I socialisti per difendere la sovranità costituzionale dai diktat BCE

di Franco Bartolomei
Comprendere la realtà in movimento per tracciare il nostro progetto comunitario alternativo all’Europa autocratica della finanza e della tecnocrazia.
Stavolta l’obiettivo di fondo del grande ricatto della salita degli spread è blindare l’ingresso dell’Italia nel nocciolo duro dell’ Euro. Il Sistema finanziario globale e le autorità monetarie hanno rimesso ancora una volta lo spread sui nostri titoli di credito pubblico in pista di lancio, per stringere il quadro di governo e le aree politiche ad esso connesse, su politiche di piena osservanza dei perimetri tracciati dal fiscal compact, ed evitare che il movimento di contestazione degli assetti finanziari e del modello sociale, reso più forte dal successo del movimento referendario sulla difesa della Costituzione, possa rimettere in discussione gli equilibri del Paese.
Il vero fatto di rottura dell’equilibrio che quindi scatena l’attacco è la convergenza politica che sta maturando nel Paese tra il fronte della difesa della  Costituzione, ormai non più confinato solo a sinistra, ed il fronte della contestazione del modello economico finanziario, perché questa saldatura politica produce uno schieramento maggioritario.
Il vero cemento che sostiene il cosiddetto Occidente “capitalista” è ormai solo il sistema finanziario, commerciale e monetario integrato e globale, che trova il suo punto di comunicazione, collegamento ed azione esecutiva, nel sistema comunicante mondiale delle piazze finanziarie. E’ normale che il richiamo all’ordine sistemico venga dalle strutture che costituiscono il centro direzionale dell’intero sistema. La speculazione finanziaria frontale e massiccia, su grandi sistemi economici come uno stato di potenza economica medio-grande come l’Italia, al pari di quella che raddoppia uno spread su titoli di stato in poco tempo, avendo una valenza sistemica, non risponde sicuramente a logiche economiche libere o a spinte spontanee. Lo stesso attacco sugli spread è opera di operatori finanziari che muovono capitali di gran lunga superiori a qualsiasi resistenza possibile da parte di una banca centrale di entità medio-grande come la nostra, e di fronte ad un tale impatto la difesa di un bond nazionale sui mercati è un’impresa pressoché impossibile, in assenza di un progetto di difesa del proprio sistema economico nazionale che preveda una alternativa monetaria di emergenza di immediata attivazione.
Ed infatti, come volevasi dimostrare, quasi subito la medicina dello spread ha bloccato la febbre da scissione e da elezioni anticipate, dimostrando ancora una volta come Baffino e il “giovin fiorentino” siano due burattini e come tutto il sistema politico del dopo-Monti sia un teatrino eterodiretto.
La cosa triste e che per giorni a sinistra si è discusso di questo e non si è riflettuto affatto sull’intesa in corso di perfezionamento tra Merkel, Draghi e Gentiloni sull’Europa a due velocità e sull’ipotesi di blindatura dell’Italia nel gruppo di testa dell’EURO. Figuriamoci se un vincolo di tale portata, che implicherà forzature sociali e fiscali notevolissime, avrebbe tollerato un governo debole e provvisorio, preso in mezzo ad un sistema politico che avesse scelto di correre ad elezioni anticipate.
Era prevedibilissimo l’arrivo di un intervento esterno per normalizzare un quadro politico in affanno, soprattutto quando è in gioco la stabilità di un governo che garantisce un sistema intero, e che sta contraendo nuove rilevanti obbligazioni internazionali di natura sistemica.
Ora se ne staranno a cuccia fino a primavera prossima e riempiranno la TV di scemenze su Riforma elettorale e Nuovi “centri-sinistri”. Intanto lavoreranno per creare le condizioni per ricostruire un quadro di governo utile a mettere in sicurezza la scelta odierna sull’ingresso dell’Italia nel cosiddetto nocciolo duro dell’Euro. Con la certezza rinnovata che, se dovesse servire, il manganello ferrato della salita dello spread è sempre pronto alla bisogna.
Di fronte a questo disegno è oggi più che mai necessario leggere correttamente la portata reale dei processi in atto, e contrapporre a questo schema della partecipazione italiana al progetto tedesco del “super euro” come risposta alla crisi della UE, un progetto complessivo alternativo, di superamento della moneta unica e di ri-articolazione dell’Unione Europea attraverso un sistema finanziario collegato in modo flessibile al suo interno, fondato su monete nazionali sovrane, in grado di consentire politiche nazionali antirecessive e socialmente riequilibratrici, all’interno di una Unione che recupererà una natura contrattuale e libera, superando l’assetto autocratico, forzato e verticistico che ha assunto dopo Maastricht e Lisbona.
Noi vogliamo un diverso assetto monetario tra i paesi d’Europa, in cui il debito degli stati possa essere gestito con la flessibilità tipica delle monete sovrane, espressioni naturali di sistemi economico-produttivi omogenei e di realtà istituzionali ed amministrative definite a livello nazionale, governabili anche attraverso una politica dei cambi, e con la possibilità, che un sistema di questo tipo consente, di recuperare un significativo livello di spesa pubblica per interventi anticiclici e antirecessivi. Per questo noi sosteniamo il superamento del sistema euro.

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