con la Fedeli ministro, prosegue la lotta contro la Buona Scuola

Ne bis in idem?

con la Fedeli ministro, prosegue la lotta contro la Buona Scuola

5/12/2016

ANCHE DA ARCHILOCO AVREBBERO POTUTO IMPARARE

All’indomani del risultato del referendum – vissuto da noi docenti come una sorta di liberazione dal governo della legge 107 – alcune prime riflessioni si impongono, in attesa dei dati disaggregati ai vari livelli.
1. Certo la geografia politica risulta essere alquanto sconvolta e il dato politico è eloquente: l’inadeguatezza della velleitaria classe dirigente renziana dal punto di vista sia dell’institutio (saper scrivere una legge corretta insieme al Parlamento: non gliene è venuta 1 bene, da ciò venendo l’abuso di deleghe e decreti) sia dell’affastellamento di temi e di conflitti.
2. Pensate a persone col curriculum di studi della Boschi o della Moretti: sono anche le donne di quel clan che hanno proprio deluso, per non dire poi del modello femminile che hanno promosso. La donna al potere legata all’aspetto fisico e alla cosmesi continua che ironizza su altre donne, magari dello stesso partito-carrozzone (Rosi Bindi), per il fatto di non curare a sufficienza l’aspetto. L’aspetto, la mediaticità-virtualità, la superficialità sembrano essere diventati stabilmente valori politici.
3. L’idea dell’ <andiamo a comandare> va bene come hit musicale per adolescenti viziati non per il governo di società complesse come la nostra.
4. Ma attenzione: il bilancio di una generazione, quelli nati negli ultimi 30 anni del secolo scorso, nascosto fil rouge di questa campagna per il NO, resta ancora appeso. Di fatto, abbiamo un “debito formativo” da colmare in attesa di esami di recupero continuamente procrastinati. Precarietà esistenziale, riduzione degli spazi di rappresentanza, peggioramento delle condizioni di vita.
5. Scrive il saggio Alberto Benzoni: <A Roma: Parioli sì 65%, no 35%; al Trullo, periferia povera sì 25% no 75%. Il senso del voto è tutto qui.> Gli fanno eco: <A Bari, nel pieno quartiere popolare e proletario del Libertà, si va dal 66 al quasi 80% del no.>

Sovviene il testo di un poeta lirico greco, ARCHILOCO.

Cuore, mio cuore, turbato da affanni senza rimedio,
sorgi, difenditi, opponendo agli avversari il petto; 
e negli scontri coi nemici poniti, 
saldo, di fronte a loro; 
e non ti vantare davanti a tutti, se vinci;
vinto, non gemere, prostrato nella tua casa.
Ma gioisci delle gioie e soffri dei dolori
non troppo: apprendi la regola che gli uomini governa.

10/12/2016

LA FINE DELL’ERA GIANNINI-FARAONE AL MIUR

Le dimissioni del governo comportano la fine del ministero della coppia Giannini-Faraone.
Come noto, larga maggioranza degli e delle insegnanti si è opposta tanto al metodo quanto al merito delle loro contestatissime riforme, il cui centro è la legge 107-2015 con le sue numerose deleghe.
Su di essa abbiamo già consumato numerose ore di contestazione (vasta la sitografia), ripetuti scioperi (con relative trattenute salariali, all’incirca 70-80 euro al giorno: altro che bonus!) nonché decine manifestazioni e iniziative, una quadruplice raccolta firme referendaria andata fallita per appena 12000 firme, tanti ricorsi giudiziari dei quali abbiamo dato anche conto su questo sito, tensioni come cifra della quotidianità nella scuola, una spossante impegno referendario appena conclusosi per il NO.
In piena estate Risorgimento socialista chiedemmo non solo le dimissioni della ministra Giannini e del sottosegretario Faraone, ma anche che esse, già doverose, fossero “seguite da un’indagine fra i responsabili ministeriali delle numerose criticità del sistema originato dalla Legge 107”. Questo obiettivo – mettere sul banco degli accusati anche i mandarini bipartisan del MIUR – non l’abbiamo dimenticato.

