Dalle riflessioni di Zygmunt Bauman, idee per un socialismo del XXI secolo

di Antonino Gulisano

Dalle riflessioni di Zygmunt Bauman, idee per un socialismo del XXI secolo

Zygmunt Bauman

UN PROGETTO DEL SOCIALISMO DEL XXI SECOLO

Abbiamo il superfluo, ma non abbiamo il necessario.

Sta emergendo la consapevolezza che la globalizzazione dell’economia, tanta celebrata, ha un lato oscuro fatto di disoccupazione, di precarietà, di bassi salari, crisi finanziarie, rischi ambientali, tensioni internazionali. In Europa, dopo la caduta del Muro di Berlino stanno cadendo anche i muri della demografia, nascono meno bambini, i muri della produzione, si riduce la base produttiva, si allargano le diseguaglianze, si riduce la produzione della ricchezza.

Queste considerazioni ci pongono un interrogativo: è ancora attuale parlare di socialismo come alternativa al capitalismo del liberismo finanziario globalizzato?

In una intervista dal Corriere della Sera del 13 ottobre 2002, Zygmunt Bauman afferma: “Se la modernità è “liquida”, inafferrabile, e se la storia ci ha condotti in situazioni del tutto inedite, c’è però qualcosa di «solido» e «vecchio» che ritiene bussola e strumento quanto mai attuale: il Socialismo. «C’è più bisogno di Socialisti da che è caduto il Muro di Berlino», dice. «Prima il comunismo è stato col fiato sul collo del capitalismo producendo un meccanismo di “controllo ed equilibrio” che ha salvato il capitalismo stesso dall’abisso. Ora è indispensabile il Socialismo: non lo ritengo un modello alternativo di società, ma un coltello affilato premuto contro le eclatanti ingiustizie della società, una voce della coscienza finalizzata a indebolire la presunzione e l’auto adorazione dei dominanti».

La Sinistra e la trasformazione della società mondiale

La trasformazione della società mondiale, credo che la sinistra o meglio il socialismo, come movimento, ha la necessità di porre una riflessione seria in ordine alla terza rivoluzione del Capitalismo nell’era della globalizzazione dell’economia e della nuova tecnologia che Jeremy Rifikin ha definito l’Era dell’accesso.
Karl Popper in “Tecnologia ed etica sostiene che la vita è invenzione, rischio, coraggio. Quindi non è il progresso tecnologico o il futuro sviluppo che fa più poveri, ma è l’etica che si applica.

Schopenhauer ha una formula poco conosciuta, perché scritta in latino,  “ neminem laede, imo omnes, quantum potes, iuva. Non fare del male a nessuno, ma aiuta tutti, per quanto puoi”. Il capitalismo odierno sta compiendo la quarta rivoluzione industriale utilizzando la nuova tecnologia, l’informatica, i sistemi digitali e la velocità della comunicazione.

Da qui, da un sistema capitalista fondato sulla creazione dei beni e servizi, eravamo nell’epoca della società industriale del fordismo, che permetteva la capacità della formazione del capitale attraverso la distribuzione del benessere; oggi siamo ad un sistema capitalista liberista finanziario globalizzato, dell’epoca dell’accesso della società all’informatica, del digitale, della delocalizzazione delle strutture produttive e della fine delle redistribuzione della ricchezza, che non permette la distribuzione del benessere, ma che distribuisce ineguaglianze sociali estreme che ne minano anche i valori democratici.

A questa trasformazione e terza rivoluzione del capitalismo va rimessa in moto una nuova rivoluzione socialista su base etica per riaffermare i valori democratici coniugati da libertà, equità e solidarietà e declinati in ridistribuzione della ricchezza finanziaria verso il bene comune. Quindi, maggiori interventi statali su investimenti e sostegno verso i meno fortunati, ridistribuire il lavoro verso maggiore tempo libero.

