I socialisti per i diritti del lavoro, per il diritto al lavoro

I socialisti per i diritti del lavoro, per il diritto al lavoro

JOBS ACT, VOUCHER, lavoro interinale e chi più ne ha, più ne metta.

La sistematica distruzione di un intero sistema di garanzie per i lavoratori delle giovani generazioni costituisce il più grande dramma sociale dell’epoca contemporanea.

Giovani lavoratori a cui è stato tolto tutto: speranza di solidità economica per l’oggi, fiducia per il loro futuro.

Mercoledì 24 a Bari con RISORGIMENTO SOCIALISTA per tornare a parlare di LAVORO.

E’ previsto l’intervento del coordinatore nazionale di RISORGIMENTO SOCIALISTA, Franco Bartolomei.

Come è, e soprattutto come sarà, il lavoro al tempo di internet e di un mondo sempre più globale e globalizzato? Potrà la tecnologia creare più posti di lavoro di quanti ne sta distruggendo? E ancora: quali conseguenze sociali e politiche stanno determinando nel mondo di oggi, e segnatamente in Occidente, le trasformazioni registrate nel mondo del lavoro negli ultimi vent’anni?

Sono questi alcuni dei temi di cui discuteranno il pomeriggio di mercoledì 24 maggio, a partire dalle ore 17,30, presso la sala dell’Associazione Marx XXI in Bari, alcuni studiosi dell’Università di Bari e politici di area socialista in un convegno organizzato da Risorgimento Socialista della Puglia. In particolare sono previste le relazioni del prof. Vincenzo Bavaro, docente di Diritto del lavoro, del prof. Michele Capriati, docente di Economia politica, e del prof. Onofrio Romano, docente di Sociologia generale; ad introdurre i lavori sarà l’avv. Nicola Putignano, esperto in materia lavoristica, mentre le conclusioni saranno affidate al prof. Nicola Colonna, docente di Storia delle dottrine politiche.

 

A commento dell’iniziativa del prossimo 24 Maggio, un editoriale di Michele Pettinato, pubblicato su Il Sud-Est, dal titolo “La repubblica delle diseguaglianze“.

E’ un quadro drammatico quello venuto fuori dal rapporto Istat in relazione alla definizione delle classi sociali nella nostra penisola.

La diseguaglianza, come condizione sociale ed economica, è la protagonista assoluta dei dati diffusi dall’istituto di statistica. Circa 1,6 milioni di famiglie vivono in povertà assoluta, il 28,7% è a rischio di povertà o esclusione sociale, il 70% degli under 35 vive ancora in famiglia.

In un contesto in cui è scomparsa la classe media e non esiste più la classe operaia, la concezione stessa del lavoro, sempre più proteso verso quelle professioni non qualificate che danno forza all’idea di precarietà, è diventata “liquida”.

In questo scenario, sono scomparsi i giovani, diminuiti di 1,1 milioni nella fascia 18-34 mentre è aumentata la quota di individui con oltre 65 anni. Più di tutti, ha colpito però quel silenzio carico di rassegnazione che sembra aver conquistato larga parte della società italiana. Si è smarrito quel concetto vitale che porta alla condivisione ed alla tutela dei diritti, a partire da quello del lavoro.

Quindi, la lettura di questi dati non può non partire dalla considerazione che, in questi ultimi 20 anni, dalla bussola della politica, sono sparite quelle politiche sociali che, partendo dal diritto al lavoro, si estendevano a tutti gli altri ambiti del vivere sociale: il diritto alla salute, all’istruzione e quello di poter vivere un’esistenza dignitosa.

E quando viene meno un diritto e tutto diventa fragile, persino l’uomo, definito da Aristotele nella sua opera “La Politica” come “politikon zoòn”, si rinchiude in se stesso e perde la fiducia nel suo simile. Viene meno, cioè, quella dimensione sociale e di partecipazione alle sorti di ogni comunità, a cominciare da quelle locali fino ad arrivare a quelle nazionali ed internazionali.

Le forze sociali e politiche, ancora moralmente libere, battano perciò un colpo, alzino la voce contro i costruttori della precarietà. Sappiano mettere assieme le forze sane di questo paese in nome di un nuovo riformismo sociale pronto a rispondere con equità alle grandi questioni del nostro tempo. Tutto questo, per il futuro dei nostri figli. Affinchè non vivano più in una Repubblica fatta di disuguaglianze.

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