I socialisti con Melenchon presidente

Risorgimento Socialista sostiene, per le elezioni presidenziali francesi, Jean Luc Melenchon, candidato socialista di sinistra del Front de Gauche. Alla guida del movimento “La France Insoumise” (la Francia Ribelle, la Francia Insubordinata), Melenchon ha scalato i sondaggi, staccando il candidato socialista Benoit Hamon e il candidato gollista Francois Fillon. C’è una possibilità che al ballottaggio il liberale Macron o Marine Le Pen debbano quindi sfidare il leader della gauche transalpina.

Dopo la nostra partecipazione alla grande manifestazione di Parigi che ha lanciato la sua candidatura, e gli incontri avuti dai nostri dirigenti con Melenchon, due contributi di Alberto Benzoni e Giuseppe Giudice a sostegno della battaglia della France Insoumise: come ha notato il giornale dei “nemici di classe”, l’Economist, il significato profondo del successo di Melenchon va ben oltre il semplice dato elettorale.

UN APPELLO, O SE PREFERITE UN INVITO:

PER MELENCHON PRESIDENTE

di Alberto Benzoni
Cinque anni fa, i socialisti francesi si avviavano, dopo la vittoria di Hollande alle presidenziali e del partito alle elezioni per la Camera ad essere maggioranza in tutte le assemblee elettive francesi: Senato, Camera, comuni, regioni ( 21 su 22), cantoni. Era la prima volta nella storia della repubblica francese. sarebbe stata sicuramente anche l’ultima.

Perchè, cinque anni dopo, di tutto questo non rimane nulla. Ed è addirittura a rischio una presenza significativa nel prossimo parlamento e la stessa sopravvivenza del partito come fattore centrale della politica francese.
Colpa della sinistra massimalista e dei soliti “populisti? Non proprio. Non è colpa della sinistra massimalista se la presidenza Hollande è venuta meno- con la sua politica economica, con la sua politica europea, con la sua politica internazionale- alle attese che aveva suscitato e agli impegni che aveva assunto. Non è colpa della sinistra massimalista e dei populisti se, nel momento della crisi, Hollande si è legato mani e piedi agli “ordoliberisti” e alle loro ricette – tagli della spesa pubblica, abbandono della legge delle 35 ore, flessibilità, fisco e quant’altro.

Non è colpa della sinistra massimalista e dei populisti se lo stesso Hollande è stato abbandonato e costretto al ritiro da parte dei suoi stessi finti soccorritori: primo ad abbandonare la barca Macron, con la sua candidatura presidenziale, a seguire gran parte del gruppo dirigente del partito che non intendeva accettare il verdetto inequivocabile delle primarie, contro Valls e a favore di Hamon. Non è colpa dei cattivi di sinistra se tuuti questi signori sono stati accolti sulla nave di Macron come persone e non come rappresentanti di un sistema di partiti che il Nostro disconosce.

E di chi è la colpa se, negli ultimi sondaggi il rappresentante del Psf sta scendendo sotto il 10% mentre Mèlenchon, socialista con la schiena diritta, sta avvicinandosi al 20%?

Un risultato eccezionale. Ma non sufficiente per accedere al secondo turno; con il rischio serio di vedere contrapposti al ballottaggio un Renzi francese e il Fronte Nazionale. Con il risultato di vedere, per la seconda volta dopo il 1969 e il 2002, la sinistra assente dal ballottaggio. E senza quel minimo di intesa politico elettorale che le consenta di recuperare alle successive politiche.
In queste condizioni quelli che, nel nostro paese, in varie collocazioni e su diverse posizioni, lavorano per ricostituire nel nome della cultura socialista, una sinistra degna di questo nome, hanno il dovere di schierarsi pubblicamente a sostegno del candidato della “Francia che non si sottomette“. Non chiediamo un voto ideologico e divisivo: chiediamo un voto che consenta al 30% dei francesi di avere un loro candidato, e che imponga, conseguentemente, la ricostituzione di un tessuto unitario su nuove basi.

Sono stati i dirigenti del Psf e nessun altro a liquidare il passato e il presente del socialismo francese; il nostro impegno è di schierarci a fianco, in un rinnovato spirito internazionalista, di coloro che intendono salvaguardarne il futuro.
Questo è il “messaggio nella bottiglia” che vorrei lanciare a pochissimi giorni dal primo turno: nella speranza che, all’interno della sinistra di opposizione vi siano personalità e strutture collettive desiderose di farlo proprio dandogli il peso e la consistenza politica che merita.

I socialisti con Melenchon presidente

MELENCHON, UN ESEMPIO PER I SOCIALISTI ITALIANI

di Giuseppe Giudice

Non c’è dubbio che in tutta Europa la sinistra è in crisi. C’è di fatto la fine della socialdemocrazia, diciamo ufficiale, che si è profondamente compromessa con il capitalismo globalista , magari cercando di attenuare gli effetti più devastanti, ma che poi diventa consustanziale ad esso.

Fatto è che le altre forze di sinistra non sono state in grado di assumere le funzioni storiche della sinistra, vuoi per incapacità culturale e di analisi, vuoi per la incapacità di rifondare un pensiero socialista e di radicarlo. Non a caso non esisterebbe la Linke senza il contributo di Oskar Lafontaine (già presidente della SPD) , nè il FDG francese senza il socialista di sinistra Melenchon: anche in caso di vittoria di Macron, la somma dei voti di Melenchon ed Hamon sarà attorno al 30%.

Quindi la crisi più grave della sinistra è in Italia. Condivido il ragionamento di coloro che sostengono che la II Repubblica alla fine ha creato a sinistra, dietro le varie sigle, ceti politici autoreferenziali in larga parte preoccupati della loro perpetuazione: la II Repubblica è stata la vera tomba della sinistra e della sua capacità di riprendersi.

Quindi oggi il problema non è certo quello di reinventarsi una “questione Socialista” come ricomposizione, anche parziale della “diaspora“: perchè, tutto sommato, anche essa si muove nella logica dell’autoreferenzialità dei ceti politici marginali, e perchè manca di una seria analisi critica del capitalismo odierno, che quando è accennata, è molto superficiale.

Viviamo in una epoca durissima, Giorgio Ruffolo la definirebbe una nuova “età dei torbidi“: le fratture della globalizzazione hanno spostato consensi dalle socialdemocrazie alle forze qualunquiste e di destra nazionalista.

In America , Bernie Sanders ha detto: ” se scaviamo in profondità non è Trump che ha vinto, è la Clinton che ha perso malamente”: del resto sappiamo che la Clinton non è solo la esponente più legata a Wall Street, ma anche una guerrafondaia, a cui dobbiamo tutta la drammatica e tragica situazione mediorientale del momento.

Oggi la situazione che abbiamo dinanzi è : da un lato il globalismo liberista, finanziario, capitalista, dall’altro il populismo di destra (che le fratture della globalizzazione hanno alimentato) ……credo che su questo Risorgimento Socialista  abbia fatto un ragionamento corretto: se si vuole combattere il populismo di destra, è necessaria una critica radicale al capitalismo attuale.

Per questo noi diciamo che vogliamo superare questa Europa immersa nel globalismo del finanzcapitalismo e degli interessi di potenza della Germania: la posizione più seria in campo è quella di Lafontaine di un ritorno allo SME riformato e corretto, ma nell’ambito di un processo di cooperazione e solidarietà europea.

Il vero internazionalismo non mette in discussione le prerogative nazionali e le sovranità democratiche-costituzionali in nome di un meccanismo tecnocratico-autoritario funzionali alla Germania ed al capitalismo tecno-finanziario, ma lo fa attivando una vera cooperazione e solidarietà democratica. Lafontaine ha anche detto : “rifondare il socialismo europeo fuori dal PSE” la via da seguire in cui si possono trovare le minoranze critiche nel PSE e il disagio che soffrono con Corbyn e il resto della sinistra europea.

