Il Brancaccio? Non è la risposta

di Ferdinando Pastore

Falcone e Montanari chiudono a Pisapia ma aprono a D'Alema

Negli ultimi giorni, definitivamente, il Brancaccio ha gettato la maschera: la portavoce di quell’iniziativa, Anna Falcone, ha sottolineato l’importanza strategica di Massimo D’Alema.

Di più! Tutti dovremmo riconoscere la sua centralità per aver detto, per primo (sic!), che oggi serve una nuova compagine sociale, unita, a sinistra.
Quindi D’Alema. Ma a questo punto perché Renzi no?


Dov’è l’inganno?

Non esiste inganno, la sinistra si conferma la parte politica che più si adatta all’ideologia neo-liberale e più cede al liberismo.

D’Alema, più di Renzi, ha contribuito allo sfaldamento della Costituzione, ha permesso che in Italia si disintegrassero le conquiste sociali del novecento, ha accelerato, sotto la spinta della necessità, le contro-riforme dettate dalla UE, le quali ordinavano più macelleria sociale, più Europa.

Ha annientato le forme di rappresentanza previste dalla democrazia borghese, con conseguente verticalizzazione del sistema politico, attraverso l’esaltazione della governabilità. Inoltre ha promosso la figura dei tecnici, i quali avevano il compito di relegare le visioni alternative alla bellezza del libero mercato globale a mero conservatorismo, per rendere accettabile l’unica ideologia legittima: quella neo-liberale. 


Questo rapido processo di trasformazione della società italiana è avvenuto grazie proprio a figure come Massimo D’Alema, che rifugiandosi dietro ad uno sciocco determinismo – la globalizzazione è inarrestabile – ha ridato fiato a chi ha sempre sostenuto che la ricerca del massimo profitto fosse una condizione naturale per l’essere umano. Il tutto con le parole d’ordine del nuovo spirito del capitalismo: Rete, Merito, Efficienza, Modernizzazione, Progetto. 

Anna Falcone e Tomaso Montanari, appello unità della sinistra
Il discrimine sembra essere, oggi, per questa sinistra acritica e ministeriale, il No alla riforma costituzionale, senza comprendere che quel No è stato un No anche a tutte le trasformazioni, sociali, culturali, politiche e istituzionali che la sinistra, una volta alleatasi con la tecnocrazia europea, ha imposto al Paese sin dal 1994. Ma soprattutto non si vuole capire, o non si può dire, che l’esito di quel Referendum è innocuo se non lo si mette in relazione al problema dell’incompatibilità dei Trattati europei con la nostra Costituzione


La fine della nostra Costituzione ha dato il là alla spoliticizzazione della nostra società; e tutto il popolo della sinistra rappresenta in toto questo fenomeno.  Cultura pop, relativismo morale, apertura mentale, cosmopolitismo, marketing, fine della lotta di classe, omogeneizzazione dei bisogni tra ricchi e poveri, diritti del singolo, individualismo creativo, più innovazione, più merito, e poi una manciata di onestà: proprio le parole d’ordine dell’ ideologia del Fare

Tomaso Montanari per la sovranità europea e la piena occupazione: ma il Trattato di Lisbona è liberista
Tomaso Montanari, l’altro socio del Brancaccio, è il figlio legittimo di questa evoluzione. Lui ha avuto il coraggio di dire che anche i Trattati vogliono la piena occupazione. Peccato che essa può essere determinata dalla “forte competizione” che richiede “l’economia sociale di mercato“. Ma il Tomaso non ha colpe. Nessuno a sinistra conosce il significato di “economia sociale di mercato”, nessuno immagina cosa sia l’ordo-liberismo.

Non è importante.  L’importante è l’unità della sinistra, dal basso, civica e senza Renzi.


Il popolo della sinistra si bea delle proprie icone, quelle bastano. Che Guevara, Peppino Impastato, Falcone e Borsellino, Calamandrei, Berlinguer. Bastano 4/5 citazioni l’anno da ripetere meccanicamente ad ogni anniversario, ed eccolo lì, il robot è stato costruito.

In questo vuoto si continuano a commettere errori di prospettiva. Nessuno pone il problema della dicotomia alto/basso per come si è sviluppata nell’era della rivoluzione neo-liberista e accentuata dalle strutture post-democratiche ed élitarie che tendono a sopprimere la dialettica politica.

I socialisti con Melenchon presidente

La conseguente risposta populista alla coperta del vincolo esterno è stata compresa in Spagna, in Francia, in Gran Bretagna e anche negli Stati Uniti, al punto che c’è stato chi da Sanders è finito verso Trump ed il suo populismo protezionista.

In Italia, i capipopolo senza alcun popolo, avvezzi alle scorciatoie ideologiche della seconda Repubblica, immaginano che il solo scopo politico possa essere costituito dalla cd. unità della sinistra. Progetto che intende coprire un pensiero eternamente debole e che non può avere alcun valore storico, (è ormai chiaro che l’unità serve solo ad un gruppo dirigente ormai sconfitto per guadagnare qualche anno di respiro in più).

Perché, quindi, in Italia non si riesce a creare un polo populista, costituzionalista e sovranista?

Semplice. Perché la sinistra è neo-liberista. Nella versione di D’Alema e della tradizione del PCI perché ha incorporato i dispositivi neo-liberali con la scusa dell’austerità e dei conti pubblici, per cui ha combattuto la spesa pubblica, la domanda aggregata e il ruolo dello Stato che mediava il conflitto, ormai nascosto, tra capitale e lavoro.

il centro progressista e neoliberale della Terza Via

Ma anche la versione antagonista o radicale (quella post-lavorista di SI), dagli anni della contestazione giovanile in poi, ha affermato che solo il soggetto avrebbe potuto rompere il contratto sociale imbracciando le armi della creatività e della fantasia.

Quest’ultimo presupposto, il soggettivismo che rompe i rapporti gerarchici che caratterizzavano le strutture associative (Stato, Patria, Famiglia, Impresa, Partito, Sindacato), è stato essenziale per il Capitalismo perché attraverso la mobilità, la flessibilità, l’azienda non autoritaria, è venuto incontro alle critiche artistiche dei giovani borghesi, i quali rifiutavano l’autoritarismo, e ha presentato nuovi metodi di sfruttamento, e li ha resi ad uso e consumo del mondo della sinistra (lavoro di gruppo, de-istituzionalizzazione delle imprese, proprietà nascoste, management democratico, marketing, autocontrollo).

L’espansione del capitalismo globale, quindi, si è concretizzata con l’adesione ai principi fondanti del mercato finanziario – con il conseguente sfaldamento di tutte le componenti comunitarie e dei corpi intermedi – da parte di tutta la sinistra italiana.

 

Se non si affrontano questi temi, che comportano l’irrilevanza della sinistra tra le classi popolari, dove si pensa di andare?

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