I socialisti contro il Mattarellum, la legge elettorale preferita del PD

di Alberto Benzoni

I socialisti contro il Mattarellum, la legge elettorale preferita del PD

CI MANCAVA PROPRIO IL MATTARELLUM

Il Mattarellum è forse l’esempio più clamoroso del cretinismo istituzionale che ha presieduto alla nascita della seconda repubblica: l’idea che un sistema politico per sua natura pluripartitico e quindi basato sul proporzionalismo potesse convertirsi alle virtù del bipartitismo anglosassone perchè spinto verso questa direzione da un sistema elettorale per il 75% anglosassone.

E, ancora, dell’idea che la corruttela insita nella preferenza potesse essere eliminata dal “sistema dei nominati”: candidati nel proporzionale in liste rigorosamente bloccate, candidati nell’uninominale scelti dai dirigenti dei vari partiti delle, allora, due coalizioni e a sinistra da una Quercia circondata dai vari cespugli ( ed è questa la ragione per cui i Democratici di oggi sentono una irresistibile nostalgia per quel sistema elettorale).

Naturalmente, il risultato fu esattamente opposto a quello preventivato: i partitini di comodo si moltiplicarono, le alleanze di comodo rimasero sempre fragili, i partiti minori, sempre più incapaci di presentarsi da soli sarebbero vissuti, da allora, in una sintesi inquieta tra subalternità e pulsioni ricattatorie.
Da allora in poi, tra l’altro, le leggi elettorali sarebbero state sempre concepite e varate non per la loro razionalità sistemica ma in funzione degli interessi,magari mutevoli dei partiti di governo o dei loro maggiori esponenti, portando il nostro paese ad avere, nell’arco della seconda repubblica, ben tre sistemi elettorali diversi.

Questo mentre le maggiori democrazie liberali del mondo vivono con lo stesso sistema elettorale nell’arco di decenni se non di secoli.

PD E MATTARELLUM, UN MATRIMONIO D’INTERESSE

Il Mattarellum riporta il PD ai bei tempi dell'Ulivo mondiale

Quel gran pataccaro di Renzi conosce i suoi polli. E gli ha venduto, a metà del suo intervento, il Mattarellum in nome della grande stagione dell’Ulivo e di Prodi. Dimenticando di aggiungere che l’Ulivo mondiale, quello di Prodi, ma anche di D’Alema, Blair, Joshka Fischer e Clinton, la versione nostrana della Terza Via, era svanito con gli albori del nuovo secolo; e, che, più prosaicamente, con quel tipo di sistema maggioritario, Berlusconi aveva vinto due volte- nel 1994 e nel 2001 e che avrebbe forse vinto ancora, e nettamente, anche nel 1996 se non gli fosse mancata la Lega, con il suo 11% e se l’ulivismo dalemian-prodiano non avesse arruolato tra le sue file il noto “banchiere dei poveri”, leggi Lamberto Dini.
In realtà avrebbe dovuto aggiungere anche un’altra cosa: che il sistema elettorale proposto rappresentava l’abbandono definitivo del progetto culminato con l’Italikum, la pretesa di trasformare il 30% dei voti nel 50% dei seggi; con il rischio, però, rivelato da tutti i sondaggi, che questo meccanismo venisse utilizzato dal Movimento 5 Stelle.
Se Renzi avesse vinto o perso di misura, avrebbe probabilmente tenuto duro, magari con il malcelato disegno di “spezzare le reni”alla concorrenza con l’utilizzo del complesso mediatico-giudiziario o con altri marchingegni ancora più drastici. Ma, avendo perso, è dovuto tornare a più miti consigli e farsi portavoce di nuovi progetti più consoni agli interessi del partito e a quelllo che resta del suo dna.
Gli interessi del Pd, svanito il disegno maggioritario, restano quelli di avere un sistema in cui il confronto triangolare si concluda a svantaggio del polo 5 Stelle. E il voto per collegi ( radicamenti personali, peso dei fattori locali, voto di scambio) è perfettamente funzionale a questo disegno. Per il resto Pd e centro-destra si confronteranno ad armi pari, al prezzo di valorizzare il peso specifico di Salvini e Fratelli d’Italia. Ma con il vantaggio, per lo stesso Pd, non solo di rinverdire ( anche suonando l’appello antifascista) le sue credenziali di sinistra; ma soprattutto di riacquistare il pieno controllo del relativo schieramento.
E qui veniamo al Dna del Partito Democrativo: riassumibile nella piena disponibilità al compromesso con il centro-destra, della Prima come della Seconda repubblica e, nel contempo, con la pulsione permanente a distruggere e/o assoggettare quanti contestino la sua leadership o la sua linea all’interno del proprio campo.
Potremmo ricordare, a questo riguardo, i “fratelli in camicia nera“e il patto Hitler- Stalin contrapponendoli ai processi di Mosca,. alla feroce polemica con i socialfascisti e al trattamento subito da anarchici e trotskisti durante la guerra di Spagna: ma era tanto tempo fa e c’era Stalin.
Ma è di tutta la Prima repubblica, la costante insofferenza di fronte al protagonismo socialista e, nel contempo, la vocazione all’intesa con la DC: ed è della seconda, accanto all’uso politico della magistratura nei confronti degli avversari i, l’uso politico del sistema elettorale per “normalizzare” i propri alleati.
Da quest’ultimo punto di vista il Mattarellum si rivela uno strumento perfetto.Perchè, sin dalla sua nascita, contiene in sè una formidabile capacità di interdizione e nei confronti di candidati o formazioni politiche “non in linea”.
Capacità che si manifestò in maniera particolarmente brutale, nel 1994, negando l’accesso all’uninominale ai socialisti “cattivi”provenienti dal vecchio gruppo dirigente craxiano e inserendo nel medesimo una quantità di “socialisti buoni”destinati a scomparire successivamente con la stessa velocità con cui erano apparsi.
Oggi, naturalmente è tutto diverso. Oggi sulla porta d’ingresso del futuro parlamento o delle future giunte non ci sono più giudici occhiuti ma sponsor sorridenti e amorevoli.

