Franco Bartolomei e la rottura col PSI

di Franco Bartolomei

i socialisti votano NO al referendum costituzionale

referendum: il no come voto di classe

E’ ora di fare alcun riflessioni , approfondite, sul risultato del referendum , per fissare i nostri punti di riferimento per le scelte che dovremo compiere in futuro.

La vittoria del No è prima di tutto una grande sommatoria del voto degli esclusi dai benefici del sistema monetario e finanziario. È il voto di un mondo ampio ,precario, sottoccupato ed impoverito, e preoccupato per il suo futuro , contro le aree sociali che ottimizzano rendita, proteggono risparmi o godono di certezze occupazionali e reddituali .
Un voto che manifesta una spaccatura profonda nel vivo della societa’ civile tra una consistente maggioranza di Italiani che vive una condizione di esclusione, disagio sociale e difficolta’di vita, che ha votato in modo compatto per il NO, ed una minoranza che vive la propria condizione sociale in termini sufficentemente rassicuranti che ha accolto in prevalenza l’appello Renziano .
Questa spaccatura di condizioni di vita e di prospettive esistenziali nasce dagli effetti strutturali del sistema finanziario e monetario, l’impalcatura più importante del modello economico e sociale esistente: una stagnazione tendenziale, un basso livello di inflazione , una garanzia diffusa per gli investimenti finanziari e alti livelli di protezione del capitale e della rendita, che fanno da contraltare ad una restrizione dell’economia reale e dell’occupazione nei settori economici privati, e ad una contemporanea precarizzazione progressiva delle posizioni soggettive nei rapporti sociali e produttivi.

Il PD: il partito del sistema

Il voto per il “SI” certifica ancora di piu’ che tutta la politica del governo Renzi è sviluppata in piena continuta’ con il governo Monti, nel ruolo di grande stabilizzatore e conservatore assunto dal PD nel sistema, a partire dalla presidenza Napolitano e dal governo commissariale di Monti, con il sostegno e la copertura di tutto il sistema dei poteri economici, finanziari e monetari, globali ed europei, e con l’assistenza di tutte le lobbies tecnocratiche che ne amministrano gli interessi diffusi e ne traducono le esigenze in indicazioni di modello di societa’.
Il PD ha dimostrato di essere pronto in ogni momento, pur di esercitare ad ogni costo questa missione in conto terzi , ad attaccare anche il sistema di garanzie costituzionali, dopo aver gia’ leso in modo gravissimo tutto il sistema di protezioni sociali esistente.
il PD, infatti, pur di garantirsi una legittimità dall’esterno, che gli permetta di supplire alla sua debole rappresentatività sociale ed elettorale, è da tempo pronto a tutto, anche ad intraprendere iniziative istituzionalmente “eversive“, come sostenere la liquidazione dell’industria pubblica, sostenere apertamente la prima guerra dell’Italia Repubblicana, quella di Serbia, sostenere il Golpe di Monti e Napolitano, e da ultimo tentare di stravolgere la costituzione e votare l’ Italikum.
La sua trasformazione genetica non fa’ che esaltare questo suo ruolo tendenzialmente ” eversivo “, perfettamente in linea con il giudizio Gramsciano sul “Sovversivismo” delle classi dirigenti del nostro paese .

LA FINE DELL’ARCO COSTITUZIONALE

Il voto apre la strada ad una conseguenza politica, imprevedibile fino a poco fa: la fine del cosiddetto “Arco Costituzionale “ e l’esaurimento definitivo nella coscienza politica e culturale del Paese dell’esclusione della destra da una sua legittimazione costituzionale di fondo.
Assistiamo, paradossalmente ad un nuovo momento di forte rilegittimazione da parte di tutte le forze cosidette “antisistema“, o piu’ liquidatoriamente “populiste ” (Lega , Destra, 5 Stelle), le quali con il loro voto massiccio e determinante per il “NO ” hanno anche involontariamente garantito la sopravvivenza della Costituzione Antifascista del ’46 rispetto all’attacco di ispirazione tecnocratica ad essa portato dal PD, che fino ad oggi si e’ sempre vantato, facendone suo elemento di forza , di essere l’unica vera forza di continuita’ costituzionale tra la Prima e la Seconda Repubblica.
Questo risultato scardina tutti i riferimenti di alleanza tra le forze politiche che siamo stati finora abituati a considerare inamovibili, a prezzo di costi politici pesanti per chiunque avesse sperimentato un loro rovesciamento: l’antifascismo, da categoria reale e valorizzabile dell’azione politica, è stato per vent’anni abusato dal PD e dai suoi predecessori come strumento cardine per unire attorno a sè degli alleati, nel nome della lotta alla destra “impresentabile”.

L’uso strumentale dell’antifascismo come categoria politica da un blocco sempre più moderato e conservatore ha finito per togliere qualsiasi valore a questo concetto, nella mente degli elettori.

La convergenza di destre, sinistre e non incasellabili come i 5 Stelle nel NO al referendum è la prova definitiva che il PD non può più fare affidamento su richiami ideologici, lealtà tribali o minacce apocalittiche per costruirsi uno schieramento.

Questo dato modifica radicalmente lo scenario politico consolidato dal ’46 in poi, ed i suoi effetti tenderanno a manifestarsi nel tempo in modo probabilmente duraturo , aprendo scenari politici assolutamente nuovi, amplificati dal ruolo conservatore, tecnocratico e centrista che sta assumendo il PD: nella mente degli elettori, sono e saranno sempre di più i Democratici a essere visti come autoritari e anticostituzionali, grazie alla loro scelta di svuotare di senso prima la Costituzione materiale del nostro Paese (lo Stato Sociale), e poi anche quella formale, la Carta del ’48.

E’ la conferma definitiva che è necessario chiudere con l’illusione di riportare a sinistra il PD, un partito che fa gli interessi dei nemici del nostro Paese e dei nemici del mondo del lavoro.

Smettiamo di parlare ai politici, ai giornalisti e alle classe dirigenti: torniamo a parlare a quel Popolo, che il 4 Dicembre ha mostrato di esserci, e di voler contare.

Ci serve un soggetto politico che dia voce ai lavoratori e ai ceti produttivi, che costruisca un futuro per i giovani schiacciati dalla corruzione, dalla disoccupazione e dal precariato, e che difenda la sovranità nazionale.

In una parola, ci serve il Socialismo.

 

 

  1. paolo cassili says:

    Ecco una analisi seria dal punto di vista della sinistra che sta coi piedi per terra e sa chi rappresenta e deve rappresentare. come mai non riesce alla “sinistra” ortodossa, quella che proviene dal vecchio e glorioso PCI non riesce a farlo? secondo me si ripete la storia che appena è stato possibile sdoganarsi dalla “colpa” di essere stati comunisti perchè era meglio essere sottosegretari, ministri, presidenti del consiglio, anche se ha significato andare a bombardare popoli innocenti pur di dimostrare agli americani che il passato era passato ora è unèaltra cos. cioè nazionalizzazioni e barche a vela da due miliardi di lire”comprate con leasing a lungo termine”. sarebbe ancora lungo criticare il passato che ha svenduto a vile prezzo il sacrificio di tanti lavoratori e militanti, per abbreviare concordo in pieno con l’analisi fatta da nuovo socialismo e soprattutto con la conclusione: abbiamo bisogno del socialismo:

  2. Giovanni Rebechi says:

    Sono d’accordo con Franco Bartolomeo, quindi ci serve un manifesto-appello per unire chi vuole portare avanti una politica Socialista nel Paese e in Europa.

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