“Non esiste alcuna possibilità che il Trattato possa essere approvato entro il 2016”. Questo il messaggio, ufficioso e riservato, ma unanime degli esperti.

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A bloccarne il percorso, tre nuovi elementi: primo, il coinvolgimento crescente della pubblica opinione, soprattutto europea, nella vicenda; secondo, l’esplicito no francese, espresso al più alto livello; terzo la dinamica stessa della campagna elettorale americana che sta portando verso la presidenza due candidati, Trump e la Clinton, l’uno totalmente ostile e l’altra, diciamo così, francamente tiepida rispetto al progetto.
A questo punto, a spingere per ll Trattatosono rimasti solo Obama e la Merkel; e i gruppi, sempre più ristretti e sulla difensiva, che in America e in Europa, sostengono l’internazionalismo liberista.

C’è da chiedersi, a questo punto, se la partita non fosse persa in partenza. Già l’estrema e persino ridicola segretezza da cui è stata circondata sin dall’inizio poteva andare bene in epoche lontane quando nessuno contestava il diritto degli eurocrati di fare il nostro bene senza consultarci ma è oggi battuta in breccia sino a rappresentare una inutile provocazione. Per quanto riguarda poi la Francia era ed è nota a tutti la sua viscerale ostilità verso la leadership americana e il suo desiderio ( nel bene ma spessa anche nel male) di contrastarla dappertutto e in tutti i modi possibili. In quanto ad Obama, poi, ( ed è questo il dato più rilevante) l’accordo interatlantico rientrava in un progetto di ricostruzione della egemonia americana nel mondo in un paese che si rifiuta visceralmente di riflettere sul tema.

Nell’ottica del presidente americano, tutto si tiene. Gli Stati uniti non sono più in grado di esercitare la loro “missione”sul piano militare; e nemmeno di esportare nel mondo la democrazia e/o la cultura del liberalismo/liberismo. devono perciò “ripiegare su posizioni prestabilite” ( come le forze dell’asse durante la seconda guerrra mondiale): e cioè creare uno spazio non solo economico ma anche politico, soggetto alla loro funzione regolatrice, in una funzione di contenimento politico della Russia e politico-economico della Cina.

Ovviamente un progetto siffatto è in contrasto con gli interessi generali dell’Europa. Mentre, per altro verso, è una soluzione corretta rispetto alla crisi della leadership americana;; ma si confronta con una pubblica opinione e con una classe politica tragicamente sorde rispetto al problema.

in conclusione, una riflessione su di noi. Sulla sinistra italiana ed europea. Non montiamoci la testa. Questa è una nostra vittoria. Ma è anche una vittoria che non possiamo intestarci. Perché ottenuta da altri; e in nome di principi- l’isolazionismo protezionista- che non sono i nostri.

Abbiamo evitato di cadere nel baratro. Dobbiamo utilizzare il tempo che ci è stato concesso per lavorare, in un’ottica internazionalista, per una nuova Europa e per un nuovo ruolo dell’Europa nel mondo.

ALBERTO BENZONI

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