Margrete Vestager contro il dumping fiscale in Europa

IL DUMPING FISCALE IN EUROPA

 

Lo scontento, la disillusione, lo sconforto di molti europeisti che vedono scricchiolare una costruzione che si è avviata più di mezzo secolo fa, spinge spesso brutalmente a perorare l’uscita dall’euro e dall’Europa o almeno da questo euro e da questa Europa.

Io sono tra quelli che non solo non vuole uscire da Euro nè dall’Europa, ma sono per lottare fortemente per una Europa come era nel pensiero dei padri fondatori, o per essere più espliciti per un’Europa socialista.

Certo quando abbiamo votato per le europee avevamo tre opzioni:

  1. fuori dall’Europa (M5S, Lega)

  2. in Europa con austerità (Forza Italia)

  3. in Europa con sviluppo (PD-PSE)

Il PD (io votai nello spicchio inferiore del simbolo dove appariva la lunetta con scritto PSE) prese il 40%: a mio parere vista le opzioni disponibili, quel risultato fu un flop.

Renzi girò tutte le camere di commercio importanti per portare dalla sua i potentati economici, dimenticò invece di incontrare tanti lavoratori poco informati e più sensibili ai dolori di pancia dei 5 Stelle: intelligenza e acume politico potevano guadagnare un risultato clamoroso al di sopra del 60%.

Comunque il Pd fu il più votato tra i partiti aderenti al PSE in Europa. Mi sarei aspettato che il segretario del PD chiamasse a raccolta tutti i partiti socialisti europei per elaborare un piano concordato per una “Europa diversa” da quella disegnata dal clan Merkel-Hollande. Non fu così, Renzi pose sé stesso come interlocutore della signora con il cagnolino, riuscendo, una sola volta però, a formare un trio.

Ma la delusione per l’esistente non è solo degli ex-europeisti. Sono preoccupati anche tutti quelli che ritenevano la crisi del 2007 una crisi passeggera che bene o male, a poco a poco, si sarebbe risolta. Noi abbiamo sempre sostenuto che quella del 2007 fosse una crisi di sistema che richiede cambiamenti rivoluzionari nell’assetto della politica europea.

Dopo anni di crisi (stiamo entrando nel decimo anno) non vediamo la luce in fondo al tunnel, luce che invece avevano (o credevano o forse millantavano di aver visto) sia Monti che Letta per non parlare di Renzi. Che ci vuole ancora, con il PIL che non aumenta, con il debito che cresce, con la disoccupazione a livelli incredibili, con l’indice Gini in crescita, con le banche che stanno diventando un incubo bestiale, che ci vuole ancora per uscire dal galleggiamento: serve dire la verità e organizzare politicamente a livello europeo una inversione della politica europea.

Non credo che il mal funzionamento dell’Europa sia dovuto all’ingresso dei paesi dell’Est; quell’operazione fatta da Prodi fu, a mio modo di vedere, una scelta necessaria per accorpare quanta più Europa possibile prima che la calamita russa ricominciasse ad attrarre. L’errore semmai sta nella subordinazione dell’Europa merkeliana all’egemonia statunitense.

Oggi tuttavia vorrei soffermarmi su un aspetto del malfunzionamento dell’Europa che è parte di quei tanti aspetti ispirati da una impostazione che pone il mercato al centro del sistema emarginando il ruolo dei governanti a tutori ragionieristici di parametri (stupidi li definiva Prodi) che preservino il mercato dalle mani sporche e callose della programmazione. Il piano Juncker è lì a dimostrare che la cosa più decente varata dall’Europa merkeliana, non ha funzionato per nulla.

Gli errori di questa europa si chiamano ad esempio: pareggio di bilancio (senza distinguere quello corrente da quello per investimenti), ovvero negazione della “golden rule” di Delors; iter decisionale bonapartista dove il ruolo del Parlamento Europeo è marginale anziché centrale; mancanza di un esercito comune e di una politica estera comune (agli incontri importanti va la signora col cagnolino ma non la Mogherini); mancanza di programmazione finalizzata a rendere equilibrati i fondamentali di tutti i paesi membri; mancanza di una banca di ultima istanza; e tra i molti altri, quello che affronto oggi: il dumping fiscale.

che cos’è il dumping fiscale ?

