pochi possono essere risolti solo dopo avere positivamente affrontato i problemi di tutti.

Se è questo l’obbiettivo cui guardiamo, se è questo il punto di riferimento del nostro agire, ci rendiamo subito conto che la democrazia è indissolubilmente legata alla sovranità; o, detto in altro modo, che il Potere della collettività è indissolubilmente legato a quello della nazione.

E qui, sia chiaro, non accettiamo lezioni da nessuno in materia di Europa.

Potere al Popolo, proprio perchè è democratico e solidale, è anche internazionalista; e lo è nell’ambiente in cui vive, quello di un’Europa in cui il movimento dei lavoratori, all’interno di una più ampia alleanza, ha costruito nei decenni e nei secoli un modello di società inclusiva tra i più avanzati del mondo e che ha fatto dell’internazionalismo pacifista la sua bandiera.

E allora, europei oggi e sempre. Ma europeisti francamente no.

Non intendiamo accettare, anzi dobbiamo contrastare con ogni mezzo l’Europa basata sul dumping fiscale e sociale, su di un’austerità le cui regole sono state tutte costruite a sostegno dell’egemonia di Berlino, su di una politica estera e militare subalterna nei confronti degli Stati Uniti e, tano per non farsi mancare nulla, su di una politica migratoria che sembra fatta apposta per scaricarne i pesi sul nostro paese.

Nemici dell’Europa al punto di volerne uscire ? Niente affatto. Semmai nemici di Bruxelles, delle sue regole e degli europeisti senza se e senza ma al punto di volergli fare uscire dall’Italia e, possibilmente, anche da altri paesi. Anche perchè, sia detto per inciso, queste regole sembrano valere solo per il nostro paese; e non per la Germania o la Francia, per tacere dei paesi dell’Est che rinnegano gli accordi in materia migratoria e praticano il già ricordato dumping fiscale e sociale in misura sfrenata. E siamo anche nemici dell’attuale Europa degli stati in cui, a dettare la linea in politica estera e militare è la Nato assieme ai paesi dell’Est e, ben s’intende, degli Stati uniti a tutto danno del nostro paese.

Ora, se il nostro orizzonte e i nostri obbiettivi sono questi, l’unica cosa che non dobbiamo assolutamente fare è di perderci nei drammi e nei psicodrammi della sinistra italiana in generale e della sinistra di opposizione in particolare.Anche perchè ambedue sono in una fase di ricomposizione che costeggia pericolosamente quella del disfacimento.

Il PD sta sospeso tra l’avventurismo ( ebbene sì !) eversivo di Renzi che lo trascinerebbe nel burrone e con lui il sistema politico italiano e la normalizzazione “microniana”promessa da Calenda, Gentiloni e via discorrendo. Noi dovremmo auspicae la vittoria dei secondi perchè un sistema politico impazzito non gioverebbe a nessuno; ma con l’ovvio codicillo che con loro non abbiamo nulla a che fare.

Leu si è vista definitivamente preclusa, se mai l’avesse avuta, l’ambizione di diventare la nuova casa degli eredi del Pci o magari il punto di coagulo della sinistra di opposizione; e si ritrova in pieno nella condizione iniziale, quella di corrente esterna al Pd. Auguri. Si tratta di compagni che continuano a sbagliare…

E noi ?

Noi dobbiamo continuare a portare avanti il nostro progetto.

Quello che ho tentato di sintetizzare all’inizio e che riassumo in una triade di necessità: progetto socialista, democrazia, e recupero della sovranità del popolo ad ogni livello, dai comuni, alle istituzioni storiche del movimento operaio sino al parlamento e alle forme in cui si manifesterà la nuova Europa.

Nel progetto c’è tutto. E c’è il futuro.

Abbiamo davanti a noi l’esempio della Lega e del M5S; partiti ambedue da livelli non di molto superiori ai nostri ma che, sviluppando coerentemente l’idea forza da cui erano partiti sono arrivati ai livelli di oggi ( l’esempio più clamoroso è quello della Lega: cinque anni fa era il 3% con il Trota e il assiere in fuga; oggi è quasi al livello del Pd e in crescita). E abbiamo davanti a noi la possibilità di nuovi e solidi legami: Mèlenchon e la sua proposta di liste sovraniste alle europee, la Spinelli con la sua maturazione politica e la sua vasta esperienza europea; in un contesto in cui, in Italia, i partiti vagamente riconducibili al sovranismo stanno tra il 50 e il 60%.

Dobbiamo mantenere il massimo rispetto e la massima solidarietà con i nostri compagni di viaggio e soprattutto con il mondo che rappresentano. Oggi, come domani. Ma non sino al punto di lasciarci irretire da visioni ultraminoritarie con i suoi tic e le sue fobie e i suoi riti quotidiani. Non esiste che ci si proponga, con un pò più di attivismo, di iscritti e di presenza in televisione o con qualche futura presenza in questo o quel comune, di passare dall’1 virgola al 2 virgola.

Perchè, lo dico con la massima brutalità noi non siamo nè dobbiamo assolutamente diventare”una casa Pound de sinistra“ma parte integrante e pensante di quella nuova sinistra che dovrà nascere nel nostro paese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *