Scenari politici e compiti della Sinistra

di Alberto Benzoni

Così come la comparsa delle procellarie annunciava ai naviganti il prossimo arrivo in una nuova terra, la dichiarazione di Scalfari a di Martedì ( così come le reazioni e/o le mancate reazioni che ha suscitato) anticipa un futuro riassetto del nostro sistema politico; anche se in tempi destinati a maturare non all’indomani delle prossime elezioni ma in corrispondenza di quelle successive.

Scalfari preferisce Berlusconi a Di Maio

In sè e per sè la domanda era provocatoria. Il che, dato il personaggio cui è stata rivolta, equivale a dire che era stata preventivamente concordata.

E la provocazione non investiva direttamente il Fondatore; ma il partito di cui, da poco meno di quarant’anni, è consigliere quasi sempre funesto ma sempre ascoltato. E consisteva nel fatto che, ponendo l’alternativa tra Berlusconi e De Maio, escludeva di fatto dalla corsa il Pd e soprattutto il suo attuale leader; leader che si apprestava contestualmente, seppure nel modo estremamente sciatto che gli è proprio, a chiedere il voto utile nello scontro non solo con Di Maio ma anche con la coalizione di centro-destra; il tutto con gli accenti populisti che gli sono propri e, naturalmente, usando appieno di un sistema elettorale costruito sì contro il M5S ma anche con lo scopo di distruggere le possibilità della neonata sinistra di opposizione.

Il che, sia detto per inciso, fa dubitare non solo del coraggio – la cui mancanza era grosso modo scontata – ma della più elementare intelligenza politica degli scissionisti; come si poteva, infatti, continuare a sperare in qualche marchingegno elettorale- tipo voto disgiunto con annessi piani di desistenza- tali da consentire ai Nostri di stare all’opposizione ma con una tacita intesa con il Pd, nonostante gli infiniti segnali in senso contrario, primo tra tutti l’orientamento assunto in materia dallo stesso Renzi ?.

Perchè allora Scalfari abbandona a sè stessi Renzi e il Pd, puntando almeno implicitamente le sue carte sul Cavaliere ? Per due ragioni, una arcinota, l’altra, quella più importante, tutta da analizzare .

Punto d’arrivo di ambedue la necessità assoluta dell’intesa tra moderati: intesa come accordo tra Berlusconi e il Pd. In tale prospettiva appoggiare il Cavaliere è essenziale: perchè è il più convinto di questa necessità; e perchè la sconfitta del Pd lo renderà ( come è già avvenuto in Francia, Germania e Spagna) del tutto disposto a sostenerla.

E qui si inserisce un elemento tutt’altro che trascurabile anche se non sufficientemente considerato; la crescente ostilità dell’establishment moderato, italiano ma soprattutto europeo, nei confonti di un personaggio irregolare, populista e un tantino eversivo quale Renzi: osannato quando vinceva “spezzando le reni”alla vecchia classe dirigente della sinistra e alle sue istituzioni, ripudiato quando ha cominciato ( com’era oggettivamente fatale) a perdere.

Ciò posto, non si vede come la grande coalizione ( che poi tanto grande non sarebbe) possa materializzarsi all’indomani delle prossime elezioni.

Troppo debole, relativamente, il Berlusca perchè possa sganciarsi dai suoi ingombranti alleati; troppo convinto Renzi della sua funzione di “uomo del destino” per accettare un accordo che non lo veda nella veste di presidente del consiglio.

Ecco, allora, dopo mesi di stallo, con il finto orrore della stampa di regime e l’annesso appello al “senso di responsabilità di tutti“, il seconodo e definitivo round, doverosamente preceduto da un nuovo passaggio elettorale.

Tema centrale di queste elezioni e del successivo confronto politico sarà, che ci piaccia o no, il rapporto con l’Europa: leggi la nostra disponibilità a conformare stabilmente il nostro sistema politico e le nostre scelte economico-sociali e istituzionali ai desiderata di Bruxelles; e in nome della lotta al “populismo”.

Quella che una volta si chiamava” scelta di civiltà“. In un contesto in cui a scendere direttamente in campo sarà l’establishment politicamente corretto ed economicamente ordoliberista , passato, presente e futuro con il bagaglio al seguito che abbiamo imparato e conoscere e ad “apprezzare”

A quel punto noi, noi della sinistra di opposizione, dovremo assumerci, sino in fondo, le nostre responsabilità; leggi contrastare questo disegno e la filosofia cui si ispira.

Rifiutando la divisione, che ci viene costantemente riproposta tra “moderati”ed “estremisti” per essere, tutti insieme, radicali.

Facendo nostra la bandiera della difesa della sovranità nazionale come baluardo della democrazia; senza torcerla nella direzione di un isolazionismo identitario e xenofobo. Lottando contro questa Europa; ma nel recupero di una logica internazionalista.

E, infine, evitando di muoverci in una logica minoritaria; quando si tratta di costruire, su qusto terreno, un arco di alleanze che sia il più ampio possibile.

Prescrizioni e riflessioni che avrebbero dovuto essere  al centro dell’impegno elettorale prossimo venturo. Non è stato così. Sarà però necessario che, nella generale confusione delle lingue che, temo, ci carattizzerà, qualcuno le sollevi e le imponga alla nostra attenzione. Se non altro come anticipazione di un futuro assai prossimo.

E ad evitare, nella misura  del possibile, che a distinguerci sia la questione dei rapporti con il Pd o, peggio ancora, il nome del nostro portabandiera

Potere al popolo: una sinistra radicale

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