le madri di Plaza de Mayo tornano in piazza contro Macrì

di Antonello Tinelli

L’articolo è stato pubblicato anche sul giornale online L’Opinione Pubblica, che ringraziamo insieme all’autore per il permesso di ripubblicazione

Solidaridad o lucha, o hambre y represión. Cristina conducción”. Così è stata chiamata la manifestazione convocata ieri (la Marcha de la Resistencia), e che proseguirà fino a venerdì, dall’Associazione “Madres de Plaza de Mayo” per protestare contro le misure economiche neoliberiste del Governo presieduto da Maurico Macri.

Insieme alle madri dei desaparecidos e delle vittime innocenti della “junta militar”, si sono unite varie organizzazioni politiche e sindacali del cosiddetto “kirchnerismo” e centinaia di comuni cittadini in aperta opposizione al Governo.

Ad aprire il corteo nei pressi della Piramide che “guarda” la Casa Rosada, c’era la combattiva Hebe de Bonafini, presidentessa dell’Associazione, che con tono fermo e scevro da ogni retorica ha dichiarato: “Macri non è il padrone dell’universo, il Re di tutto. Ha il dovere di ascoltarci. Con tutto quello che sta succedendo nel Paese cerchiamo di smuovere un po’ i neuroni del Governo che non sappiamo a cosa stia pensando. Le cose vanno molto male. Abbiamo trentamila ragioni per manifestare e siamo qui affinché ogni argentino abbia un lavoro e ogni bambino un pasto caldo. Di fronte alle bugie, alla fame, alla crisi economica, ci uniamo con organizzazioni politiche e sociali che rivendicano i nostri stessi principi”.

“Le marce della Resistenza” iniziarono nel pieno della dittatura militare di Jorge Videla, e furono sospese nel 2005 quando il governo peronista di Nestor Kirchner intraprese una politica economica keynesiana e di pieno rispetto dei diritti umani.

Sotto la presidenza Kirchner furono avviati i primi processi contro gli alti ufficiali delle Forze Armate accusati di rapimenti, torture e omicidi ai danni di migliaia di dissidenti politici.

Con l’arrivo alla Casa Rosada di Mauricio Macri nel 2015, le libertà civili hanno subito un brusco contraccolpo.

Su tutti segnaliamo l’emblematico caso dell’attivista indigena dell’organizzazione Tupac Amaru de Jujuy, Milagro Sala: incarcerata illegalmente per le sue infinite battaglie a favore dei popoli originari e sostenitrice di Cristina Kirchner. A nulla sono serviti gli appelli per la scarcerazione rivolti al Governo federale da parte dell’ONU, dell’Organizzazione degli Stati Americani e di altri organismi internazionali che si battono per il rispetto dei diritti umani.

Per i partiti e i movimenti di opposizione questo è il primo caso di “prigioniera politica” nell’Argentina di Macri, e anche per questo le “madri” sono tornate ad occupare le piazze.

Le misure economiche avviate dall’esecutivo di Macri hanno portato l’economia argentina nella spirale della recessione dopo anni di crescita. La svolta neoliberista, con conseguente aumento vertiginoso della disoccupazione e degli indigenti, ha fatto sì che l’Argentina ripiombasse nel cupo periodo degli anni ’90 con una situazione sociale incandescente pronta ad esplodere.

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