Le quattro giornate di Napoli: un anniversario di Resistenza

di Stefano Santarelli

 

 

“Chi l’avrebbe detto stamattina quando

mi sono alzato che avrei ucciso un uomo,

io che non ho mai ammazzato nemmeno una mosca?”

 

 

 

Vi sono opere cinematografiche che costituiscono dei veri e propri affreschi artistici e storici, ebbene le “Quattro giornate di Napoli”  (1962) diretto da Nanni Loy su soggetto di Vasco Pratolini, Massimo Franciosa, Carlo Bernari, Pasquale Festa Campanile e lo stesso Loy,  è indiscutibilmente una di queste opere.

Nanni Loy, un regista dichiaratamente di sinistra e autore di film di denuncia sociale ancora attuali basti ricordare il celebre “Detenuto in attesa di giudizio” (1971), con questo film, che costituisce indiscutibilmente il suo capolavoro, ricostruisce fedelmente l’eroica insurrezione del popolo napoletano contro un esercito perfettamente organizzato come quello nazista.

La storia della rivolta napoletana nasce come diretta conseguenza dell’armistizio dell’8 settembre 1943 firmato dal governo Badoglio con gli anglo-americani. Un armistizio che il governo italiano non ebbe la capacità di gestire lasciando le nostre forze armate allo sbando non dando loro nessuna indicazione politica e militare con l’esercito nazista dentro il territorio italiano.

La successiva e vergognosa fuga dalla capitale del Governo Badoglio e del Re con tutta la sua famiglia provocarono lo sbandamento dell’esercito, ed in piena guerra si assistette ad un vero e proprio “Tutti a casa” (altro celebre film del 1960 di Luigi Comencini), mentre i nazisti scatenarono immediatamente una violenta reazione militare: dall’affondamento della Corazzata “Roma” allo sterminio a Cefalonia della Divisione Acqui fino a scatenarsi contro l’inerme popolazione civile.

L’occupazione tedesca di Napoli puntò a distruggere tutte le infrastrutturali portuali e tutte le fabbriche e per ben due settimane i nazisti scatenarono il terrore nella città partenopea con fucilazioni indiscriminate di prigionieri di guerra, di marinai e carabinieri. L’esecuzione sicuramente più disgustosa e che colpì la coscienza della popolazione fu quella del marinaio toscano di ventiquattro anni, Andrea Mansi  (interpretato nel fim da Jean Sorel), che venne fucilato sulle scale della sede centrale dell’Università e a cui furono costretti ad assistere migliaia di cittadini.

Il 23 settembre veniva affisso dai nazisti l’ordine di deportare in Germania, nei campi di lavoro, tutti gli uomini dai 18 ai 33 anni. E di fronte alla disobbedienza dei napoletani che non si presentarono alla chiamata del servizio del lavoro obbligatorio venne esposto un altro proclama ancora più minaccioso:

 

“Al decreto per il servizio obbligatorio di lavoro hanno risposto in quattro sezioni della città complessivamente circa 150 persone, mentre secondo lo stato civile avrebbero dovuto presentarsi oltre 30.000 persone.

Da ciò risulta il sabotaggio che viene praticato contro gli ordini delle Forze Armate Germaniche e del Ministero degli Interni Italiano.
Incominciando da domani, per mezzo di ronde militari, farò fermare gli inadempienti. Coloro che non presentandosi sono contravvenuti agli ordini pubblicati, saranno dalle ronde senza indugio fucilati.
Il Comandante di Napoli, Scholl”

 

La barbarie  nazista  costrinse quindi i napoletani ad una eroica insurrezione e raccogliendo le armi abbandonate dall’esercito italiano in disgregazione iniziarono la  ribellione. Già il 26 settembre una folla disarmata composta principalmente da donne si scatenò contro i rastrellamenti tedeschi, liberando i giovani destinati alla deportazione.

Il giorno dopo inizia la rivolta che parte dal  popolare quartiere Vomero dove alcune centinaia di insorti attaccano le pattuglie tedesche e i depositi di armi e che vede anche la partecipazione di molti soldati italiani che in quei giorni si erano nascosti. Il giorno dopo l’insurrezione è già diffusa in tutta la città, che si ricopre di barricate. I nazisti prendono una cinquantina di ostaggi e li rinchiudono nello stadio del Vomero, ma gli insorti guidati dal tenente Enzo Stimolo riuscirono a liberare i prigionieri.

