Due anni senza Giulio Regeni

di Alberto Benzoni

Il caso Regeni e l'arroganza di chi ha perso sovranità

A DUE ANNI DALLA MORTE DI GIULIO REGENI

Sarà perchè noi italiani ci indignamo di continuo e per le questioni più futili.

Sarà perchè l’indignazione non è un’energia rinnovabile.

Sarà perchè ci si indigna di continuo, a comando, e secondo regole politico-corporative.

Sarà perchè gli intellettuali e i media hanno disimparato missione e mestiere.

Sarà perchè siamo un paese di macchiavellici e di complottardi da quattro soldi.

Sarà perchè le nostri classi dirigenti, con un servilismo che è oramai diventato una seconda natura, non sanno più difendere la sovranità del proprio paese e la vita dei propri concittadini.

Sarà per queste o possibili altre ragioni che Giulio Regeni è stato ucciso due volte: prima da coloro che l’hanno eliminato, dopo una settimana di atroci torture e poi da noi tutti, ansiosi di archiviare la sua morte in conto profitti e perdite per riprendere i tradizionali amichevoli rapporti con la grande Nazione amica.

Nessuno chiedeva di inviare cannoniere davanti al porto di Alessandria come ai buoni vecchi tempi del colonialismo ottocentesco, o di ignorare le esigenze della realpolitik in nome del diritto di vivere di un singolo individuo.

Ci saremmo accontentati di una mezza verità, del servizio deviato, di un eccesso securitario di cui le autorità non erano a conoscenza, con la relativa punizione dei colpevoli..

Non abbiamo avuto nulla di tutto questo ma una serie di informazioni l’una più provocatoria dell’altra. Sino a trasformare una banale verità- leggi che l’uccisione, anzi il massacro di un povero ragazzo, qualche danno alle relazioni italo-egiziane l’avrebbe arrecato- in un complotto internazionale ordito dalla Spectre di turno, magari con la complicità inconsapevole dello stesso Regeni.

Lascio alla vostra intelligenza e alla vostra coscienza il valutare la serietà di questa teoria.

Constato che su di essa si è concentrata l’attenzione dei media e degli intelligentoni di destra, centro e sinistra, tutti ansiosi di discutere dei massimi sistemi ( e, già che ci siamo, a polemizzare contro la perfida Albione) per togliersi dagli occhi e dalla memoria il caso specifico; quello di un ragazzo sorridente, ricco di vita e di speranze e deswideroso di porre le sue energie a servizio degli altri, sino a morire nel modo più atroce al servizio di questo sogno

L’ideale per costoro sarebbe che la vicenda si concludesse con un “non luogo a procedere” :Giulio non è morto; o, magari è stato ammazzato con il consenso di chi gli aveva dato l’incarico o, magari, anche con il suo.

Tutto va bene. Tutto fa brodo. Ma che ci vengano risparmiati ulteriori commenti. E soprattutto che non venga in mente all’Ineffabile Gentiloni di dedicare a Giulio Regeni una qualche scuola o istituzione culturale, magari in Egitto. In segno della ritrovata unità e dell’eterna amicizia tratorturatori e torturato.

Questa beffa finalea, il nostro Gulio non se la merita proprio. E nemmeno il nostro paese, per quanto le sue classi dirigenti l’abbiano trascinato in basso.

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