La spia di quanto la politica contemporanea sia diventata inutile e di quanto possa fungere da ornamento per decisioni che si ratificano in ordine a legittimazioni differenti, come quella economica, la dà il sentimento che hanno suscitato, nel tempo, le morti di esponenti che hanno avuto un ruolo negli anni della prima repubblica, quando ancora la stessa politica pretendeva da sé un ruolo centrale in ordine ai processi.
morto-pannella

 

A Pannella riconosco quel ruolo, ma nel contempo ritengo che le sue idee, tutte più o meno realizzate, abbiano contribuito in maniera decisiva, allo smantellamento della sfera politica e pubblica, ed allo sviluppo della società così come è stata da sempre disegnata dagli intendimenti neo-liberisti.

 

Se da una parte comprendo il cordoglio per la scomparsa di un uomo che ha avvicinato molti di noi all’impegno civile, dall’altra comprendo meno il popolo della cosiddetta sinistra nel momento in cui lo ringrazia per averci regalato un Paese migliore.

 

Se oggi, chi è di sinistra, considera questo nostro stile di vita migliore, nel momento in cui non si ha più alcuna certezza sul futuro, nel quale il singolo, da solo, è costretto a proteggersi dai rischi del capitalismo, dove sono scomparse tutte le protezioni che lo Stato, un tempo, assicurava ai cittadini e nel quale lo stesso cittadino è stato trasformato in consumatore seriale, appare evidente come lo stesso capitalismo, nella sua versione liberista e finanziaria, abbia irradiato i propri dettami ideologici anche a quella parte di popolazione, che solo a parole ormai, si auto-celebra come appunto erede dei grandi movimenti socialisti del ‘900.
Difatti il mondo di oggi è nettamente Pannelliano.

 

Appare evidente che le spinte libertarie, liberiste e liberali, siano promosse e presentate al mondo come l’unica via possibile, anzi indiscutibile, e come la trans-nazionalità sia, oggi, considerata come espressione di civiltà. Il Potere non fa altro che promuovere uno stile di vita senza radici, il più possibile slegato da ogni comunità di riferimento, che sia di classe o di territorio, e presenta la libertà del singolo come l’unico scopo da raggiungere a tutti i costi. Libertà di lavorare senza vincoli, libertà di consumare nell’immediato qualsiasi capriccio, libertà di apparire così come la nostra società edonistica richiede. Queste nuove pressioni sociali si discostano nettamente da quelle che un tempo la conservazione clerico-fascista riteneva essenziali, ed anzi oggi queste nuove pressioni sono appunto totalitarie, nel senso che non ammettono alcuna voce fuori dal coro, utilizzando il politicamente corretto, la tolleranza (l’esaltazione della non violenza appunto come paradigma della scomparsa della dialettica) come arma di dissuasione all’opposizione, e come tutte le società totalitarie si configura una società anestetizzata, ma non dalla repressione, bensì dalla promessa continua di benessere.

 

La trans-nazionalità Pannelliana ha inferto la spinta decisiva alla configurazione di questo mondo, dato che l’abbattimento dei confini, non è servito, come a sinistra ancora qualcuno, o ingenuamente o in completa mala fede, crede, ad abbattere i nazionalismi che ci portarono alle guerre (utilizzando categorie storiche del tutto errate sull’interpretazione dell’avvento del fascismo internazionale) bensì è servita all’abbattimento del ruolo dello Stato e dei corpi intermedi, come i partiti politici ed i sindacati, nel momento in cui le nazioni europee (ma anche quella americana nell’epoca del New Deal) dal dopoguerra fino alla metà degli anni 70, si svilupparono con un fortissimo spirito sociale, protetto delle costituzioni, e nelle quali lo Stato assumeva un ruolo di guida nei processi economici e di garanzia nel conflitto tra capitale e lavoro.

 

Oggi, al contrario, il nuovo Stato trans-nazionale si dà compiti differenti e si erge a protettore dell’economia di mercato, supera le costituzioni nazionali ed impone una visione ad una dimensione, senza dialettica politica, nel momento in cui pone la legittimità della decisione in un ordine meramente economico e dove la libertà del singolo, attraverso la diffusione e la protezione dei diritti civili, è promossa in maniera direttamente proporzionale allo sviluppo del libero mercato e della libera circolazione dei capitali.

 

Il nostro mondo quindi è un mondo che ha visto realizzarsi la vittoria delle idee di Marco Pannella, perfettamente compatibili con il nuovo totalitarismo liberista, anche in ordine alla completa de-sacralizzazione della nostra società, nel momento in cui la Chiesa o in generale il Pensiero dell’uomo non è più in grado di opporre alternative credibili ai nuovi valori promossi dal liberalismo, che non ammette vincoli né idealistici né religiosi allo sviluppo, con lo scopo, ormai realizzato, di non avere alcuna opposizione alla trasformazione di ogni singolo aspetto della vita dell’essere umano secondo le condizioni mercantilistiche e regolate dal contratto.

 

Intendimenti mai nascosti, difatti così Emma Bonino, descriveva le priorità del Partito Radicale: “Pur senza dimenticare i diritti civili, l’antiproibizionismo e via discorrendo, l’iniziativa politica radicale è stata improntata alle riforme economiche. Per l’Italia di oggi sono le riforme economiche – più libertà di impresa, meno Stato nell’economia, flessibilità e autonomia contrattuale nel mercato del lavoro, meno spesa pubblica, rottura dei monopoli, liberalizzazione dei mercati – la chiave della modernizzazione”.

 

Per un socialista quello appena descritto non è un mondo migliore al di là del comprensibile cordoglio per la scomparsa di un uomo che ha saputo incuriosire ognuno di noi, almeno una volta nella vita.

 

FERDINANDO PASTORE

 

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