Di chi è la colpa dell’invasione? Lettera aperta di Ugo Boghetta

Riceviamo e pubblichiamo un appello-denuncia del compagno Ugo Boghetta, di Indipendenza e Costituzione, sottoscritto dal nostro coordinatore nazionale Franco Bartolomei

Napolitano e Berlusconi tradendo Gheddafi hanno contribuito alla crisi dell'immigrazione

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

 

Di chi è la colpa dell’invasione?

Lettera aperta ai Senatori e Deputati per la convocazione di un dibattito parlamentare per verificare le responsabilità di Napolitano e Berlusconi

Ci sono, e vanno indagate e dibattute, le grandi cause e responsabilità internazionali e storiche dell’immigrazione di massa e di una presente (e futura) invasione del nostro territorio nazionale che il governo non riesce né a pensare, né tanto meno a controllare.

Ma per avere il diritto di indagare e dibattere le grandi cause e responsabilità storiche, bisogna meritarselo, e prima indagare e dibattere le cause e responsabilità italiane di questa sciagura che ricade sul capo nostro, dei nostri figli e degli immigrati. Farlo è facile, perché la responsabilità politica e giuridica diretta dell’invasione è ascrivibile a due colpevoli italiani, entrambi viventi e operanti sulla scena politica, che hanno nome, cognome e indirizzo.

I due colpevoli italiani dell’invasione sono:

1) Giorgio Napolitano, nato a Napoli il 29 giugno 1925, Senatore di diritto e a vita quale Presidente Emerito della Repubblica.

2) Silvio Berlusconi, nato a Milano il 29 settembre 1936, Presidente di Forza Italia

Nel 2011 Giorgio Napolitano era Presidente della Repubblica, Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio del Ministri. Tre anni prima, entrambi avevano firmato il “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la Repubblica italiana e la Grande Giamahiria araba libica popolare socialista“, stipulato a Bengasi il 30 agosto 2008, che contiene il solenne divieto di compiere atti ostili in partenza dai rispettivi territori, e in cui ciascuna parte si impegna a non compiere atti ostili nei confronti dell’altra e a non consentire l’uso del proprio territorio da parte di altri (stati o attori non statali) per la commissione di tali atti.

Nel 2011, Francia e Gran Bretagna aggrediscono la Libia, ne rovesciano il governo, e bande criminali da esse sostenute e finanziate massacrano il Capo dello Stato Muhammar Gheddafi. 

Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi non soltanto non muovono un dito per opporsi con tutti i mezzi disponibili a questa aggressione, ma consentono agli aggressori l’utilizzo dello spazio aereo e delle infrastrutture militari italiane, e addirittura si accodano all’aggressione, partecipandovi tardivamente, in ruolo subalterno.

Così facendo, Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi si rendono colpevoli di quanto segue:

Violazione patente e ingiustificata del Trattato di amicizia tra Italia e Libia, con grave offesa all’onore della Repubblica italiana e alla sua reputazione internazionale.

Grave danno a un interesse nazionale vitale: perché tale era, per l’Italia, la stabilità del governo libico. Come largamente prevedibile e previsto, infatti, la destabilizzazione del governo libico e l’anarchia sanguinosa che ha provocato è la causa prossima immediata dell’invasione incontrollata di immigrati sul territorio nazionale italiano.

Chiediamo dunque che si tenga al più presto un dibattito parlamentare avente per tema: “Responsabilità politiche italiane dell’invasione incontrollata di immigrati sul suolo nazionale”, nel quale si discutano le responsabilità politiche e giuridiche di Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi.

In questo dibattito parlamentare si valuterà:

a) se deferire Silvio Berlusconi al Tribunale dei Ministri per la violazione del Trattato di amicizia tra Italia e Libia (v. la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, 1969, in specie artt. 26 e 31. Dal preambolo: “I principi del libero consenso e della buona fede e la norma pacta sunt servanda sono universalmente riconosciuti”. Dall’allegato: “ogni trattato in vigore vincola le parti e deve essere eseguito da esse in buona fede”.)

b) se deferire Giorgio Napolitano alla Corte Costituzionale per il reato di alto tradimento, in quanto colpevole di comportamento doloso che, offendendo la personalità interna ed internazionale dello Stato, ha costituito una violazione del dovere di fedeltà alla Repubblica.

Che cosa potevano fare Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano nel 2011?

