I capricci del ministro Calenda

di Ferdinando Pastore

Calenda Renzi

Foto: FattoQuotidiano.it

Di fronte alla nazionalizzazione dei cantieri Saint-Nazaire da parte della Francia, il nostro ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda reagisce in maniera capricciosa: «Il punto del governo italiano è: non c’è verso che noi accettiamo il 50%, ovvero meno di quello che avevano i coreani. È una questione di rispetto e dignità, non ci muoviamo di un millimetro e non lo faremo martedì. E questo farà bene alla Francia perché deve capire che nazionalizzare è sbagliato». Eh sì, nazionalizzare è sbagliato, insomma Calenda sbatte i piedi per terra, ma non da statista, bensì come farebbe un bambino al quale hanno cambiato, improvvisamente, le regole del gioco. Nel nuovo sistema, che all’improvviso ritorna, quello degli Stati, dell’interesse nazionale, della sovranità, quello della politica, l’Italia vive un problema enorme: dal 1992 è senza classe dirigente.

Si è pensato che gestire il pilota automatico, quello neo-liberista, bastasse a salvaguardare una insipiente e svenduta classe dirigente. Peccato che per difendere gli interessi reali, di una comunità, servirebbero uomini politici dotati di pensiero, di strategia. E oggi, nel momento in cui, la politica, ricomincia, pian piano, a definire i rapporti sociali (nessuno ce ne darà merito), quella stessa classe dirigente si ritrovi spaesata. Sbatte, dunque, i piedi per terra, e nel capriccio implora la comunità internazionale di continuare a imporre le regole, quelle che i genitori indicano ai bambini, tutte improntate, quelle regole, al trionfo del privato e alla spoliticizzazione della società.

Non resta che un pianto isterico.

Fincantieri Saint Nazaire Calenda

Foto: Sole24Ore.it

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