di Renato Gatti

 

2017: LA CRISI FINANZIARIA CONTINUA ?

L’esplosione, nel 2007, del capitalismo finanziario, non ha ancora finito di creare danni e disastri tali da far pensare che il 2017/2018 saranno anni terribili, specialmente per il nostro Paese.

Voglio elencare solo 4 fatti:

  1. Il caso MPS in primis, dopo il vano tentativo di reperire sul cosiddetto mercato 5 miliardi di euro di capitale, secondo il piano J.P.Morgan ecco la mazzata; quel piano era insufficiente e servono almeno 8.8 miliardi. J.P.Morgan ha dimostrato una certa incapacità di elaborare un piano credibile

  2. , come dimostrano 2 fatti : il primo che la cifra era insufficiente; il secondo che gli anchor investor non hanno creduto a quel piano. Mi si conferma che J.P.Morgan, non riscuoterà neppure un euro di commissione essendo applicabile il success fee.

Ma il caso MPS denuncia:

  • la debolezza di tutto il sistema bancario italiano,

  • dubbi sull’operato do Bankitalia

  • l’incapacità del ministro Padoan di trovare soluzioni percorribili,

  • l’ errata impostazione della politica economica europea

  • la putrescenza del capitalismo finanziario.

E tutta la situazione dei Not Performing Loans è molto lontana dalla soluzione, stante la paralisi di Atlantia.

  1. Con la pubblicazione di 2 articoli sul Sole 24 ore, il giornalista Plateroti denuncia una situazione preoccupante ignota ai più. A partire dal 2009 molte nazioni stanno facendo rientrare in patria i loro lingotti di oro depositati nelle casseforti statunitensi o inglesi. Si tratta di circa 1000 tonellate di oro, che nel massimo segreto, su navi attrezzatissime stanno lasciando principalmente il porto di New York per tornare in Europa o addirittura in Cina.

Come noto le riserve auree, cha avevano perso peso fino al 2007, preferendo al nobile metallo riserve in euro e/o dollari, servono come garanzia ai debiti sovrani di tutti i paesi ed hanno assunto un nuovo ruolo dopo che negli anni 70 del secolo scorso l’amministrazione Nixon abbandonando la convertibilità del dollaro, ha di fatto cancellato gli accordi di Bretton Woods e ha lasciato il mondo senza regole monetarie internazionali accettate. Una specie di limbo che oggi, con il rientro dell’oro nei paesi intestatari sembra annunciare cambiamenti pesanti che non annunciano nulla di buono.

La domanda è: perché l’oro viene richiamato in patria? Le ragioni che mi vengono in mente sono 2:

  • I paesi non si fidano più di lasciare il loro oro presso altri paesi, denunciando una crescente diffidenza nella fiducia verso il paesei che ha dominato a suo tempo, con la sua egemonia, il mondo della finanza come l’Inghilterra o che sta perdendo il suo primato attuale , dopo averlo sottratto al Regno Unito, come gli Stati Uniti. Se questa è la regione del rimpatrio la notizia sembra avere aspetti terrificanti;

  • Richiamare l’oro, può però anche significare che lo si vuol usare, come potrebbe dimostrare l’Olanda il cui Parlamento “ ha autorizzatoil governo a emettere nuove monete d’oro STANDARDIZZATO da offrire ai cittadini olandesi nel caso in cui sentissero esigenza, urgenza o bisogno di convertire in monete di metallo prezioso tutti i loro risparmi in euro”. Anche questa ragione ha aspetti terrificanti per la storia più che cinquantennale della costruzione dell’Europa. (Vedasi anche l’articolo di La Malfa sul Corriere di questi giorni).

  1. Nel corso del 2017 la BCE diminuirà gli acquisti di bond da 80 a 60 miliardi al mese, e verso fine anno potrebbe cessare con la pratica del Quantitative Easing. Questa prospettiva è di una portata enorme per gli effetti che potrà avere su quei paesi che non hanno saputo sfruttare questi anni di tassi a zero, e che dovranno di nuovo temere il fantasma dello spread e delle scorribande della speculazione internazionale. L’Italia è sicuramente il più debole dei paesi europei su questo fronte. Il bollettino mensile dell’Eurotower mette esplicitamente in guardia sul fatto che “esposizioni su vasta scala delle istituzioni finanziarie nei confronti di emittenti sovrani con rischi significativi di sostenibilità possono indicare vulnerabilità di tali istituzioni”. Monito che sembra cucito su misura per le banche di un Paese in cui la zavorra del debito è arrivata a sfiorare il 134% del Pil, il rating sovrano è appena stato tagliato dall’agenzia Standard&Poor’s a un livello subito superiore a quello “spazzatura” e, come emerge da un dossier del servizio Bilancio del Senato, il 40% della spesa pubblica degli ultimi sei anni è stata destinata al rimborso dei titoli in scadenza e al pagamento degli interessi. Le banche, pare quindi debbano vendere sul mercato titoli di stato posseduti da almeno 2 anni. Al di là dei tecnicismi chiunque si può rendere conto di come questi vincoli possano incidere, e non favorevolmente, sulla nostra situazione Paese.

  2. Nel 2017 ci sarà poi la resa dei conti, perché si voterà l’inserimento del Fiscal Compact nei Trattati. Se il Fiscal Compact dovesse entrare in vigore, per i conti pubblici italiani che, a cominciare dal 2018, dovranno portare l’avanzo primario dall’1,5% al 3,2%. Ciò comporterà un sacrificio in minori servizi o più imposte pari a 19 miliardi di euro. Ricordiamo che la legge di stabilità 2017 lascia in eredità al 2017 19 miliardi di clausole di garanzia, ovvero soldi che si è promesso di trovare e che se non si trovano fanno scattare automaticamente l’iva a livelli del 27%.

Inutile farsi gli auguri di buon anno! Il peggio deve ancora venire… e noi Socialisti dovremo farci trovare pronti !

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