Fortuna e felicità sono misurate in base alla quantità di rifiuti che si gettano via senza rimpianto. E’ il modello di oggi: una vita è felice se è una perpetuità di nuovi inizi. La durata è sempre stata un valore da che mondo è mondo, mentre oggi per la prima volta sono valori la transitorietà, lo scarto veloce, il non conservare perché quel che si conserva può rubare il posto a cose sempre “nuove e migliori“. Dove finiremo? Non lo sa Calvino né io. Di qui, nella storia, non siamo mai passati».

Nella «modernità liquida», come Bauman ha battezzato il tempo attuale in cui nulla è fisso, niente garantito, tutto mutevole, dove «la storia è priva di direzioni e la biografia priva di progetti», sempre più sono i rifiuti umani. «Certi mestieri, certe specializzazioni, certe capacità sono svalutate sempre più. Già la prima modernità aveva creato un ordine artificiale dentro cui molti non erano inseribili. Non “adatti”. Un secolo e più fa per questi problemi locali c’erano soluzioni globali: i “rifiuti” emigravano in America, in Canada, in Australia. Poi, oltre all’emigrazione, ecco la colonizzazione, l’imperialismo…
Oggi, al contrario, cerchiamo disperatamente soluzioni locali a problemi globali. Le migrazioni sono oggi la più grande posta in gioco, ma non sono più unidirezionali, vanno in tutte le direzioni. E’ un problema globale, ma noi cerchiamo soluzioni locali, tipo “chiudiamo le frontiere”. Ma non funziona».

Ebbene, oggi, tramite la tv, siano tutti spettatori, tutti consapevoli, delle sofferenze altrui anche in lontanissime parti del mondo. Prima, sapere di una carestia terribile in Africa attraverso i giornali era diverso. La tv cambia tutto. Ora vedi, sai. Dunque ti riguarda. E’ la globalizzazione della responsabilità.

Per la prima volta nella storia l’imperativo morale e l’istinto di sopravvivenza vanno nella stessa direzione. Per millenni per seguire la morale dovevi sacrificare qualche tuo interesse. Oggi gli obiettivi coincidono: o ci prendiamo cura della dignità di ognuno, nel pianeta, o moriremo insieme. E attenzione, non basta assicurare a tutti cibo e acqua: molte iniquità ieri tollerabili oggi non lo sono più, la modernità è arrivata, si è fatta conoscere in tre quarti del mondo, dunque tante ingiustizie prima ritenute “inevitabili” vengono avvertite come “inaccettabili”. Parecchi conflitti attuali non sono nati per il cibo, ma per la dignità offesa.

Soltanto mettendo in gioco la vita si conserva la libertà, si dà prova che l’autocoscienza essenza non è l’essere. L’individuo, che non ha messo a repentaglio la vita, può ben venire riconosciuto come persona; ma non ha raggiunto la verità di questo riconoscimento come riconoscimento di autocoscienza indipendente” Questo afferma Hegel nella Fenomenologia dello Spirito. La storia dei socialisti è stata sempre una lotta per l’affermazione del riconoscimento come soggetto politico riformista.

Il riconoscimento ha necessità di argomenti narrativi e tematici per affermarsi.

Il primo tema che dobbiamo affrontare: cosa significa essere socialisti in questa società del terzo millennio fatta più dell’apparire che dell’essere?

La trama del nostro riconoscimento deve ripercorrere la via della riscoperta dei valori che stanno alla base dell’agire dei socialisti: l’etica individuale per realizzare il principio della libertà individuale.

L’individuazione di tutti i percorsi che permettano al cittadino di controllare la moralità dello Stato e non viceversa.

Per affermare il nostro riconoscimento dobbiamo volere la moralizzazione della politica e non la politicizzazione della morale.

E’ chiaro che l’era prossima ventura, come sostiene Nouriel Roubini, potrebbe essere caratterizzata da “una grande instabilità” anziché da “una grande moderazione”. Le bolle speculative e le conseguenti fasi del declino potrebbero diventare più frequenti. I cigni neri potrebbero diventare cigni bianchi.