Ore, denari, ma soprattutto serenità sottratti per un danno difficilmente calcolabile in termini non solo monetari. Infatti, da circa due anni migliaia di docenti stanno vivendo con molte migliaia di colleghi-e un autentico tour pluri-referendario. L’esito è recente e noto.
Abbiamo vinto, per ora. Ma festeggiamo poco, molto poco.
Siamo sopravvissuti come insegnanti anche a queste sciagurate riforme. Ma come non pensare allo stato della scuola pubblica, al forte disagio che vivono gli insegnanti italiani (di ruolo e precari), alla serenità perduta in questi mesi di continua lotta contro un governo avversario infido e sleale? Quanto tempo perso che avremmo potuto consumare diversamente, magari per preparare meglio una lezione o per una reale autoaggiornamento culturale. Niente da fare, è andata così.

Restano sul tappeto i problemi della scuola pubblica, acuiti dai probabili strascichi negativi delle prime attuazioni della legge 107: bonus premiale e chiamata diretta (sul modello dell’opaco reclutamento accademico), la transizione alla titolarità di sede per chi ha contratto triennale da ambito, le forzature dell’alternanza scuola-lavoro, formazione obbligatoria selvaggia (non contrattualizzata), la trattativa inconclusa per il rinnovo del contratto sul piano sia economico (di fatto all’incirca poco più della vacanza contrattuale di 14 euro che già percepiamo) sia giuridico, infine il tema annoso e irrisolto dei precari compresi quelli vincitori di questo concorso in via di conclusione.
Macerie. Sofferenze. Tempo sprecato. Burocrazia asfissiante. Gerarchie.
La vostra scuola alla buona è metafora della vostra attitudine a governare. Dare i soldi, togliere diritti, dividere e comandare.
#iovotono #risorgimentosocialista #negarenecessest

 

12/12/2016

Questo non è un governo, ma un fortino sotto assedio: il voto popolare di appena 8 giorni fa sembra gettato alle spalle, mentre le inadeguatezze e incompetenze di questi ultimi governi oscillanti fra pseudo-tecnici e cinicamente partitici, sempre autenticamente neoliberisti, non sono messe in discussione, affinché si celino almeno per qualche mese le tare storiche di una classe dirigente, quella del pd, di fatto scioltasi come neve al sole dopo le ripetute e sonore sconfitte elettorali.

Ora il nuovo governo vorrebbe ammansire almeno il mondo della scuola. Ci offrono l’allontanamento della contestatissima Giannini, che è una nostra vittoria, e l’arrivo della Fedeli, già figura di vertice della CGIL, poi cooptata da Bersani, infine renziana di prammatica. Un altro esempio di banderuola al vento, pedagogicamente improponibile.


Valuteremo dai suoi fatti (comprese le modalità di ripresa di un dialogo con docenti e studenti, compromesso dalla legge 107), da come gestirà le ancora pendenti deleghe di quella legge nefasta, dalle figure di sottosegretari che l’affiancheranno.

Le aspettative, si sappia, sono poche – abbiamo già visto che cosa ha comportato il passaggio dalla Gelmini alla Giannini, dalla destra berlusconiana a quella renziana.

Ci chiediamo se la massima giuridica “ne bis in idem” (divieto di ripetere la medesima questione) valga anche in sede politica. Certo, un governo fotocopia non è quanto l’Italia si attendeva ed è difficile che le stesse persone possano comportarsi diversamente da prima del voto del 4 dicembre.


Proporremo la prosecuzione della mobilitazione proprio per influire il più possibile – con (auspicabilmente) o senza (se necessario) sindacati – nelle scelte del nuovo governo. 

Coordinamento scuola di Risorgimento Socialista

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>