Appena saputo che Francia e Gran Bretagna intendevano aggredire la Libia, paese amico e garante di un interesse nazionale vitale, Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano potevano e dovevano, subito:

a) Denunciare pubblicamente e in tutte le sedi diplomatiche opportune – anzitutto UE, NATO e ONU – l’iniziativa illegale delle due potenze (alleate NATO), e manifestare inequivocabilmente che l’Italia aveva l’obbligo, l’interesse e la volontà di opporvisi con tutti i mezzi a sua disposizione

b) Offrire collaborazione militare al legittimo governo libico, e, se accettata, schierare truppe italiane sul suolo libico a protezione del Capo dello Stato e delle infrastrutture più rilevanti, inviando in appoggio alle truppe di terra le navi della Marina militare italiana.

Questo si poteva e si doveva fare, e Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano non lo hanno fatto, pur conoscendo molto bene le gravi conseguenze, per l’Italia e la Libia, della loro inazione.

La distruzione dello Stato libico ha aperto le porte all’immigrazione di massa e a chi ci lucra sopra: mercanti di carne umana e jihadisti.

La controprova è la Spagna, che, sebbene molto più vicina al continente africano delle coste italiane, non è investita da un’immigrazione paragonabile a quella che interessa noi: perché di fronte alla Spagna c’è il Marocco, che può controllare il proprio territorio.

La soluzione della crisi migratoria passa per il recupero della dignità e della volontà dell’Italia di ammettere i propri errori, a partire dalla nostra complicità nella destituzione violenta di Gheddafi.

Forte della ritrovata legittimità, l’Italia potrà decidere i provvedimenti necessari a fronteggiare l’emergenza e prospettare nelle sedi internazionali una soluzione che tenga conto di tutte le cause del fenomeno.

Quanto all’Unione Europea, appare sempre più chiaro, anche in questo frangente, che o l’Unione cambia, o si deve uscire dall’Unione.

Firme:

Ugo Boghetta
Roberto Buffagni
Tito Casali
Pier Paolo Dal Monte
Andrea Magoni

Per aderire come firmatari si prega di inviare un’email ai seguenti indirizzi:
indipendenzaecostituzione@yandex.com
costituzionelasoluzione@gmail.com

Alcune repliche e precisazioni di Ugo Boghetta

La proposta avanzata da Indipendenza e Costituzione di chiedere un dibattito parlamentare sul comportamento di Napolitiano e Berlusconi in riferimento all’attacco alla Libia nonostante il Trattato siglato con Gheddafi qualche anno prima, attacco che a portato quel territorio destabilizzato ad essere il ponte, la porta, del fenomeno massiccio e continuato dell’immigrazione nel nostro paese, ha avuto già molte condivisioni e qualche critica.


Ne affronto alcune.

Gianfranco Pasquino ci chiede perchè non mettere sotto processo anche Sarkosy (e Cameron aggiungo io). Pasquino ha ragione. Costoro sono stati i veri responsabili. Ma possono essere processati solo nel loro paese o da enti internazionali. Per Napolitiano e Berlusconi l’onere e l’onore spetta a noi, alla nostra democrazia. Costoro, per altro, sono doppiamente colpevoli. Mentre i primi perseguivo (illegittimi) interessi dei loro paesi, a scapito dell’Italia, i due presidenti non solo violavano un Trattato, ma lo hanno fatto contro i nostri interessi. Ma il tema va affrontato.

La seconda critica riguarda il termine invasione: un termine forte, leghista ed improprio, viene detto con tanto di vocabolario alla mano. Il fatto è che quando, per lungo tempo, ed in modo sempre più massiccio, masse sempre più grandi entrano senza diritto in un altro paese il termine esatto è: invasione. Nel testo, per altro, non c’è nessun attacco ai migranti. Anzi, sono collocate fra le vittime di quanto accade.

Un altra obiezione su questo tema propone il concetto di migrazione forzata. Il termine non è del tutto esatto.

Lo sarebbe se in larga parte fossero profughi di guerra, ma così non è. Né sono i più poveri del continente in quanto le migliaia di euro che servono non sono a portata degli ultimi. Si tratta in buona parte, lasciatemi la genericità, di ceto medio urbanizzato che per vari motivi non trova prospettive nei paesi di origine e/o è abbacinato dal tenore di vita dell’Europa che i media trasmettono. La questione è, dunque, più complessa e va oltre l’intento politico della lettera aperta ai parlamentari. Pur tuttavia la sostanza denunciata rimane. Del resto è tutto la problematica che va ripresa ed è quanto faremo.

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