I giornali “di sinistra”, Emma Bonino e la farsa elettorale

di Ferdinando Pastore

emma bonino

Foto: repubblica.it – Emma Bonino

L’Italia è il Paese nel quale le sperimentazioni del totalitarismo liberale sono state più invasive ed efficaci, proprio perché la nostra Costituzione ha rappresentato un reale baluardo all’espansione irrazionale del mercato. Essa doveva essere resa sterile.

Dagli anni ’80 in poi, un passo alla volta, il nuovo ordine liberista ha condotto campagne per la dissoluzione della nostra sovranità e del nostro tessuto sociale. La sinistra si è distinta nel chiudere, definitivamente, il sistema, traghettando la critica sociale verso un generico umanitarismo liberale. Il giornali La Repubblica e Il Manifesto sono stati i condottieri di questa trasformazione. Il primo ha promosso l’ideologia liberal dei diritti universali che riduce la lotta politica ad un civismo acritico nei confronti dei dispositivi del capitalismo. Il secondo ha trasformato la lotta di classe in critica artistica al capitalismo e, di fatto, ha contribuito all’esaltazione dell’uomo nuovo, flessibile, che riduce il confronto al mero anti-autoritarismo, senza che venissero mai messe in discussione le contraddizioni economico-sociali e le logiche di sfruttamento.

capitale umano

Immagine: feduf.it

I due giornali sono stati decisivi nel formare una nuova coscienza collettiva, nell’indebolimento progressivo del ruolo dello Stato, dei corpi intermedi, e di tutte le strutture comunitarie, per sposare la logica virtuosa del progresso. Il primo ha sposato l’anarco-liberismo del capitalismo finanziario, il secondo ha guidato i movimenti antagonisti nel diventare docili e marginali, con l’esaltazione dei diritti del singolo – sempre concentrato nello sprigionare la propria creatività – illusorie fonti di liberazione dall’alienazione, e ha dato manforte alla nuova ideologia manageriale anti-gerarchica, che contribuisce all’espansione del modello del “capitale umano”.

La sinistra italiana riproduce, in maniera farsesca, queste contraddizioni, da venticinque anni, nel momento in cui si avvicinano le elezioni. Oggi tutti i giornali-fotocopia continuano a promuovere formazioni elettorali denominate “di sinistra”, e legittimano gruppi dirigenti responsabili dello svuotamento delle funzioni pubbliche e della cessione di sovranità alle strutture sovra-nazionali e ordo-liberiste (con evidente tradimento della nostra Costituzione), mentre Il Manifesto accredita, sempre ad ogni elezione, un pietoso carrozzone di opachi burocrati che si presentano in pubblico, giustamente, con la mestizia dei rei confessi. Nel primo caso ci si appella addirittura ad Emma Bonino, una neo-liberista che vorrebbe definitivamente americanizzare l’Italia, nel secondo si organizzano forum, assise, dibattiti inconcludenti nei quali si fa appello ad un popolo che non c’è più e che si vorrebbe terrorizzato dall’ultima emergenza “democratica”: Berlusconi, i populismi, i fascismi, i nazionalismi.

Ma la condizione minima, e non sufficiente, perché nel Paese emerga una forza popolare che sappia essere radicale nel contrastare il capitalismo finanziario, che ridia centralità alla nostra Costituzione, che identifichi i concetti di Patria, popolo e socialdemocrazia come un unico tema politico, che sostenga lo scontro sociale, unico presupposto per il corretto funzionamento della democrazia, è quella della scomparsa della sinistra italiana, così come si è sviluppata nel corso degli anni. Accompagnata dalla dissoluzione di quel centro di potere, rappresentato dai giornali liberal-anarchici e dai suoi giornalisti/sacerdoti, i quali impongono dogmi poi sempre sconfessati dalla maggior parte della popolazione.

risorgimento socialista

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