Per dumping fiscale si intende il ribasso di aliquote e pressione fiscale per attrarre contribuenti da altre parti del mondo per trarne comunque guadagni supplementari sul fronte del Pil, della occupazione e dello sviluppo. Per alcuni la concorrenza fiscale va a vantaggio di imprese e contribuenti che possono scegliere dove farsi tassare; altri ritengono il fenomeno, oltre certi livelli, distorsivo della concorrenza e un freno alla ridistribuzione dei redditi da parte dello Stato

Eclatanti sono due casi: quello del Lussemburgo di Juncker, i cosidetti Lux Leaks, e quello dell’Irlanda.

Juncker e il caso Lux Leaks: dumping fiscale nell'Unione Europea

Nel caso del Lussemburgo, l’allora ministro delle finanze Juncker fissò una aliquota fiscale irrisoria sui proventi derivanti da cessione di diritti d’autore, di invenzioni, di brevetti ovvero di royalties. Le imprese più strutturate, le multinazionali europee e non, chiusero tutti i centri di ricerca sparsi in europa e li trasferirono in Lussemburgo.

I centri di ricerca con sede in Lussemburgo fatturarono allora royalties molto salate a tutte le consorelle sparse sul territorio europeo per cui gli utili delle produttrici si ridussero al lumicino (pagando sugli utili imposte all’incirca del 25%) mentre gli utili dell’impresa del gruppo sita in Lussemburgo ebbe utili incredibili ma tassati al 2%. Il riparmio di imposte è notevole.

Cosa ha fatto l’Europa? Non mi risulta abbia fatto granchè, mentre mi risulta che il governo italiano con la legge denominata “patent box” non ha fatto altro che ricopiare (meno vantaggiosamente e molto più terdi) il modello lussemburghese.

Il caso irlandese è tragicomico. Le ridicole aliquote fiscali applicate dal governo irlandese hanno attirato in quel paese le meglio multinazionali statunitensi: Apple, Mc Donalds, Pay Pal, Amazon etc. L’autorità europea è intervenuta con la richiesta da parte della commissaria Margrethe Vestager rivolta al governo irlandese di imporre imposte alla Apple per ben 14 miliardi di euro.

Margrete Vestager contro il dumping fiscale in Europa

Margrethe Vestager,Commissario Europeo per la Concorrenza (Foto: JOHN THYS/AFP/Getty Images)

Gli Stati membri non possono concedere vantaggi fiscali a determinate società e non a altre: tale trattamento è illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato. L’indagine della Commissione ha portato a concludere che l’Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali illegali che hanno consentito alla società di versare per lunghi anni molte meno imposte di altre imprese. Il trattamento selettivo di cui ha goduto ha infatti permesso ad Apple di pagare sugli utili europei un’aliquota effettiva dell’imposta sulle società pari all’1 per cento nel 2003, scesa poi fino allo 0,005 per cento del 2014.

Il governo irlandese rifiuta di imporre 14 miliardi alla Apple, perché preferisce perdere questo introito piuttosto che vedere la Apple abbandonare il paese.

Ma ciò che è più grave è che la censura europea non condanna il dumping fiscale ma censura solo il fatto che le aliquote fossero applicabili solo da alcune imprese (guarda caso multinazionali ststunitensi) e non fossero estese a tutte le imprese, configurando quindi la prassi irlandese come aiuto di stato. Sugli effetti distorsivi della concorrenza tra le imprese degli stati membri, neppure una parola.

La sovranità, sulla politica monetaria e valutaria, è stata ceduta all’Unione Europea, dai singoli paesi aderenti all’euro. Al contrario, quella fiscale è rimasta nelle prerogative dei singoli paesi dell’UE. Proprio la condizione della politica monetaria e valutaria, e di quella fiscale, è il nodo del caso Apple-Irlanda. Il governo irlandese presenterà ricorso, affidandosi al principio in cui la politica fiscale è di pertinenza dei singoli paesi membri. La Commissione europea si affiderà alle normative comunitarie inerenti gli aiuti di stato.

Come affermano molti analisti, il paradosso è che sia l’Irlanda che la Commissione europea hanno validi argomenti per avvalorare la propria tesi. Appare evidente, che si presenti sempre il problema della natura politica dell’Unione Europea. Il limite della posizione europea sta nel fatto che se le aliquote applicate ad Apple fossero estese a tutte le imprese irlandesi, tutto sarebbe perfettamnte corretto alla faccia della comunità.

Insomma sono limiti e contraddizioni di questo tipo che creano sfiducia nell’istituzione europea, che al contrario ha enormi potenzialità sol che abbandonando la prostrazione all’idolo mercato, si avviasse sulle vie razionali del socialismo.

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