Dalla Le Pen all’Austria: la truffa del sovranismo di destra

di Ferdinando Pastore

Le Pen Strache e Salvini al governo tornano pro euro

In Austria, l’estrema destra nel momento in cui raggiunge il governo rinuncia al proprio programma di contestazione al modello dell’Unione Europea.

La scelta è repentina e segue il solco tracciato da Marine Le Pen, anch’essa, all’indomani delle Presidenziali, pentita del proprio sovranismo.

Cosa dimostrano questi cambi di rotta?

Per esempio che non può esistere un sovranismo di destra, proprio perché il sovranismo non ha nulla a che vedere con l’idea di nazione imperialista, quella colonizzatrice nella quale la borghesia nazionale trovava, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, il terreno ideale per la propria affermazione.

Al contrario il sovranismo lotta contro una nuova struttura colonizzatrice, quella dei mercati finanziari e delle multinazionali, i quali, attraverso la sottrazione di sovranità agli Stati e la cancellazione delle costituzioni sociali del dopoguerra, impongono l’ideologia neo-liberista.

Il totalitarismo liberale si serve dei trattati internazionali, commerciali, come il CETA, o politico/economici, come Maastricht, per impedire che la politica possa governare i processi economici ma, soprattutto, che la decisione politica rappresenti una conseguenza dello scontro di classe. Nascondere la lotta di classe per annientare le classi deboli e celare lo scontro in un umanitarismo universalistico è stato da sempre uno dei punti fermi del liberismo.

Il concetto di sovranismo può avere una qualche coerenza storica solo in un terreno d’ispirazione socialista.

Oggi questo terreno, dato che il liberismo disarticola le lotte sociali e proletarizza l’ex ceto medio, non può che essere populista.

Il richiamo sovranista è diretto alla sovranità costituzionale degli stati, a quel costituzionalismo che istituzionalizzò la lotta di classe e che permise alle classi popolari di entrare dentro le istituzioni.

Il nesso tra Patria, Costituzione e socialismo è ben compreso in sud-America, è stato esaltato da Jean Luc Mélenchon ed è intuito anche dall’estrema destra, che infatti una volta al governo lo rifiuta.

Chi proprio non vuole comprenderlo è stata, fino ad oggi, la sinistra italiana.

I socialisti con Melenchon presidente

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