Corporativismo, repressione di Stato e polizia

di Franco Bartolomei,

coordinatore nazionale di Risorgimento Socialista

 Quando parlo di questioni che riguardano l’uso della Forza in uno Stato costituzionale, credo di avere un punto di vista equilibrato: sono nato nel 1956, e come tale non ho evitato il militare, prestando servizio come ufficiale dei carristi, in un reparto operativo del nord est.

40 anni dall'omicidio di Giorgiana Masi

Un’esperienza che non rinnego, come non rinnego aver sfidato i miei stessi compagni di Partito per portare la Federazione Giovanile Socialista a sfilare assieme ai Radicali e alla Nuova Sinistra contro la repressione, anche nel maledetto giorno in cui uccisero Giorgiana Masi.

Fin da quando ero un ragazzo degli anni ’70 mi sono battuto, assieme al compagno Franco Fedeli, per la nascita di un sindacato di polizia: onestamente, pensavo a tutt’altra maturazione democratica del sistema dell’ordine pubblico.

I socialisti ricordano Franco Fedeli

Franco Fedeli, giornalista e sindacalista di Polizia

 

Oggi, invece, quando vengono contestate le modalità di intervento della forza pubblica in piazza, non trovo mai in televisione dei dirigenti dello Stato che si vanno ad assumere, come ad essi compete in qualsiasi stato democratico ,le loro responsabilità, ma vedo sempre e solo dei sindacalisti che si prendono il compito di difendere le scelte di quei vertici con uno spirito sempre più corporativo.

Come se le forzature in piazza e nei comportamenti fossero una esigenza di tutela dei dipendenti ,e non una scelta politica complessiva di tutt’altro spirito e provenienza.

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Poi arriva il nuovo contratto nazionale di lavoro per Polizia, Carabinieri e Militari, che prevede aumenti mensili che arrivano fino a 102 euro per i dirigenti, e 35 in media , al netto delle indennità aggiuntive, mentre il resto dei contratti del pubblico impiego sono bloccati da anni.

Ora sicuramente i lavori della sicurezza sono pericolosi e malpagati: ma, per fare un confronto con il settore privato, i Metalmeccanici con l’ultimo contratto collettivo hanno ricevuto un aumento mensile di 1,5 euro, ed altri contratti pubblici delicatissimi come quello della sanità , tanto per citare un esempio ,sono bloccati da anni .

Perche disparità così grandi? Eppure il diritto costituzionale al salario giusto vale per tutte le categorie.

Il problema è che il sistema dell’Eurozona, il sistema di Maastricht, impone al Paese un modello sociale recessivo, fondato su una gestione finanziaria della stagnazione economica ,e sulla deflazione salariale come mezzo di consolidamento dei margini del profitto, che non puo’ avere alti livelli di consenso sociale: è da qui che deriva quella stretta generale sulle politiche di ordine pubblico rispetto a tutti i momenti in cui il dissenso sociale si esprime, una stretta di cui si sono fatte le prove generali a Genova 2001.

La repressione rappresenta ormai una caratteristica del nostro Stato, ed il decreto Minniti rappresenta un perfetto strumento attuativo di questa visione istituzionale del nuovo ordine sociale propria del sistema decisionale tecnocratico che governa il modello sociale liberista.

La necessità di consolidare il nostro Stato di Polizia non subisce condizionamenti dai parametri europei del debito pubblico. Evidentemente le priorita’contrattuali dello stato sono svincolate dagli obblighi costituzionali ad un eguale tutela reddituale per tutte le categorie e sono mirate a rassicurare una categoria fondamentale per garantire la coesione di un sistema che fa acqua da tutte le parti.

Sarebbe bello che la Polizia e le altre forze di sicurezza potessero protestare, con uno sciopero di solidarietà, con i metalmeccanici e le altre categorie in lotta: sappiamo che a norma di legge questo non è possibile ma ci sono molti modi di manifestare una solidarietà tra lavoratori.

E’ il momento di lavorare per tenere unito un fronte sindacale del lavoro dipendente, e fermare la guerra tra i poveri del Governo e dell’Europa di Maastricht: basta contestare un uso degli apparati di sicurezza dello Stato in termini di compressione del diritto di esprimere il conflitto sociale .

Il nostro Paese si sta trasformando in uno Stato di Polizia , in cui lo spazio di azione politica del dissenso sociale è sempre più ristretto e condizionato nella sua espressione.

Noi dobbiamo aprire una grande vertenza democratica con lo Stato sul modo in cui i responsabili delle nostre forze dell’ordine si rapportano al dissenso sociale ed alle sue espressioni politiche , e sulla necessità di attenersi rigorosamente nello svolgimento dei compiti loro affidati al dettato Costituzionale in materia di tutela rispetto e garanzia dei diritti sociali e della loro assoluta espressione politica.

Contratto di polizia, sindacato corporativo e repressione

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