Uscire dall’Euro o dall’Unione Europea

di Antonino Gulisano

bandiere unione europea

Foto: Eunews.it

La sinistra vuole un’altra Europa, un’Europa rifondata: ma prima occorre prendere coscienza che per realizzarla è necessario smantellare l’attuale architettura dell’Unione Europea e demolire i presupposti alla base dell’unione monetaria. Riformare i vigenti trattati europei è un tentativo nobile. È anche però una missione pressoché impossibile perché occorre l’unanimità del voto di tutti i 28 paesi UE per modificare il trattato di Maastricht. Anche per innovare lo statuto della Banca Centrale Europea occorre l’assenso dei 28 paesi. Basterebbe l’opposizione di un solo stato, di un solo governo, per bloccare ogni tentativo di riforma. È più facile ripudiare o abolire i trattati che modificarli!

Sul piano politico, è improbabile riformare la UE in senso progressista dal momento che i governi europei che contano. Per costruire un’Europa socialmente e ambientalmente sostenibile occorrerebbe però (condizione necessaria, ma certo non sufficiente) che nei maggiori paesi della UE, Germania compresa, nel giro di pochi anni andassero al potere governi di sinistra. Tuttavia lo spostamento a sinistra dell’Europa è davvero molto difficile. È già arduo riuscire a eleggere un governo di sinistra in un solo paese, figuriamoci nella maggioranza dei 28 paesi! Per rifondare l’Europa occorre essere euroscettici. L’euroscetticismo ci riporta alla realtà. Uno dei maggiori storici marxisti da poco scomparso, Eric Hobsbawm, ha affermato in un’intervista poco prima di morire «penso che bisognerà abbandonare la speranza di trasformare l’Unione Europea in qualcosa di più di un semplice alleanza di Stati e di una zona di libero scambio».

Eric Howbsbam

NewStatesman.com

L’Unione Europea, come dice Hobsbawm, è una realtà irreversibile: «L’Europa non andrà comunque molto oltre quello che è ormai diventata, ma non penso neanche che potrà essere distrutta. Penso che ciò che è già stato raggiunto, per esempio un certo livello di libero scambio, e ancora più importante un certo livello di giurisprudenza comune e legge comune, resterà comunque». Occorre lottare per democratizzare la UE e per dare al Parlamento europeo il potere di fare proposte di legge ed eventualmente di rifiutare le decisioni della Commissione UE e dei capi di governo. Il Parlamento eletto in maniera proporzionale dai cittadini europei, e non i governi, dovrebbe diventare il baricentro democratico della UE. Occorrerebbe anche una Camera Alta per rappresentare gli stati europei; e un governo comune nominato dai due rami del Congresso Europeo.

Oggi è necessario lottare perché i popoli possano decidere autonomamente e democraticamente le loro politiche economiche: ma questo è possibile solo a partire dagli stati nazionali dove esistono istituzioni elette e, bene o male, rappresentative. Attualmente solo all’interno degli stati nazionali i popoli possono riuscire a fare sentire la loro voce e a influenzare le politiche economiche. È quindi indispensabile rivalutare in teoria e in pratica la sovranità nazionale (e quindi anche la sovranità monetaria). Purtroppo però gran parte (ma non tutta) della sinistra radicale ritiene che la questione della sovranità nazionale sia da demonizzare perché di destra. Eppure senza sovranità nazionale non ci può essere neppure un’ombra di democrazia. E un’Europa che schiaccia le nazioni è da respingere. Di fronte agli assalti della finanza speculativa globale è necessario recuperare anche un po’ di autonomia economica per preservare le risorse materiali, immateriali e finanziarie (il risparmio) indispensabili per lo sviluppo autonomo delle nazioni e dei popoli. Esso va solo ripensato.

L’economia pubblica e la democrazia economica sono necessari per salvaguardare l’autonomia delle nazioni. La sinistra – in particolare quella che si richiama al marxismo – dovrebbe ricordare le nozioni di imperialismo e di dominazione straniera, e dovrebbe sapere che le forze progressiste hanno sempre appoggiato e promosso le lotte di liberazione nazionale, in Sud America, in Africa e in tutti i paesi del mondo, di fronte all’oppressione straniera.

sud america patria o muerte

Foto: TheEconomist.com

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *