Risorgimento Socialista il partito della sinistra socialista

Risorgimento Socialista il partito della sinistra socialista

di Alberto Benzoni

Primavera del 2008. Elezioni politiche ( me le ricordo ancora; proveniente da Jesi raggiunsi in serata Villetti a Camerino; finimmo in poco più di dieci persone ad ascoltarlo per poco meno di due ore; politichese puro).

Elezioni dove il Partito Socialista Italiano nato qualche mese prima da un processo costituente colmo di entusiastici propositi e arricchito dalla presenza di importanti personalità provenienti dal mondo comunista come Angius e Lanfranco Turci s’infrange contro il muro dell’1%.

Al disastro avevano, certo, contribuito potentemente fattori esterni, come la fine anticipata della legislatura, i disastri combinati da Prodi e soprattutto l’atteggiamento del tenerone Walter Veltroni, così sensibile da negarci l’apparentamento offerto invece a Di Pietro ponendo poi condizioni inaccettabili al nostro inserimento nella lista Pd.

Rimaneva il fatto che il nostro 1% rappresentava uno scandalo, leggi un evento drammatico, intollerabile, per cui provare vergogna. E fu Macaluso, un nostro amico, a porre la questione nei suoi termini essenziali.

“Non esiste che in Italia un partito che si richiami al socialismo stia all’1%; e dunque, se questo è avvenuto, qualcosa non ha funzionato affatto. E questo qualcosa o è stato il messaggio ( leggi la totale impermeabilità del popolo italiano al socialismo come parola e come cosa) o è stato il messaggero ( leggi la non credibilità se non la totale irrilevanza politica dell gruppo dirigente riunito sotto questa insegna”).

 

Enrico Boselli e la costituente socialista

Se questa era l’alternativa cui eravamo di fronte la rottura al nostro interno era inevitabile.

Da una parte coloro che, ritenendo chiusa la partita del socialismo, avrebbero dovuto, conseguentemente, ricercare nuovi riferimenti politico culturali magari nel magma indistinto di un riformismo multiuso.

Dall’altra quanti, convinti che il socialismo, come teoria e come prassi, fosse potenzialmente presente nel nostro paese ma avesse bisogno per manifestarsi di una nuova offerta politica, avrebbero dovuto separare le loro strade da quelle del Psi, rifondando il socialismo, assieme ad altri, nel mare della sinistra di opposizione.

Di fatto, Nencini e il suo gruppo hanno seguito coerentemente il primo percorso: salvo a constatare che l’area in cui intendevano operare- quella, appunto, del riformismo multiuso- era troppo arida per consentire rifugi che non fossero puramente individuali.

Nel suo sano cinismo politico, Nencini era almeno libero dall’illusione o dal morbo dell’autoreferenzialità.

Morbo che invece ha colpito e paralizzato quasi tutti noi, suoi oppositori.

E stiamo ancora lì, a quattro anni data dalla rottura del 2013 a dividerci in gruppetti e gruppettini, a parlarci addosso dicendo quanto siamo belli e quanto siamo bravi a sognare liste e riscoosse che esistono solo nella nostra fantasia. Con il rischio di non vedere, di non capire, di non favorire i processi in corso al di fuori del nostro piccolo recinto. Processi che oggettivamente hanno a che fare con il socialismo: con la parola e con la cosa.

Socialista è la consapevolezza che i disastri di questi ultimi anni non sono il frutto di una arcana necessità ma di scelte di fondo che hanno accomunato centro-destra e centro-sinistra.

Socialista è uno di quegli scioperi, autorizzati o meno che ricominciano a diffondersi e contro lo sfruttamento padronale travestito da modernità.

Socialista è il bisogno di costruire nuove solidarietà e nuovi schieramenti politici che non abbiano niente a che fare con quelli del passato.

Socialista sono le battaglie per la difesa del servizio pubblico locale, dell’acqua e della sanità pubblica sottoposti ad una pratica di tagli dolorosi e di denigrazione quotidiana. Socialismo è il nuovo senso di fraternità e di solidarietà che sta rinascendo nelle pieghe della nostra società.

Socialista è la valorizzazione del ruolo creativo della società e dell’opposizione contrapposto alla sordità stupida e qualche volta feroce delle nostre classi dirigenti.

Tutto ciò ha però assoluto bisogno di un collante e di una risposta della politica. Sì della politica e anche dei partiti con le loro imperfezioni ( viva le imperfezioni abbasso la purezza di chi, per non sporcarsi, si tappa in casa chiudendo le finestre).

E oggi di questa risposta dobbiamo parlare e delle forme in cui si è manifestata: a partire da quella dell’assemblea del 3 dicembre. Possiamo accettarla, lavorando, insieme ad altri, perchè si sviluppi oltre i suoi limiti attuali, insieme , culturali e programmatici.

Possiamo, in caso contrario, lavorare per costruirne altre auspicabilmente più radicali e, insieme, immuni dal vizio, sempre incombente del settarismo.

Potere al popolo: una sinistra radicale

Possiamo decidere di saltare il turno in vista di appuntamenti futuri elettoralmente e politicamente più decisivi.

Quello che non possiamo nè dobbiamo fare è di chiuderci in nome di non solo quale dignità offesa ( la dignità non si chiede ad altri si conquista con le nostre forze) in una stanza a parlare tra di noi della bellezza del socialismo in attesa di addormentarci definitivamente, cullati dalle nostre stesse parole e senza che nessuno se ne accorga.

  1. Andiamo è dal 1992 che il PSI è preda di piccoli opportunisti tutti presi a garantirsi un impiego. Solo i militanti, tra cui il sottoscritto non so se per ingenuità o speranza, hanno dato fiducia a questi piccoli “apparatniki”. Ormai è tempo di capire che bisogna ricominciare da zero. Per prima cosa cominciamo a ripulire il campo dalle scorie la prima è che siamo SOCIALISTI e non socialisti liberali chi dice di essere socialista liberale è un LIBERALE anzi oggi è un LIBERISTA. Le teorie di socialismo liberale erano utili dopo la guerra e bisognava capire che Saragat aveva ragione; continuare oggi su quella strada significa non avere niente a che fare con il SOCIALISMO. Punto due la parola RIFORMISMO da un Socialista va bandita è solo una presa per i fondelli per il popolo, serve solo agli opportunisti per continuare a mangiare alle spalle del popolo. La strada è quella di RISORGIMENTO SOCIALISTA per ricostituire una forza politica che abbia come obiettivo il mantenimento della COSTITUZIONE uscita dalla RESISTENZA del Popolo Italiano. Dobbiamo batterci per avere gli STATI UNITI d’EUROPA e per raggiungere questo risultato dobbiamo essere preparati ad uscire dall’Europa. Varoufakis aveva ragione la Grecia doveva uscire e non mettere il popolo alla fame.

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