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LA LEGGE DI STABILITA’ 2017

Renato Gatti

Premessa

Parto da due semplici dati che confrontano PIL e produttività in Italia ed in Germania e gli altri paesi, nei tempi della crisi.

Germania PIL 2015 rispetto al PIL del 2008 = +7,3 %
Italia PIL 2015 rispetto al PIL del 2008 = – 8,4 %

Produttività in Germania tra il 1995 e il 2014 + 13,0%
Produttività in Italia tra il 1995 e il 2014 – 2,2%
Produttività in Gran Bretagna tra il 1995 e il 2014 + 24,4%
Produttività in Francia tra il 1995 e il 2014 + 17,0%
Produttività in Spagna tra il 1995 e il 2014 + 17,0%

La filosofia della legge di stabilità

Le tabelle sopra riportate rendono evidente che se da una parte gli stimoli alla domanda e l’incremento della domanda aggregata sono indispensabili per un rilancio del PIL nazionale, d’altro canto non possiamo sottovalutare il fatto che stante le situazione della nostra produttività, la maggior domanda non si traduce automaticamente in aumento della produzione nazionale ma molto probabilmente spingerà verso prodotti più convenienti, perché più produttivi, che ci pervengono dall’estero.

Insomma l’incremento della domanda potrebbe tradursi in aumento di importazioni se non si agisce sul fronte dello stimolo alla nostra produzione industriale che, ricordiamolo nel 2000 rappresentava il 23% del PIL, nel 2015 rappresenta il solo 16%.
Quindi esaminerò la legge di stabilità sul fronte incentivo al rilancio della produzione, e la mia risposta è un SI netto alla nuova filosofia, o meglio è un FINALMENTE, finalmente si è svoltata la filosofia dagli 80 € all’industria 4.0, quindi un bravo a Calenda.
Alla filosofia del 4.0 arriviamo con questa finanziaria ben 6 anni dopo la Germania, nella quale le politiche di Schroeder vanno a mio parere rivisitate e metabolizzate. Certo rimane il fatto della golden rule di Delors, secondo la quale gli investimenti tipo industria 4.0 non andrebbero conteggiati nel deficit ma strutturalmente tenuti a parte (cosa che peraltro ci siamo interdetti con la revisione dell’art. 81 della Costituzione e che la revisione Boschi non modifica se non peggiorandolo).
Vediamo allora questi investimenti o agevolazioni fiscali che premiano il rinnovamento delle imprese e quelle che invece premiano il capitale detassandolo e “sperando quindi” che il capitale “non abbia più alibi per non investire nell’economia produttiva anziché in quella finanziaria”.

In pratica il primo tipo di agevolazioni segue la logica di dare agevolazioni se si fanno investimenti, il secondo tipo di agevolazioni dà dei vantaggi cercando di rendere più attrattivo l’investimento produttivo anziché quello finanziario.
Ora sono investimenti del primo tipo: il super ammortamento e l’iper ammortamento, il credito d’imposta alla ricerca e sviluppo, il salario di produttività.

Sono interventi del secondo tipo : i piani Pir, le agevolazioni alle start up, la cessione perdite delle start up e la riduzione dell’Ires dal 27,5% al 24%.

Ebbene tali provvedimenti sono così quantificati nella finanziaria nel 2017 e alla fine del 2024.

2017 2024
Super/iper ammortamento 0 7.600
Credito imposta ricerca 0 2.001
Salario produttività 211 1.924
TOTALE PRIMO TIPO 211 11.525

Piani Pir 9 479
Agev. start up 0 278
Cessione perdite 0 352
Riduzione Ires 3.950 31.600
TOTALE SECONDO TIPO 3.959 32.709

Prevale pesantemente l’aiuto al capitale sull’aiuto alle imprese, disegnando la finanziaria come natura capitalistica piuttosto che imprenditoriale, ancora una volta una finanziaria di classe che agevola il capitale molto più di quanto agevoli il lavoro rappresentato dalle imprese.

Questa tendenza si riflette nell’atteggiamento verso l’ACE, l’aiuto alla crescita economica. Confrontiamo l’incentivo Ace, che matura quando invece di distribuire dividendi si reinvestono in azienda, com’è attualmente e come sarà dopo la legge di stabilità:

Se reinvesto 1.000.000€ ho un rendimento del 4,75% ovvero 47.500€ che risparmiano Ires al 27,5% ovvero 13.062€, con la legge attuale.

Se reinvesto 1.000.000€ ho un rendimento del 2,30% ovvero 23.000€ che risparmiano Ires al 24,0% ovvero 5.520€, con la nuova legge attuale.

Insomma sempre meno conveniente reinvestire gli utili in azienda, anche perché se distribuisco dividendi e li investo nei piani Pir sono esente imposte fino a 30.000€ di utili da capitale e/o plusvalenze.

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