Il PD è l’espressione organica di questa Europa e delle sue logiche di stabilizzazione conservatrice. Noi non possiamo che immaginare una sinistra chiaramente alternativa al PD ed alle sue radici: l’Ulivismo.

Per finire, da lombardiano, non posso che condividere le acute parole di Craxi del 1996:”I parametri di Maastricht non si compongono di regole divine. Non stanno scritti nella Bibbia. Non sono un’appendice ai dieci comandamenti. 
I criteri con i quali si è oggi alle prese furono adottati in una situazione data, con calcoli e previsioni date.
L’andamento di questi anni non ha corrisposto alle previsioni dei sottoscrittori. La situazione odierna è diversa da quella sperata. Più complessa, più spinosa, più difficile da inquadrare se si vogliono evitare fratture e inaccettabili scompensi sociali. 
Poiché si tratta di un Trattato, la cui applicazione e portata è di grande importanza per il futuro dell’Europa Comunitaria, come tutti i Trattati può essere rinegoziato, aggiornato, adattato alle condizioni reali ed alle nuove esigenze di un gran numero ormai di paesi aderenti.
Questa è la regola del buon senso, dell’equilibrio politico, della gestione concreta e pratica della realtà.
Su di un altro piano stanno i declamatori retorici dell’Europa, il delirio europeistico che non tiene conto della realtà, la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione.
Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare, accrescere i conflitti sociali, è una fantastica illusione che i fatti e le realtà economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a mettere in chiaro.
La pace si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato, e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non può rinunciare. 
Più nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali.
Cancellare il ruolo delle nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire.
Dietro la longa manus della. cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare.
Parole profetiche

  1. Arthur Claude Newton says:

    Articolo molto interessante. Vorrei comunque puntualizzare che Jean-Luc Mélenchon non rappresenta il Renzi italiano. Ovvero, il Matteo Renzi e soprattutto la Sinistra o Centro-Sinistra italiana non ha più – assolutamente più nulla a che vedere con le vestigia più remote di un concetto di sinistra in generale. Le forze di sinistra, così come tradizionalmente e internazionalmente intese, in Italia sono scomparse. La Sinistra Italiana e/o il Centro Sinistra non tutelano i doveri dei lavoratori, anzi a dirla qui tra noi, a mio avviso, non tutelano neppure i diritti dei cittadini italiani!
    L’unica forza politica che può considerarsi alla pari con un sentimento socialista o di sinistra è il MoVimento 5 Stelle. Questa forza politica è l’unica a cui sta a cuore un concetto di giustizia per la tutela dei cittadini, e non la tutela delle banche, o delle imposizioni inumane e indecorose dell’Unione Europea. Inoltre, la corrente M5S è l’unica ad opporsi al lobbismo e alla commistione tra politica e mafia, cosa che al contrario ha molto freneticamente intrapreso dagli anni 80 Silvio Berlusconi e i suoi partiti come Forza Italia (del Centro Destra) come appunto cita più di una volta la condanna a Dell’Utri da parte della procura dove si rende noto che Berlusconi ha pagato Cosa Nostra ogni sei mesi 250 milioni! E per varie decadi.

    A prova di ciò che sto dicendo, vi prego di indicarmi un esempio europeo dove un governo di sinistra abbia mai pensato di fare una coalizione con un governo di destra: ecco che in Italia, invece la (centro) sinistra Di Renzi, PD ha fatto una coalizione con la (Centro) Destra di Berlusconi, Forza Italia con il cosiddetto Patto del Nazareno – giusto a scapito del MoVimento 5 Stelle dove i due partiti hanno pensato bene di fare tesoro è conveniente applicazione del detto “l’unione fa la forza”.

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