I combattimenti continuano per tutto il 29 settembre e, nonostante l’impiego di carri armati e artiglieria, gli occupanti non riuscirono ad avere ragione dell’accanita resistenza della popolazione armata alla bene e meglio.

La Wehrmacht,  fatto questo senza precedenti, venne costretta a trattare su un piano di parità con i ribelli accettando di rilasciare gli ostaggi in cambio del libero passaggio per uscire da Napoli e nel film quando il comandante tedesco vuole solo trattare da pari a pari con l’ufficiale italiano interpretato da Volonté quest’ultimo si rifiuta affermando: Questi straccioni la loro dignità se la sono conquistata combattendo” . Il 30 settembre le truppe naziste si ritirano dalla città e, quando il giorno dopo arrivano i primi carri armati anglo-americani, a Napoli non è rimasto un solo soldato tedesco.

 

 

Questo molto sinteticamente è il fatto storico che l’opera di Nanni Loy ricostruisce fedelmente.

Il film venne girato proprio nei vicoli di Napoli con l’attiva partecipazione della popolazione (la scena dello stadio del Vomero venne invece girata a Salerno) inserendosi così in quel filone neorealista che ha caratterizzato la cinematografia italiana del dopoguerra. La tarantella malinconica del Maestro Carlo Rustichelli accompagna perfettamente le scene più drammatiche del film.

Ma attenzione è un film che non venne girato a basso costo, infatti la sua casa produttrice era la Titanus, una delle maggiori del tempo, e ottenne importanti riconoscimenti: dalla nomination all’Oscar quale miglior film straniero e alla sceneggiatura fino alla vittoria del Nastro d’argento quale miglior film e alla  migliore sceneggiatura, e premiando come migliore attrice non protagonista la grande Regina Bianchi nella parte della madre del piccolo Gennaro Capuozzo, il dodicenne (Medaglia d’oro al valor militare) che sacrificò la sua vita tentando di distruggere i carri armati tedeschi. Va segnalato che gli attori professionisti che recitano nel film di Loy non compaiono, per loro volontà, nei titoli di testa e di coda con i loro nomi per volere sottolineare così il carattere corale dell’insurrezione napoletana celebrata in questo film.

Alcuni attori erano delle vere e proprie star internazionali come Jean Sorel, Lea Massari, George Wilson, Frank Wolff e Gian Maria Volonté (l’anonimo capitano dell’esercito dietro il quale si nasconde la figura storica del tenente Stimolo). Ma la maggior parte degli attori venivano invece dal grande teatro napoletano di Eduardo De Filippo: la già ricordata Regina Bianchi, Pupetta Maggio, Antonio Casagrande, Enzo Turco, Luigi De Filippo, Aldo Giuffré, Franco Sportelli, Enzo Cannavale, Carlo Taranto, Gino Maringola, Rino Genovese.

Un film corale quindi come fu corale questa leggendaria insurrezione del popolo napoletano che riuscì a sconfiggere con le sue sole forze l’esercito nazista. E non è un caso che il film termina proprio con la ritirata tedesca e non mostra quindi i carri armati anglo-americani che vennero il giorno dopo proprio per sottolineare che la liberazione di Napoli fu soltanto opera della sua popolazione.

 

L’opera di Nanni Loy nel mettere apertamente il luce questa insurrezione popolare che liberò una delle più importanti città italiane dall’oppressione nazista senza l’apporto delle forze politiche e militari legate alla CLN mise in luce per la prima volta al grande pubblico questo avvenimento che fino ad allora era stato messo ai margini dell’antifascismo istituzionale proprio per queste sue caratteristiche.

In fondo è la stessa situazione che ha vissuto l’esperienza della più importante formazione partigiana romana “Bandiera Rossa” che ha pagato un grandissimo tributo di sangue (sui 335 martiri delle Fosse Ardeatine ben 52 erano membri di questa organizzazione) ma che non viene mai menzionata nei discorsi ufficiali dedicati alla resistenza e che purtroppo non ha mai trovato un Nanni Loy che ricordasse a tutti quanti noi questi eroici combattenti.

“Le quattro giornate di Napoli” ruppe allora l’antifascismo istituzionale con i suoi mummificati ed inutili discorsi retorici e mantiene ancora oggi vivo il ricordo di quei orrendi ma leggendari giorni.

 

Bibliografia: Franco Bavila – L’insurrezione al cinema: Le quattro giornate di Napoli –  FalceMartello n°5 – Marzo 2017

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