Matteo Renzi, Pisapia, la sinistra dopo le primarie PD 2017

di Alberto Benzoni

Matteo Renzi, Pisapia, la sinistra dopo le primarie PD 2017

C’E UNA GRANDE CONFUSIONE SOTTO IL CIELO: LA SITUAZIONE E’  PESSIMA

Abbiamo appreso di recente, grazie alle Primarie del Partito Democratico, che

1) L’infaticabile Pisapia propone a Renzi di fare il “federatore della sinistra

2) Renzi ha accettato questo doveroso riconoscimento ma ad alcune condizioni. Primo, che  il suo recupero salvifico esclude esplicitamente D’Alema (e quindi implicitamente anche Sinistra italiana); in quanto all’Articolo1, questo non viene nemmeno preso in considerazione: chi vuole lasciarsi federare sarà perdonato gli altri “tamquam non essent

3) lo stesso Renzi, così ansioso nel porre limiti quando guarda a sinistra, non ne pone quando “guarda al centro“(suo conclamato obbiettivo): chiunque accetti la sua guida, singolarmente o collettivamente, sarà ben accetto

4) Ancora, Renzi, vincitore delle secondarie e delle primarie, si è schierato, sin dal primo turno, con Macron; uno che con il Partito Socialista Francese ha avuto solo un fugace contatto, anni fa e che si propone esplicitamente la distruzione del sistema dei partiti in Francia in uno con la negazione radicale della discriminante tra sinistra e destra

5) I dignitosi comprimari di una battaglia persa in partenza- quella per la leadership del Pd- hanno chiamato in soccorso coloro che dal Pd erano appena appena usciti; senza peraltro determinare un risposta precisa da parte dei destinatari dell’appello.
Ciò ha indebolito la posizione e l’immagine di tutti e due: al punto che la dislocazione delle forze scaturita dalla scissione ha condannato la “resistenza interna” ad una sconfitta ancora più netta del previsto mentre continua a mantenere quelli dell’art.1 al di sotto di quella soglia minima necessaria a garantirne la credibilità.

6) Mentre il Comitato per il No ha raggiunto su di una petizione a favore del ritorno al proporzionale appena 30.000 firme ( l’1.5% di quelli che hanno votato no qualche mese fa) e i sostenitori, palesi o occulti, a Pisapia continuano ad inumidirsi gli occhi in attesa di soccorrevoli premi alla coalizione e vari mattarellum, sembra mantenersi fermo l’obbiettivo del premio alla lista, magari aggravato da soglie di sbarramento più robuste e tali da spingere fatalmente gli elettori di sinistra verso il voto utile.

7) Mentre l’opposizione interna ed esterna al Pd mantiene il suo leale sostegno al governo Gentiloni, questo stesso governo sembra incarnare la peggiore continuità:  sì alla richiesta americana di raddoppiare le nostre spese per la difesa, posizione più securitaria sui migranti, ortodossia europeista sui conti pubblici, durezza con i lavoratori ( vedi caso Alitalia) e solidarietà attiva con gli amici ( vedi vergognosa norma “ad affarem”inserita nel Def, per consentire la costruzione dello stadio della Roma e soprattutto per salvare i suoi padrini, Parnasi e soprattutto Unicredit). Ad un punto tale da essere contestata da sinistra dallo stesso Renzi.

8) A non molti mesi dalle elezioni i milioni di italiani che hanno votato “no” da posizioni di sinistra si trovano ancora del tutto privi di rappresentanza. Articolo 1 magari ingiustamente, continua ad essere percepita come una corrente esterna del Pd, distinguibile solo in base ai suoi contrasti personali con Renzi. Mentre Sinistra italiana, unica rappresentante visibile della sinistra di opposizione, si porta appresso tutto il fardello: dei fallimenti precedenti, di un personale politico logoro e, infine, di una mentalità ultraminoritaria ben rappresentata dal consenso pressochè inesistente segnalato dai sondaggi.

9) gli oppositori di Renzi pensano di avere in mano una carta decisiva, l’ostilità del popolo Pd all’ipotesi di una alleanza postelettorale con l’odiato Berlusconi, dimenticando che questa carta può essere utilizzata contro di loro. Perchè Renzi è intenzionato a forzare la mano sulla dimensione maggioritario proprio per chiedere quel “voto utile” che gli consenta di governare “guardando al centro” ma senza sporcarsi le mani ricorrendo al sostegno esplicito  del Pregiudicato.

