D'Alema agita la scissione del PD per poi tornare all'Ulivo

di Franco Bartolomei

D'Alema agita la scissione del PD per poi tornare all'Ulivo

Parliamoci chiaro: all’ interno dello schema del Fiscal Compact e del sistema Euro, non esistono margini concreti di politiche pubbliche finalizzate al riequilibrio sociale.

Un rimescolamento delle carte nel PD non muterebbe i risultati sociali delle politiche economiche e fiscali di un governo che sia sua espressione, a meno di un rovesciamento di 180 gradi delle sue politiche di governo verso l’ Europa , che lo porterebbero inevitabilmente in rotta di collisione con Bruxelles, ma non mi sembra che sul rifiuto assoluto di scelte di rottura di questa portata con Bruxelles ci siano significative divaricazioni tra i contendenti interni del PD.

La ventilata possibile scissione del PD, con la formazione di un aggregato D’Alema, Pisapia, Scotto, e forse Civati o Vendola, deve essere letta alla luce di questa riflessione di fondo: renderebbe inevitabile solo un approdo di ricostruzione piu’ o meno camuffata di un Ulivo, aperto al centro sulla falsariga del vecchio governo D’Alema – Dini, o al piu’ sullo schema piu’ recente di Italia Bene comune.

Sicuramente la rottura tra D’Alema e Renzi non avverrebbe su una rinuncia ad un ruolo di governo, immediatamente spendibile, da parte della cosidetta sinistra PD , e la ricostruzione di uno schema di governo passerebbe necessariamente per la riproduzione di un rapporto tra Renzi e gli scissionisti.

Per questo motivo elementare forze importanti spingono per il congresso PD o per primarie prima del voto, per impedire una scissione o rendere comunque praticabile una ripresa di un rapporto in una logica di ricostruzione di un quadro di governo .

Tutti i protagonisti di questa partita sono governati da una esigenza di autoriproduzione, e sono , per cultura e scelte passate naturalmente propensi a riprodurre uno schema ulivista.
Saremmo quindi fronte ad una vera e propria singolarissima scissione ” di governo” , fatta alla fin fine proprio per ridistribuire in modo piu’ favorevole ai protagonisti gli spazi nella composizione del nuovo parlamento e conseguentemente in un nuovo governo post-elezione che andrebbe a dare una eguale continuita’ agli stessi indirizzi di politica economica, sociale e fiscale, gia’ tracciati ab origine dal governo Monti.

Per questo i protagonisti della eventuale scissione dovrebbero risparmiarci le stronzate sul fronte antifascista e sull’ultima spiaggia della Democrazia in pericolooltre ad essere un filmino stantio che il gruppo dirigente dei post pci ci ha propinato a man bassa per anni , stavolta sarebbe anche un po’ grottesco .

Rammento a tutti che ci sono 370 deputati uscenti in gioco, con speranze di riconferma per non più di 250 tra tutti. Il vero lepre sta lì il resto sono fesserie, altrimenti il jobs act non sarebbe passato alla quasi unanimità nel PD, e prima il governo Monti non avrebbe trovato nel PD la sua vera forza portante.

Non a caso la rottura avverrebbe solo qualora si votasse con ripartizioni interne sulla composizione delle liste parametrate sui rapporti interni al PD attuali, senza la effettuazione di una preliminare verifica congressuale
Intendiamoci, l’autodifesa di D’Alema rispetto alla voracità di Renzi e’ pienamente legittima, ma non ci spiegassero che Cristo è morto di freddo !

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