L’interesse nazionale

di Antonino Gulisano

 

L’interesse nazionale si difende con la coerenza e il pragmatismo delle scelte, con il grado di competitività del sistema. Non con proclami tenorili né tantomeno con le ritorsioni.

Nel caso Stx-Fincantieri la posizione del governo e dei ministri Padoan e Calenda è doverosa.

La mano dello Stato italiano sull’economia è incerta e variabile. Quella francese, invece è tesa con orgoglio e protervia. Pochi concetti sono fraintesi come quello di “interesse nazionale” (che pure dovrebbe esprimere le priorità di un Paese nelle relazioni con gli altri Paesi).

italia bandiera nazionale

Foto: Linava.lt

Chi non si è fatto spiazzare sono la destra e la sinistra radicali. Hanno idee chiare perché prive di fondamento. Per la destra radicale, l’interesse nazionale è dappertutto, in quanto coincide con la sovranità nazionale. Per la sinistra radicale, l’interesse nazionale non esiste, in quanto contano solamente gli interessi sociali o di classe transnazionali. Anche la sinistra radicale non ha preso atto dei cambiamenti generati, sugli assetti sociali nazionali, dai processi di interdipendenza, integrazione e globalizzazione. Essa continua a pensare in termini prevalentemente nazionali, come se lo Stato nazionale continuasse a rappresentare l’esclusivo contesto in cui si svolge il conflitto tra interessi sociali. Per i sovranisti della sinistra (come Nicola Fratoianni o Stefano Fassina o Maurizio Landini) il conflitto sociale è un “gioco a somma zero” che si svolge all’interno di uno Stato senza implicazioni fuori di esso.

Occorre prendere atto che l’integrazione e l’interdipendenza sovranazionali hanno reso più (e non meno) acuta l’esigenza di identificare gli interessi nazionali. Se l’interesse nazionale è la carta delle priorità che dobbiamo promuovere e se tali priorità sono condizionate dall’interdipendenza con le priorità degli altri Paesi, allora esso non può essere definito né prima (come avviene in Francia e Germania) né dopo (come è avvenuto finora in Italia) l’interesse europeo, ma contestualmente a quest’ultimo. Perché non abbiamo preso un’iniziativa autonoma pur nel contesto della nostra collaborazione europea? Invece di brandire il vessillo dell’interesse nazionale a caso, dovremmo definire con precisione le nostre priorità e quindi perseguirle responsabilmente.

È bene che siano generalmente le esigenze dell’Europa a condizionare il nostro interesse. A volte, però, può essere necessario che sia il nostro interesse nazionale a condizionare quello europeo. L’obiettivo ultimo è di attivare un circuito virtuoso di riflessione e azione in grado di coinvolgere il più ampio spettro di persone nell’ambito di istituzioni, mass-media, imprese e università, condividendone i contributi con una platea il più ampia possibile.

Occorre promuovere valori condivisi, farne emergere la coscienza nell’opinione pubblica, coltivare una classe dirigente più forte e in grado di guidare i cambiamenti in anni complessi e turbolenti come quelli che stiamo vivendo.

interesse unione europea

Foto: Internazionale.it

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