Il PD con le dimissioni di Renzi continua a combattere la Costituzione

Di Ferdinando Pastore

Il PD con le dimissioni di Renzi continua a combattere la Costituzione

Alto contro basso

Davide Serra ha delineato, in maniera efficace, la natura eversiva del PD: Il Partito Democratico è il soggetto politico che difende interessi sovranazionali protetti dalla finanza internazionale.

Lo stesso Serra afferma, difatti, che non importa le persone come lavorino (voucher o jobs act) ma che i numeri sono numeri. Quindi ad essere protetto è il profitto delle strutture finanziarie e ciò che la Riforma prevedeva era rendere più agevole gli investimenti del capitale estero attraverso una verticalizzazione del sistema istituzionale.

Da questo punto di vista, la riforma Renzi-Boschi era la ciliegina sulla torta di una modifica sostanziale della nostra Carta già avvenuta con la modifica dell’art. 81, che rende impossibile la protezione dei valori non mercantilistici attraverso la soppressione delle libertà positive e l’impossibilità di dare attuazione a quei principi contenuti nei primi articoli della Costituzione stessa.
Il tratto eversivo della Riforma si sostanziava nell’aver tentato di modificare la natura ideologica della Costituzione del 1948 (troppo socialista) e di certificare nel nostro sistema istituzionale il neo-liberismo autoritario, protetto oggi dall’Unione Europea e dalla sua struttura tecnocratica, che governa di fatto senza legittimazione democratica e che impone scelte economiche ad una dimensione.

La chiusura definitiva del sistema è stata sventata da una reazione della popolazione che socialmente non ha più vantaggi dal sistema economico e finanziario e che vede nella globalizzazione dei mercati la causa della crescita di insopportabili diseguaglianze, che vengono dipinte dalle élite con una rappresentazione di colpevolezza del singolo, che sognerebbe ancora vecchie protezioni statali considerate non al passo dei tempi nella sua dimensione di capitale umano.

Tutte le ultime elezioni del mondo occidentale prefigurano uno scontro tra l’alto ed il basso, ed il basso che non ha ancora una definizione programmatica e politica univoca, dal referendum greco in poi, vince senza troppe discussioni le consultazioni popolari.

La Costituzione difesa dai populisti

In Italia però un primo effetto politico, il voto espressione del basso, lo ha avuto ed esso rappresenta un evento storico che nessuno oggi riesce a scorgere. Dal fronte del No emerge un nuovo arco costituzionale del quale fanno parte anche soggetti politici che prima del Referendum ne erano fuori. Il riferimento è a quella parte che proviene tradizionalmente dalla storia del Movimento Sociale Italiano ed oggi rappresentato da Giorgia Meloni e parte della Lega Nord.
E’ incredibile il fatto che oggi chi si pone fuori dalla difesa della Costituzione anti-fascista e che ha provato a modificarla in senso autoritario, asservendo logiche anti-statuali e di natura meramente economica con colpi di maggioranza è proprio il partito che ha visto la sua nascita dalle ceneri del Partito Comunista, mentre ad essere oggi pienamente legittimati sono movimenti, partiti e soggetti che (insieme a chi si pone a sinistra del PD) prima di oggi venivano ancora etichettati come impresentabili.
Oggi abbiamo di fronte una parte realmente eversiva e pericolosa per la tenuta democratica del Paese (il PD) ed una serie di movimenti e partiti che costituiscono il nuovo arco costituzionale del Paese.
Che ci piaccia o no.

Le dimissioni di renzi

Coerentemente con la sua natura eversiva, Renzi si è dimesso in maniera plebiscitaria, tentando di saltare la figura del Presidente della Repubblica (generalmente si rimette il mandato nelle sue mani, e non si annunciano le proprie dimissioni al popolo in diretta TV), senza però dimettersi da segretario del PD, costringendo Mattarella a doverlo prendere in considerazione come rappresentante in pectore del gruppo parlamentare del PD stesso, si certifica un altro mutamento istituzionale in piena contraddizione con l’esito referendario (che avrebbe confermato l’assetto parlamentare della nostra Repubblica e non quello verticistico che proponeva la riforma).

La crisi extra-parlamentare riguarda un punto che dovrebbe essere insanabile: la maggioranza che sostiene il Governo non corrisponde più al comune sentire del Paese, per cui i rapporti di forza presenti in Parlamento non rappresentano lo specchio di quelli esistenti nella società.

L’evocazione di un rapporto diretto con il proprio popolo e l’appropriazione personalistica dei voti del Sì rappresentano condotte in netto contrasto con la nostra Costituzione perché, tra l’altro, impediscono una trasformazione parlamentare della crisi, dove i gruppi parlamentari di maggioranza tolgono la fiducia e facilitano l’iter per la formazione di una eventuale nuova maggioranza che conduca il Paese a nuove elezioni per permettere che il Parlamento si riconfiguri a seguito dell’esito referendario (che non corrisponde all’esito di elezioni politiche, qualcuno pare dimenticarlo).

IL PD CONTRO LA COSTITUZIONE

L’aspetto eversivo della situazione politica è in linea con i postulati ideologici del Partito Democratico (Renzi ne rappresenta solo una versione meno sottile e più personalistica), che dalle sue origini punta allo sfaldamento del sistema parlamentare con conseguente verticalizzazione delle istituzioni per poter recepire senza contrasti le direttive sovranazionali di politica economica e sociale in un contesto di svuotamento della sovranità nazionale.
Per questo oggi nessuno dentro il PD, da parte Renziana per motivazioni meramente vendicative e dall’altra con intenti di normalizzazione del sistema, sembra mettere in dubbio l’intento di far ricorso al MES con conseguente irruzione nel nostro panorama dei ricatti europei i quali imporranno scelte ulteriori di macelleria sociale e renderanno l’esito del Referendum ininfluente.
Il Referendum è stato solo piccolo passo per arrivare a quel riscatto nazionale che permetterebbe di invertire la rotta politica ed economica, inversione che potrebbe portare ad una rappresentazione di interessi di classe dimenticati dalle forze che assecondano i diktat delle èlite neo-liberali e che hanno reso l’Europa un lager che impone politiche ad un’unica dimensione e nel quale gli strumenti della democrazia borghese sono disprezzati e resi ininfluenti al fine di procedere alla liquidazione dello Stato così come la civiltà europea lo aveva concepito dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.

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