Obiettivamente va riconosciuto al ministro Padoan dell’enorme lavoro svolto e che si sta concretizzando in questi giorni. Ha predisposto il DEF, ha varato il decreto per la costituzione del fondo Atlante, ha finito il decreto sulle procedure fallimentari.

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Una attività produttiva che dà una svolta efficiente ed efficace al nostro sistema bancocentrico e riceve i complimenti del FMI, di Shauble, e dell’Europa.

Forse qualche chiarimento va fornito:
• Fondo Atlante, con 6.000 milioni sottoscritti (1.000 banca intesa, 1.000 unicredit, 500 cassa depositi e prestiti, 1.80 tra san paolo, UBI, Bpm, Bper, Mps Cre Val, Mediolanum e 500 Sga) ha come finalità di garantire gli aumenti di capitale delle banche vacillanti (Vicenza e Veneto per non parlare della fusione Bpm Banco popolare) e di acquistaree i NPL del sistema bancario italiano.Dei 6.000 milioni almeno 4.000 vanno in aumento dei capitali sociali delle banche ne restano 2.000 per i NPL.

• NPL not performing loans; sono i prestiti che le banche hanno fatto ai loro clienti e che ad oggi risultano difficilmente recuperabili. Ufficialmente sono 350 miliardi, di questi 200 miliardi risultano di difficile ricuperabilità, ma il 60% ovvero 120 miliardi sono già stati svalutati dalle banche per cui il valore netto sarebbe di 80 miliardi, a fronte dei quali esistono garanzie reali per 80 miliardi e fideiussioni personali per 40 miliardi).

Ipotizzo sei casi operando sulle due variabili: prezzo di cessione delle banche a Fondo Atlante e prezzo di realizzo di Fondo Atlante nell’azione di recupero:

NPL Nominale Svalutato Cessione Realizzo Banche Atlante

1 200 80 80 80 0 0
2 200 80 80 120 0 40
3 200 80 80 0 0 -80
4 200 80 35 80 -45 45
5 200 80 35 120 -45 85
6 200 80 35 0 -45 -35

La cessione è valutata con due ipotesi:a) cessione a valore di libro 80, cessione al 17% che è la percentuale prevista dal governo per la cessione dei NPL delle 4 banche fallite/salvate.

Il realizzo è ipotizzato in tre casi: realizzo pari a zero, pari al nominale svalutato, pari al valore delle garanzie.

Il fondo Atlante rischia una perdita massima di 80 miliardi e un profitto massimo di 85 miliardi.
• Il fondo Atlante è una creatura promossa dal governo ma al quale il governo stesso non partecipa, se non con la Cassa Depositi e Prestiti, ma fuori contabilità ufficiale dello Stato. Si è scelto, anche a seguito delle regole europee il metodo svedese, rispetto a quello austriaco e quello giapponese.

Il metodo austriaco prevede che il governo non interviene nelle crisi bancarie e le banche devono vedersela da sole ad affrontare le loro crisi, come qualsiasi altra impresa commerciale.

Il metodo giapponese è quello in cui il governo, ovvero lo Stato si fa carico dei defaults bancari, aumentando debito e connivenza Stato e banche.

Il metodo svedese è quello per cui il governo aiuta a trovare soluzioni supportandole con la sua autorità e la sua attività legislativa ma non opera alcun bail-out (come in passato sempre fatto in Italia).

Ora è chiaro che se il Fondo Atlante impiega 4 miliardi per sottoscrivere gli aumenti di capitale delle banche comatose, gliene rimangono solo 2 per comperare gli NPL. Sarà quindi costretta a emettere ABS (Asset backet securities- obbligazioni garantite da retrostanti assets), per poter acquistare NPL ad un prezzo che sta tra i 35 e gli 80 miliardi.

Con il DEF, Padoan ritiene di finanziare la R&S con crediti d’imposta importanti, di ridurre l’Ires dal 27,5 al 24%, di ridurre l’Irpef magari solo estendendo gli 80m € ai pensionati minimi e ciò in un contesto internazionale fosco dovuto a: possibile Brexit, caduta di Shengen, rallentamento della Cina e delle economie emergenti, tremula crescita economica. Dove trova i fondi? Risponde Padoan “il sostegno alla crescita verrà generato dai risparmi di spesa realizzati mediante un ampliamento del processo di revisione della spesa, ivi incluse le spese fiscali”. Affermazione che dopo Cottarelli, Perotti, Gutfeld e vari spending rewiers lascia sinceramente perplessi.

Va aggiunto che l’Europa pensa di utilizzare il piano Juncker (quello famoso da 315 miliardi ma finanziato solo con 20 miliardi, e che molti economisti a partire da Varoufakis propongono di finanziare con i QEs di Draghi), per una ampia operazione di acquisto di NPL europei, dirottando quindi investimenti produttivi ai fallimenti del capitalismo finanziario.

Mi sovvengono allora le parole di Guido Rossi di domenica scorsa. Elegger i nostri rappresentanti non è democrazia. Il capitalismo finanziario è il vero dominus che impone le regole ai governi che si riducono a semplici esecutori. Quindi quando andiamo a votare non votiamo decisori ma esecutori di ordini altrui, scegliamo solo che deve eseguire gli ordini qualunque sia il suo colore politico. E i veri decisori non sono eletti. Siamo una democrazia eterodiretta, cioè una non democrazia.

Mi pare che l’attivismo di Padoan e di questo governo sia un esempio paradigmatico delle affermazioni di Guido Rossi. Bravi, bravissimi ad attuare i dictat del capitalismo finanziario.

Solo tutti uniti, i soggetti del mondo del lavoro, dagli operi agli imprenditori schumpeteriani, possono combattere l’egemonia del capitalismo finanziario cui non è bastata la batosta del 2007 e di cui paghiamo ancora le conseguenze con milioni di disoccupati e paesi in recessione, per asseverare il proprio fallimento.

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