Besostri e Sarno, avvocati socialisti abbattono Italicum

di Beppe Sarno

Besostri e Sarno, avvocati socialisti abbattono Italicum

Mentre il PD, la destra e i cinque stelle si azzuffano sulla ricetta di una legge elettorale funzionale agli interessi di bottega e utilizzando argomenti capziosi e strumentali è bene ricordare alcune pietre miliari su cui basare un corretto sistema di elezione dei rappresentanti degli elettori.

Una prima considerazione riguarda l’acquisizione della logica riguardante la cosiddetta “vocazione maggioritaria” da parte di forze che ancora si definiscono di “sinistra” ma che di fatto si appropriano di una vocazione propria della destra. La vocazione maggioritaria si collega all’espressione di quell’individualismo competitivo (che sta alle base delle disgraziatissime “primarie”) strettamente connesso all’affermazione del “partito personale.

Partito personale, individualismo competitivo, vocazione maggioritaria sono la base dello smarrimento completo delle finalità “di parte” dei soggetti politici (non più posti direttamente di fronte alle contraddizioni sociali e alla necessità di mediare le esigenze dei soggetti che le incarnano materialmente) e rende opaca e incontrollabile socialmente la costruzione della rappresentanza politica e, di conseguenza, le fonti della governabilità.
Partito Personale, individualismo competitivo (primarie) vocazione maggioritaria (sistema elettorale – appunto –maggioritario) rappresentano così la piena applicazione dei dettami dell’intramontabile P2.

Detto questo è bene ricordare che la Costituzione non indica alcuna formula elettorale attraverso la quale i voti sono tradotti in seggi, ma riconosce il diritto dei cittadini di esercitare il loro diritto di voto libero uguale personale e diretto. La Carta Costituzionale fornisce una indicazione decisiva: il corpo elettorale elegge il Parlamento e non il Governo, che ha l’obbligo di ricevere il voto di fiducia da entrambi i rami del Parlamento ed è in quella sede che si formano le eventuali maggioranze e le eventuali minoranze, tanto più che deputati e senatori secondo il dettato dell’ articolo 67 della Carta Costituzionale, agiscono in assenza di vincolo di mandato rappresentando ciascheduno di essi l’intero corpo elettorale. Per inciso sembra che la cosa non piaccia molto a Beppe Grillo. Ce ne faremo una ragione.

Chi dice, come ha recentemente affermato Romano Prodi, che la sera delle elezioni si deve sapere chi governa strumentalizza e falsifica i i principi costituzionali.

Facendo una giravolta a trecento sessanta gradi e dicendo che il progetto presentato in Commissione Affari Costituzionali non gli appartiene, il PD propone una variante del sistema tedesco dimenticando che proprio in quel sistema l’appoggio all’esecutivo è totalmente parlamentare, tanto è vero che adesso abbiamo una maggioranza formata dai due maggiori partiti, CDU-CSU e SPD, in teoria alternativi e, in passato, l’FDP è transitata più volte da una maggioranza con la CDU- CSU ad una maggioranza con l’SPD.

L’Italia ha il triste record mondiale di ben due sistemi elettorali fondati sul premio di maggioranza allo scopo di forzare la mano ad una presunta “governabilità”, bocciati dalla Corte Costituzionale e a tal proposito va ricordato che sistema proporzionale in vigore tra il 1948 e il 1992 conteneva comunque un premio per i partiti maggiori, attraverso l’aumento di 2 unità del divisore per ogni circoscrizione e l’esclusione dalla suddivisione dei seggi per quelle liste che non avessero conseguito almeno un “quorum” pieno in almeno una circoscrizione e 300.000 sul totale di lista.
In questo modo DC e PCI pagavano ogni deputato circa 50.000 voti mentre i partiti minori li pagavano 100.00. Peraltro il collegio uninominale non garantisce minimamente la vicinanza tra eletto ed elettore essendo stata usuale (quando era in vigore la legge del 1993) il paracadutare nei collegi candidati graditi alle direzioni nazionali dei partiti (in Germania i candidati per i 299 collegi uninominali sono scelti attraverso assemblee con voto segreto rigorosamente riservate agli iscritti dei partiti di ogni collegio).
Allora il problema è che le tre formazioni che si contenderanno la vittoria elettorale nella ricerca della formula perfetta di legge elettorale, ricercano esclusivamente la possibilità di controllo delle nomine (e non nell’elezione) dei parlamentari.

Concludendo la cosiddetta “politica” si interessa solo al potere di nomina e al potere di spesa, privilegiando un concetto privatistico della politica legato all’esercizio di quel “familismo amorale” come ci mostrano le cronache recenti.

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