L’ATTACCO ALLA LIBIA DI GHEDDAFI: LE RESPONSABILITÀ DI NAPOLITANO E BERLUSCONI

COMUNICATO STAMPA:

Serve un dibattito parlamentare per mettere sotto processo Napolitano e Berlusconi. Avallando l’attacco alla Libia di Gheddafi nel 2011, costoro non solo non hanno tutelato l’interesse nazionale, ma hanno violato la nostra Costituzione.

Napolitano Berlusconi

Nella lettera aperta ai Parlamentari: “Di chi è la colpa dell’invasione?” Indipendenza e Costituzione, Riscossa Italia e Risorgimento Socialista chiedevano un dibattito sulla mancata opposizione e la partecipazione poi all’attacco alla Libia. Questa lettera è stata ripresa negli ultimi giorni da alcuni esponenti politici che hanno voluto riaprire una discussione quanto mai attuale, visti gli esiti tragici di certe confuse scelte politiche.

È ora che questo Parlamento abbia un sussulto di dignità e chieda la verità. Il disastro è sotto gli occhi di tutti: questo carico di morte e di dolore è insostenibile. Sono stati spesi milioni di euro per missioni come Mare nostrum, Frontex, Sophia, ma la situazione è sempre più incontrollabile e drammatica. Sappiamo che il disastro a cui stiamo assistendo trova origine nella distruzione della Libia perpetrata da Francia, Inghilterra, Usa e Italia.

Libia Berlusconi Gheddafi

In una Libia sprofondata nel caos sociale e politico, divisa tra le diverse fazioni tribali che si contendono il potere territoriale, un governo rintanato in una base militare sta approvando delle soluzioni che non appaiono minimamente realistiche.

A nostro parere sarebbe necessario un intervento diretto dell’ONU davanti alle coste libiche, un intervento che miri a gestire i campi profughi con forze neutrali. Un intervento di quella stessa ONU che oggi dovrebbe rimediare all’errore di aver coperto l’intervento armato di Francia, Inghilterra, USA ed Italia.

Questa chiarezza è necessaria per approcciare in modo opportuno e con legittimità politica la necessità di fermare l’immigrazione di massa: con umanità, ma con determinazione. Immigrazione che in Italia aggrava una situazione economica e sociale già molto difficile, della quale sono responsabili le scellerate politiche liberiste degli ultimi governi e dell’Unione Europea. L’immigrazione è diventata un’arma di distrazione di massa per parlare il meno possibile di politiche industriali, disoccupazione, disoccupazione giovanile, salari, pensioni, servizi pubblici, democrazia. Non solo, ma l’immigrazione di massa sta seriamente impoverendo i territori di provenienza dei migranti.

Ora il governo ed il PD per motivi elettorali sembrano aver improvvisamente cambiato linea, sostenendo che il flusso va fermato in Libia, in Africa. Dice Renzi: “Bisogna aiutarli a casa loro”. Come da tempo declamato dalla destra.

Può funzionare questa nuova politica del governo e del PD?

Come possono costoro, questi governi, questi partiti, aiutare qualcuno quando l’anno scorso i giovani italiani sono emigrati dal nostro paese in misura superiore agli stessi immigrati? Quando stanno portando al declino un intero paese!?

È una pretesa ridicola, quanto pericolosa. Questa frase nasconde infatti ancora una volta una precisa volontà di politiche neocoloniali. Quelle politiche che sono proprio alla base di questo fenomeno: guerre, sfruttamento delle risorse, controllo dei governi locali.

È lo stesso termine “aiuto” che va eliminato perché gli aiuti dei paesi occidentali spesso e volentieri altro non sono che investimenti e prestiti con il cappio al collo, fonte di subordinazione, truffe e corruzione. Tutt’altro che aiuti, queste operazioni si rivelano misure per rafforzare il giogo occidentale sui paesi dal passato coloniale.

È il reciproco interesse che deve muovere i rapporti fra Popoli. Il Popolo italiano deve sapere che ciò è possibile solo cambiando le politiche e le classi dirigenti italiane.

Deve essere chiaro che se è il Popolo italiano a decidere se, chi, e quanti possono entrare nel nostro paese, deve esserlo altrettanto che non si può continuare a violare la sovranità altrui come si sta facendo negli ultimi decenni: guerre in Iraq, Libia ed ora la Siria.

Onu Immigrazione

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