Questo sarebbe un dramma: aumentando le crisi finanziarie che provocano instabilità politica e sociale e una forte reazione collettiva contro la globalizzazione. Tale reazione si possono manifestare in molte forme: politiche, protezionismi commerciali, protezionismo finanziario, controlli dei capitali e una generale opposizione alle politiche che promuovono il libero mercato. Come evitarlo?

Primo, promuovere politiche che riducano la frequenza e la virulenza delle bolle finanziarie e le fasi del declino. Quindi una riforma del sistema finanziario e del sistema monetario.

Secondo, costruire una rete di sicurezza pubblica molto più ampia. Se si vuole che i lavoratori siano più flessibili e cambino spesso lavoro e carriera, i governi dovranno offrire loro maggiore sostegno sempre più incerte della disoccupazione. Quindi ”flexicurity”, o flex sicurezza, maggiori investimenti in istruzione, formazione e riqualificazione professionale, una rete di sicurezza costituita da sussidi di disoccupazione, piani di previdenza e sanità pubblica. Paradossalmente, per migliorare il funzionamento del libero mercato e consentire ai lavoratori di essere flessibili e mobili in una economia globale dove la “distruzione creatrice” è la norma, il governo, lo Stato dovrà assumere un ruolo maggiore e non minore.

La “società globale”, L’ITALIA e il “sogno americano”

Rifkin nel suo libro “Il sogno europeo” ci dice l’Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano.
Il sogno europeo per realizzarsi deve continuare a sostenere i cittadini europei di godere maggiori protezioni sociali, una maggiore protezione sanitaria, una migliore istruzione.
L’Europa deve divenire un gigantesco laboratorio dove ripensare il futuro dell’umanità: se il sogno americano promuoveva una crescita economica illimitata, la ricchezza individuale e la difesa degli interessi privati, quello europeo privilegia lo sviluppo sostenibile, l’integrazione sociale, la responsabilità collettiva.

Possiamo continuare a sostenere un sistema Paese Italia in assenza della politica e di un gruppo dirigente? NO

Dopo il Referendum Costituzionale e la vittoria del NO alla riforma, con la nuova legge elettorale che il Parlamento deve approvare, gli Italiani entrano in modo forzoso nella Terza Repubblica e con essa scompariranno le anomalie, o per lo meno di quelle storicamente riconosciute? Forse ! Necessariamente dobbiamo archiviare il ventennio della seconda Repubblica, mai nata da Tangentopoli.
Ma queste anomalie sono più vive che mai: gli ultimi decenni hanno prodotto le più alte disparità sociali, il più alto tasso di precariato, il più deleterio disastro ambientale, il peggior rapporto col futuro e le prospettive per le nuove generazioni.
Il trascorso Governo Renzi e il partito del PD, che ha la maggiore responsabilità dell’attuale stato della decadenza italiana, perseguiva due obiettivi.

1) Sul piano delle riforme istituzionali perseguiva la riorganizzazione della gestione statale centralizzata. Vedi l’abolizione del bicameralismo perfetto con la soppressione del Senato elettivo, il superamento dei corpi intermedi rappresentati dalle regioni, dalle provincie e dei comuni. Il ruolo del Presidente della Repubblica. La prima osservazione in questa proposta di riforma costituzionale manca un elemento fondamentale nelle democrazie parlamentari: i contrappesi dei poteri. La seconda in una società sempre più globale era necessaria ed urgente una interfaccia istituzionale vicina ai cittadini e questi sono il Comune e la Regione.

2) In ultima analisi questa vittoria del NO al referendum possiamo ascriverlo come un voto di protesta e di sfida al Potere arrogante. I cittadini non si sfidano, i cittadini si governano e si comprendo.

3) Sono convinto che la Costituzione ha un principio di fondo come valore: Il Patto Sociale tra cittadini e Stato. Oggi questo Patto va rivitalizzato chiamando tutti i cittadini a volere applicare in toto la Costituzione sancita dai padri costituenti e non quella materiale applicata di volta in volta.

4) Sul piano della riforma elettorale perseguiva la costituzione di una aggregazione politica centrista moderata, da una parte che sia espressione di una stratificazione sociale elitaria di stampo del vecchio potere doroteo democristiano; dall’altra l’attualizzazione del disegno Moroteo, anzi Demitiano chiesastica dell’incontro strutturale tra gli ex democristiani – popolari e di ex comunisti o post comunisti, sempre più minoritari. Il senso reale della riforma elettorale è la modificazione, ad imo, del concetto della democrazia in concetto oligarchico, non dei migliori ma dei pochi e peggiori.

5) Con questa vittoria del NO al referendum non possiamo consentire di tornare a vecchie logiche “uliviste” o maggioritarie non realistiche dalla nuova geografia politica delle rappresentanze esistenti, non bipolari, ma tripolari o quadripolari. L’unica realistica riforma elettorale è quella proporzionale con uno sbarramento del 3%. La governabilità non dipende dal sistema elettorale, ma dagli strumenti della “governance” degli istituti politici.

IL PROGETTO E IL PROGRAMMA

Il progetto deve rappresentare, non il modello alternativo al capitalismo, ma come afferma Bauman, deve essere quello di un soggetto politico organizzato che sia come “coltello affilato premuto contro le eclatanti ingiustizie della società, una voce della coscienza finalizzata a indebolire la presunzione e l’auto adorazione dei dominanti».

Il programma è imperniato su tre pilastri.

Patto sociale sul Valore del Lavoro che investe tutto il sistema Paese, chi offre lavoro e chi richiede lavoro.

Patto o un nuovo contratto sociale di convivenza tra i cittadini della società italiana.

La “governance” di tutti i nuovi processi, i quali hanno una rilevante incidenza sulla questione della partecipazione democratica dei cittadini.

Il superamento, infatti, della dicotomia marxista dello scontro di classe tra borghesia e proletariato è sostituito, in una Società stratificata, da un confronto costante tra soggetti interni alle stesse categorie sociali.
Il confronto nella Società delle comunicazioni veloci (Internet) o delle trasformazioni epocali in stretti tempi storici, avviene no tra gruppi codificati, ma tra individui persone. Gli individui persone divengono soggetti collettivi in quanto cittadini o gruppi di interessi legittimi, come appartenenza.
Lo scenario, quindi, che ci si pone d’innanzi è la sintesi tra il soggetto individuo persona e il soggetto gruppo di cittadini o di interessi.
Questa nuova concezione della coniugazione dei garantiti e dei bisognosi, perché nuovi poveri o degli emarginati, come periferia sociale e territoriale. Amo raffigurare questa nuova concezione, come due Assi Cartesiani, ove il punto di incontro dei due assi verticale ed orizzontale è proprio l’effetto della coniugazione delle due esigenze della Società.
L’asse verticale rappresenta le istanze individuali dei garantiti quindi di chi agisce perché ha merito o autonomia decisionale; l’asse orizzontale rappresenta le istanze egualitarie e collettive, quindi di chi agisce per bisogno, in ciò rientrano le istanze dei deboli (di chi non ha autonomia decisionale), la difesa dei diritti dei cittadini.

In questo punto d’incontro tra le istanze dell’individuo persona e le istanze dei diritti e delle esigenze collettive dei deboli si riscopre la nuova concezione del Socialismo del XXI secolo: Il quale non guarda alle costruzioni utopiche di un mondo migliore, ma costruisce gli strumenti più idonei per eliminare i mali concreti che si pone in alternativa al liberismo finanziario.
Il nostro progetto tratta temi che sono prioritari: contro le povertà in Italia ed in Europa; per i diritti negati ai cittadini indifesi; per gli innocenti maltrattati e sfruttati; la salvaguardia dell’Habitat naturale per la sopravvivenza del genere umano e naturale del Pianeta.

Desidero ricordare che la Società dell’Ottocento e Novecento ha lottato per l’acquisizione dei diritti collettivi (la liberazione dallo schiavismo nel lavoro, per il diritto al suffragio universale, per il salario minimo garantito, per l’accesso alla alfabetizzazione, alla salute e sicurezza).
La Società del Terzo Millennio è rappresentata dall’era dell’accesso, cioè dalla capacità individuale di uso della conoscenza, dell’informazione e il lavoro come uso del tempo libero.

Finisce l’epoca del conflitto tra il possesso dei mezzi di produzione e la sola forza lavoro. Questa epocale rivoluzione ci consegna un grande messaggio e una grande sfida: saper coniugare chi ha conoscenza e chi non dispone conoscenza. Il confronto si sposta tra la qualità individuale della vita, da una parte e la salvaguardia dei diritti collettivi di chi non dispone di conoscenza, come merito, e quindi capacità collettiva alla partecipazione democratica dall’altra, come responsabilità collettiva alla qualità della vita.
Questo è il terreno del Socialismo del XXI secolo sul piano epistemologico, il quale procede per tentativi ed errori o per approssimazioni successive.
Su questi temi è necessario ed urgente aprire un confronto di ampio respiro.
Il nuovo soggetto politico fondato sui pilastri della libertà, equità e solidarietà della responsabilità collettiva ha d’innanzi uno scenario di riflessioni e di possibili temi e soggetti a cui rivolgersi.

Mi piace ricordare la definizione di Democrazia di Popper: “non qualcosa di vago come il “governo del “popolo” o il “ dominio della maggioranza”, ma una serie di Istituzioni ( tra le quali le elezioni generali) che permette al popolo di darsi un proprio governo e la possibilità del pubblico controllo e l’allontanamento da parte dei governati di chi è al potere, e che rendono possibile ai governati di giungere alle riforme senza l’uso della violenza ed anche contro la volontà di chi è al potere”.
Una sinistra nuova che riesca a fondere una rappresentanza democratica della domanda sociale e della protesta diffusa generata dalla crisi, con proposte innovative di governo legate ad un nuovo orizzonte con nuovi strumenti dello sviluppo, e una classe dirigente completamente nuova in grado di rendere credibile un messaggio di forte rottura con la pratica di gestione del potere di questo sistema politico.

La prospettiva del socialismo del XXI secolo è legato ai valori fondanti della libertà, della equità, della solidarietà; in Italia sta alla sinistra del PD, partito del centro moderato e di rappresentanza sociale elitario, che non è compatibile con il socialismo laico e libertario; in Europa mette in discussione gli obiettivi del PSE, partito fermo al Blairismo funzionale nella ottica del liberismo finanziario.

La proposta operativa è quella di rimettere in discussione lo scioglimento di tutte le varie sigle italiane socialiste e delle forze laiche democratiche e della sinistra per procedere alla costituzione di un nuovo soggetto politico organizzato autonomo, libertario e alternativo.

  1. Renato costanzogdtti says:

    Gulisano confonde ed associa la rivoluzione 4.0 con la finanziarizzazione. Sono 2 cose diverse: la rivoluzione 4.0 é parte del vecchio capitalismo produttivi, é la sua estremizzazione schumpeteriana che esalta il processo D-M-D’ presentandosi nuovi scenari che ci pongono il problema di un nuovo modello redistributivo. Il capitalismo finanziario é la negazione di quel processo per esaltare il meccanismo D-D’ (vedi il III volume del Capitale) che uccide l’economia reale. Quindi per me prima di tutto viene k’alleanza tra lavoratori non alienati, imprenditori schumpeteriani e capitalisti produttivi contro il capitalismo finanziario. E lo scopo finale non è a mio parere un moralisti francescano atteggiamento solidaristico verso gli ultimi ma un cambio di egemonia culturale che eclissi lo strapotere del capitale affermando, come dice l’art. 1 della costituzione, un’Europa fondata sul lavoro.

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