Oggettivamente l’invito ad entrare nella nuova casa dell’Ulivo è un volgare imbroglio.

L’Ulivo è scomparso da tempo. Il titolare del marchio ne ha fatte, durante e dopo, di cotte e di crude: dalle privatizzazioni giù giù sino alla riforma costituzionale; e non mostra alcun segnale di ravvedimento e/o di volontà di percorrere nuove vie.

La sinistra radicale, nel frattempo, si sta ricompattando in una linea di opposizione anche per rispondere all’appello di tanti sostenitori del no.
Pure, davanti a quel portoncino, già si affollano centinaia e centinaia di persone. Perchè, dopo tutto, l’isola che non c’è è dannatamente difficile da raggiungere e non è detto che ci sia; mentre la poltrona di parlamentare o di assessore si può prenotare sin d’ora. Basta un sì.
.Naturalmente, non è affatto detto che il Mattarellum sia adottato dal parlamento. Anzi è quasi certo il contrario. Ma il Pd se ne farà una ragione. Anche perchè, come specchietto per le allodole ha già funzionato alla perfezione; confermando quello che si sapeva da tempo, e cioè che il Pd se non è più all’altezza del compito di guidare la sinistra è, invece, assolutamente in grado di impedirgli di esistere.

 

NO AL MATTARELLUM: LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELLA SINISTRA

Il Mattarellum: il pretesto per Pisapia e i suoi di tornare col PD

Ciò detto, anche gli stomaci più forti non possono non avvertire un qualche conato di vomito di fronte al Mattarellum proposto da un Renzi inopinatamente ricomparso nei connotati di un penitente.E con l’unico scopo di portare un Pd riottoso a sostenere la tesi di un ricorso rapido alle urne.

E qui è il caso di ricordare, assieme a Franco Bartolomei, quel rischio di ritorno all’ulivismo, agitato da Pisapia ma anche dalla sinistra PD: perchè il Mattarellum è stato e potrebbe tornare ad essere la “leva armata”di un sistema basato sull’egemonia del Pd, come forza garante del sistema e sul supporto passivo ma ben ricompensato in Parlamento della sinistra radicale.. in un contesto in cui il primo è in grado, entro certi limiti, di fare quello che vuole a livello di governo e la seconda di marcare, entro cert limiti, le proprie distanze all’interno della coalizione. Per la sinistra di governo un occasionale impaccio; per quella radicale il bacio della morte.

Ed è proprio quest’ultimo che ci viene riproposto oggi. E proprio in un momento in cui l’Ulivo mondiale e le socialdemocrazie di governo stanno entrando in una crisi terminale. E in cui, la stessa vittoria del no fa maturare le condizioni per la formazione di una sinistra alternativa.

Ma, a questo punto, ecco arrivare Renzi e con lui gli esponenti di un Pd sereno e pacificato: all’inizio qualche autocritica melensa e qualche richiamo alla necessità di salvaguardare la democrazia e la sinistra di fronte alla minaccia dei populismi eccetera eccetera… e poi la mela avvelenata!

Con l’uninominale a un turno la vostra possibilità di entrare in Parlamento è uguale a zero e anche nel proporzionale vi presenterete divisi e a rischio sbarramento. Noi vi proponiamo una larga intesa tra forze democratiche che garantirà l’entrata in Parlamento di tutti vostri esponenti più significativi, liberi voi di misurare le vostre forze nella quota proporzionale e di difendere, successivamente la vostra autonoma identità in sede parlamentare. Terremo, naturalmente conto delle vostre indicazioni nella elaborazione del nostro programma.”.

Nell’ottica di qualsiasi padrino, un’offerta che non si può rifiutare.

E, allora, si tratta di impedire che ci venga rivolta. Si tratta, per tutta la sinistra appena uscita dalla vittoria del no di dire, da subito, che il Mattarellum è politicamente e costituzionalmente improponibile; e di contribuire in ogni modo alla nascita di uno schieramento a difesa del proporzionale.

Personalmente, penso che questa battaglia abbia larghe possibilità di successo, Anche perchè non contempla per noi e per le altre forze della sinistra dell’opposizione alcun Piano B, alcuna possibilità di dialogo e di compromesso con il PD, oggi renzizzato, ieri, oggi e domani pilastro dell’ordine costituito.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>