1o) Ora, se di qui al prossimo appuntamento elettorale la natura e gli intendimenti delle forze in campo non dovessero mutare, andiamo ad una catastrofe certa: segnata, insieme, dal rachitismo congenito degli ered della sinistra storica e dal procurato aborto di quella anticipata dalla campagna per il no e costruita sulla triplice obbiettivo della difesa della democrazia, del lavoro e della sovranità nazionale.
Procurato aborto almeno sino ad oggi. E per pura e semplice mancanza di volontà politica. L’imminenza della catastrofe può forse rendere urgente e cogente la necessità di provvedere. Ma il tempo a disposizione è scarso.

Mi soffermo sulle prospettive che ci aspettano se il quadro dovesse rimanere così com’è. Avremo un Renzi che rimarrà fermo sul premio alla lista, con o senza correttivi maggioritari al Legalicum; e che farà una campagna elettorale sul tema del voto utile scavalcando a sinistra il governo ( cosa peraltro facile ) e chiedendo consensi in polemica con Berlusconi e con gli inciuci. E, a sinistra, un quadro che sarebbe comico se non fosse tragico: una sinistra radicale fuori causa per lo sbarramento e un Art 1, senza nè carne nè pesce e senza alcun appeal esterno. E, tutt’intorno, un deserto a disposizione delle scorrerie personali dell’Ingroia di turno.

A questo punto delle due l’una: o gli ultimi Mohicani del vecchio ceppo Pci si stringerannno a coorte, assieme a qualche cespuglio ma in una logica del “si salvi chi può“; e allora avremo la tragicomica ripetizione dell’Arcobaleno. Oppure tutti i gruppi della sinistra per il no sapranno avere un colpo d’ala unendo le loro forze,  non in unico partito (ci mancherebbe) ma in un’unica lista. Per la democrazia, il lavoro e la difesa della sovranità nazionale.

Naturalmente, perchè una cosa avvenga o sia comunque posta all’ordine del giorno, bisogna che qualcuno, personalità o gruppo, la proponga.

Finora però non si è alzata nessuna voce. In apparenza perchè occuparsi del tema elezioni è considerato volgare e disdicevole. in realtà per ragioni che non voglio nemmeno prendere in esame.
Epperò lo schieramento attuale, politico ed elettorale ha il difetto imperdonabile di escludere dal panorama politico la sinistra dalle tante  risorse disperse e dalle diverse sensibilità.  e, in questa ciò che ci riguarda direttamente, i socialisti. E specificamente quelli che, con diversi percorsi, hanno scelto il campo della sinistra di opposizione e rotto definitivamente i legami con il Psi.
I socialisti, divisi peraltro tra diverse sigle, hanno oggi davanti a loro tre opzioni possibili. Formare una propria lista. Inserire propri rappresentanti in una delle due componenti della sinistra di opposizione o in eventuali nuove liste Ingroia o, magari a sostegno dell’opposizione interna allo stesso Pd. O, infine, lavorare per uno schieramento unitario dell’opposizione o, comunque, con tutti i gruppi che aderissero concretamente a questo disegno.

Personalmente ritengo che l’unica scelta possibile sia la terza; e, attenzione, non solo per la sua maggiore qualità politica ma perchè è quella che ha maggiori possibilità di realizzarsi.

Impensabile la lista socialista. E per una serie di ragioni evidenti. E a chi la invoca per ragioni simboliche e per orgoglio identitario si potrebbe osservare che lo zero virgola che otterrà il simbolo sarebbe la liquidazione definitiva del nome e della cosa socialista nel nostro paese.
Lascio, poi, all’intelligenza dei compagni un giudizio sulla fattibilità concreta degli inserimenti, specie se finalizzata al ritorno di alcuni nostri compagni all’interno delle istituzioni. Operazione improponibile se riferita al Pd (non foss’altro perchè si scontrerà con il veto di Renzi/Nencini) e dalle prospettive estremamente aleatorie se riferita   ad art 1 o, peggio ancora, a Sinistra Italiana, e operazione, comunque più che legittima individualmente ma al prezzo di non essere collettivamente condivisa.
Per altro verso, nuove e sempre possibili operazioni Ingroia avrebbero la marchia indelebile del “già visto” oltre ad introdurre nuovi elementi di confusione e divisione all’interno dell’opposizione.

E allora, collaborare alla costruzione di un unico schieramento di opposizione sui temi della democrazia e del lavoro (e quindi della difesa attiva della sovranità nazionale ) rimane per noi l’unica opzione possibile. Ci si dirà che nessuno la propone. Perchè non farlo noi magari coinvolgendo sin dall’inizio anche altri ?

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