Dimmi cosa odi, ti dirò chi sei: “liberals” e Jeremy Corbyn

di Alberto Benzoni

Jeremy Corbyn fa vincere il labour tornando al socialismo

Rileggetevi, amici e compagni, magari la sera prima di andare a letto, i giudizi su Corbyn formulati dagli esponenti della “sinistra di governo“e dalla grande stampa italiana ( in prima fila il “partito di Repubblica“). Un mentecatto, un residuo degli anni settanta, uno che avrebbe portato il Labour alla rovina se non all’estinzione.

Tenete presente che questo mentecatto, questo scemo del villaggio, ha fatto crescere, rispetto al 2015, il Labour di dieci punti percentuali ( dal 30% al 40%), di tre milioni di voti e di più di un milione di iscritti ( avete letto bene :”di più di un milione di iscritti“). Portandolo su livelli mai raggiunti dai tempi di Attlee e di Bevan salvo ( ma solo per quanto riguarda la percentuale) che con il primo Blair.. E tenete presente anche che questa straordinaria avanzata non è avvenuta in Scozia ( dove il Labour paga ancora l’errore di aver fatto campagna per il no al referendum assieme ai conservatori) e nemmeno nelle regioni desolate del nord-est ( dove si avanza ma meno dei conservatori sulle macerie dell’Ukip) ma nel Galles e soprattutto nell’Inghilterra e nella Londra del “remain“. Insomma nel moderno, post-moderno, post-post moderno così caro ai nuovisti immaginari di casa nostra.

Tenete presente che da costoro non è venuta la minima autocritica. Note di colore questo sì; ma la linea generale è che non ha vinto Corbyn ma ha perso la May ( come dire che nel 1948 non aveva vinto la Democrazia Cristiana ma avevano semplicemente perso i comunisti) con la sua idea balzana di indire delle elezioni: esercizio da evitare, questo il messaggio subliminale, perchè “rende il paese ingovernabile”. Per costoro, il nostro fratello e compagno Jeremy è e rimane un alieno; e, aggiungo, un alieno pericoloso.

Perchè tutto questo ? Perchè questo fasullo disprezzo che maschera in realtà un autentico, viscerale odio ? Quale è la colpa irredimibile del nostro fratello e compagno ?

Naturalmente le colpe ( leggi i meriti) sono tante. Ma, a ben vedere si riassumono in una sola: la dimostrazione che il socialismo esiste. E che esiste nelle parole ma soprattutto nelle cose.

Sono le facce un pò così dei film di Ken Loach ( un suo documentario sulla vittoria laburista nel 1945 è stato proiettato, mesi fa, alla Casa del cinema di Villa Borghese: un mio amico ed io ne siamo usciti sconvolti, la sinistra bene che doverosamente affollava la sala sembrava avesse assistito a un documentario sulla vita dei dinosauri). Sono le solidarietà stradarole del lavoro presente o perduto. dell’associazione e del pub.Sono le convinzioni antiche e immutabili. Sono il “noi e loro”, coniugato in termini di classe. Sono la convinzione che il servizio pubblico sia un elemento essenziale della identità nazionale e che, in quanto tale vada difeso e riconquistato. Sono il pacifismo istintivo per il quale la guerra, qualsiasi guerra, è fonte di disordine e di male. Sono l’inesausta passione per l’uguaglianza.

Questa è la socialdemocrazia reale.

Un mondo che la Thatcher ha voluto distruggere. Che Tony Blair ha inteso superare in nome di fumose terze vie ( riuscendoci personalmente sino al disastro iracheno e collettivamente sino alla grande crisi del 2007/2008). E che la May ha creduto che fosse uscito con le ossa rotte dal referendum sino ad impostare su questa premessa la sua strategia delle elezioni anticipate. Pensava, anzi dava per scontato, e con lei l’Economist e la stampa britannica, di poter arrivare vicino ai 450 seggi così da diventare una sorta di partito unico nel futuro prevedibile., rastrellando i voti dell’Ukip  e della classe operaia del nord e del nord-est che aveva votato per la Brexit.  Si è ritrovata non con cento e più seggi in più ma con venti in meno, e in balia di dieci deputati della destra protestante nord irlandese: non precisamente dei gentiluomini. E il futuro, anche prossimo, non le appartiene più.

La verità era che la Brexit non è stata un fattore dirimente. E che la posizione di Corbyn- nessun avallo all’europeismo di maniera e all’Europa di Bruxelles m, al tempo stesso, consapevolezza che la gestione conservatrice della Brexit avrebbe inasprito lo scontro politico e di classe- è stata perfettamente capita non solo dai sostenitori del leave ma anche da quelli del remain.

E, allora, “fare come Corbyn” magari andando in pellegrinaggio nelle periferie disastrate o nelle aree abbandonate non da Dio ma dai governi ? Sconsigliamo vivamente: anche perchè  per ripartire occorrerebbe avere un partito vero e una classe  di riferimento, roba che da noi è stata messa in soffitta da anni.

Sconsiglierei anche il “Corbyn de noantri“; soprattutto se incarnato, in mancanza di meglio,  ( Renzi dixit) da uno come Pisapia; uno che laggiù non giocherebbe nemmeno in promozione.

Ricordiamo, piuttosto, ai nuovisti, prodisti, ulivisti, renziani di ogni ordine e grado di meditare sulle parole di un personaggio di Dostojevsky. ” se Dio non esiste tutto è permesso“. Perchè la storia tragicomica e temo irredimibile della sinistra italiana di questi ultimi trent’anni nasce proprio dalla convinzione che il socialismo fosse morto; e, quindi, si potesse fare o pensare, qualsiasi cosa. Sino al disastro di oggi.

One Comment

on “Dimmi cosa odi, ti dirò chi sei: “liberals” e Jeremy Corbyn
One Comment on “Dimmi cosa odi, ti dirò chi sei: “liberals” e Jeremy Corbyn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *