I socialisti accettano la sfida_POTERE AL POPOLO

di Ferdinando Pastore e Franco Bartolomei

Risorgimento Socialista il partito della sinistra socialista

Quando ci si ripromette di affrontare la crisi della politica e di conseguenza di tentare di dare una rappresentanza all’esclusione sociale provocata dal neo-liberismo, non basteranno coraggio e buona volontà, come quelli mostrati dai  compagni di Je so’ pazzo, che cercano, andando contro le mode antagoniste negriane, di coinvolgere quel “basso” tagliato fuori dall’insistenza della crisi.

Ma ci sono alcune questioni sulle quali dovrebbero riflettere.

La prima è che la misura del malcontento sociale non può essere circoscritta alle esperienze di lotta urbana, perché esse sono numericamente ancora troppo ristrette.

Il neo-liberismo provoca diverse fratture all’interno della società e allarga il concetto di classe a quello di popolo. Tutte queste fratture prese singolarmente non possiedono una forza politica intrinseca. Se prese singolarmente, se considerate uniche nella loro capacità di mobilitazione, rischiano di finire in una sfera solo di contestazione, che non ha orizzonti politici.

La seconda è la comprensione dell’origine della crisi e dell’individuazione del nemico. Oggi il nemico non ha carattere nazionale, non sono i governi a decidere quali politiche attuare.

Paolo Maddalena lancia Attuare la Costituzione

I

l terreno dello scontro è sovranazionale, ed è per questo che la globalizzazione neo-liberista la si combatte riportando il campo della politica a livello nazionale. Si dovrebbe pretendere che siano i governi nazionali a prendere le decisioni e non le direttive della UE, dettate dai consigli di amministrazione delle multinazionali.

Si dovrebbe poi affrontare il problema dell’euro, moneta che è sistema di governo ordo-liberista per affermare che chi sta a fianco degli esclusi dovrebbe pretendere l’uscita sia dall’euro che dalla UE. Tutto l’impianto tecnocratico europeo è organizzato per assecondare i movimenti trans-nazionali di merci e capitali, e quest’ impianto non è modificabile.

 

Infatti da un lato i trattati neo-liberisti coincidono con l’idea stessa di Europa così come è stata immaginata dalle élite, dall’altro la dimensione sovra-nazionale della politica indebolisce il basso e la sua capacità di lotta in quanto il terreno della decisione non è più legato al territorio e all’impianto delle costituzioni sociali del dopoguerra e non può che assecondare chi “governa” le grandi distanze che cementificano e uniscono l’alto (grande finanza, grandi capitali) in una logica cosmopolita e civilizzante.

La terza quindi riguarda i destinatari dell’appello.

Non è più possibile identificare il basso con il popolo della sinistra, semplicemente perché esso non esiste più.

Lo abbiamo visto con il processo che da SEL, passando per Sinistra Italiana, è finito in Liberi ed Eguali: rivolgersi a un popolo della sinistra, ridotto a un piccolo nucleo di antagonismo e di personale amministrativo, ha creato organizzazioni politiche senza alcuno strumento di comprensione dei processi provocati dall’ordo-liberismo e senza nessuna corrispondenza con quel ceto impoverito che è stato colpito direttamente dalla crisi.

Oggi la lotta di classe coincide con la lotta per la riconquista della sovranità nazionale.

Noi del Risorgimento Socialista stavamo lavorando da tempo per la costruzione di una lista contraria ai Trattati UE, alla NATO e al sistema Euro, e avevamo proposto ad Antonio Ingroia (che oggi sta promuovendo con Giulietto Chiesa una lista di matrice sovranista) e a Giorgio Cremaschi, coordinatore di Eurostop questa soluzione, subito dopo.il convegno di Napoli di “Attuare la Costituzione“.

Siamo riusciti a ottenere un grande risultato politico facendo convergere tutte queste forze nella grande manifestazione dell’11 Novembre.

Purtroppo Eurostop ha ritenuto di non essere ancora pronta a reggere da sola uno sforzo organizzativo come questo, mentre Ingroia ha deciso di affrettare i tempi: non si è chiuso un accordo prima che giungesse la rottura del Brancaccio, da cui è nata la proposta dei compagni di Je so pazzo. Sicuramente non ha aiutato “l’abdicazione” di ruolo decisa da Paolo Maddalena, che ipotizzava di poter convergere sullo schema del Brancaccio.

Noi fino all’ultimo abbiamo tentato di tenere unito un fronte ampio, che unisse sovranisti democratici e sinistra di classe, proponendo ad Ingroia di aderire anch’esso alla nuova proposta dei compagni di Napoli assieme a tutto il resto del fronte dell ’11 Novembre.

Melenchon il socialista di sinistra che guida la Francia Ribelle

È evidente che se tutto lo schieramento dell’11 Novembre avesse costruito la lista come soggetto unitario, collaborando con i centri sociali portati in campo da Je so pazzo e i partiti della tradizione comunista, la lista di Potere al Popolo avrebbe assunto facilmente il carattere costituzionale, patriottico, popolare, socialista, che ha caratterizzato in Francia l’esperienza della candidatura di Melenchon, creando un progetto ampio e non esclusivamente focalizzato sulle situazioni di conflitto sociale.

Sarebbe stata un’occasiome importante per ampliare l’impatto di Potere al Popolo, rendendola un soggetto potenzialmente maggioritario nella società italiana martoriata dalla crisi.

Tuttavia, Potere al Popolo coglie due punti molto importanti per il nostro progetto, che vanno valorizzati: il rinnovamento dal basso dei gruppi dirigenti della sinistra, e il ritorno al concetto chiave della politica come rappresentanza di interessi reali, e non di micro-ceti di professionisti che cercano soltanto di riprodursi.

Per questo, Risorgimento Socialista accetta la sfida, portando nell’esperienza di Potere al Popolo il suo contributo critico e originale.

I socialisti accettano la sfida_POTERE AL POPOLO

  1. Franco bartolomei says:

    Noi del RISORGIMENTO SOCIALISTA siamo ormai consapevoli che una ricostruzione generale di tutti i rapporti sociali , civili ed economici del nostro paese , secondo le indicazioni programmatiche di modello dettate dalla nostra Carta Costituzionale , e’ incompatibile con il sistema Maastricht , ed in particolare con i vincoli di bilancio alle politiche sociali ed industriali imposti al paese dal sistema euro .
    Per cui se vogliamo recuperare la nostra piena sovranita’ Costituzionale dobbiamo cominciare ad agire di conseguenza e superare questo sistema monetario secondo le impostazioni assunte in Francia ed in Germania da Melenchon e Lafontaine .
    Per noi sono quindi irrinunciabili due punti :
    1) la contrapposizione da sinistra a tutto il sistema politico della II repubblica , per cio’ che rappresenta in termini di modello sociale e di devastazione costituzionale , e quindi lontano da tutti i gruppi dirigenti che anche a sinistra ne sono stati interpreti .
    2) la opposizione all’europa tecnocratica e monetarista di Maastricht e Lisbona e, conseguentemente, al suo sistema monetario, con l’obiettivo di realizzare pienamente il dettato costituzionale , e ricostruire la nostra sovranita’ Costituzionale sulle scelte di modello sociale e di sistema economico , e su tutte le nostre politiche industriali e fiscali , fuori da ogni vincolo posto dall’esterno attraverso lo schema dei fiscal compact .
    Potere al popolo si propone seguendo queste due linee guida fondamentali e quindi noi lo sosterremo.

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