Per impegni precedenti non potrò essere presente il 15 aprile. Se fossi stato presente avrei detto in sostanza, e in estrema sintesi quanto scritto qui.

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Questo incontro può essere un’occasione per chiarire definitivamente i rapporti tra i nostri due gruppi. Così da verificare, insieme, la diversità delle nostre due prospettive e la possibilità, almeno nel breve periodo, di una serie di azioni comuni. A dividerci è stata, in primo luogo, la questione del Psi; o, più esattamente, l’alternativa tra il rimanere nel partito o il lasciarlo. Per quanto mi riguarda ( ognuno risponde di sè stesso) ho pensato, sino ad oggi, che si trattasse di una divergenza momentanea destinata a venir meno con l’indizione del congresso e con la vostra decisione di non parteciparvi.

Oggi, con il vostro ultimo documento, mi rendo conto che non è così. Che intendete rimanere ad infinitum; a meno che Nencini ( ma non lo farà) avvii nei vostri confronti una sanzione disciplinare. E aggiungo, allora, che questa vostra decisione ha un senso. Perchè, a quanto ho capito, rimanete convinti che la prospettiva di “un partito una lista”abbia un senso solo se abbraccia anche il Psi o quanto meno lo coinvolge; e perchè siete convinti che la sorte di Nencini sia legata a quella di Renzi; ambedue, sempre secondo voi, destinati ad essere travolti , in tempi brevi dal combinato disposto: dei referendum, dell’azione della magistratura e, infine, della reazione del corpo politico italiano se non dell’Europa di fronte alla stesso Renzi.

Alla fine di questo percorso, il ritorno alla normalità: un governo di tregua, il ritorno dei partiti e magari dell’Ulivo, con un Pd derenzizzato e un Psi denencinizzato, in condizione di essere un punto di riferimento per tutta quella sinistra moderata che non si riconosce nel Pd e rifiuta le “sbandate estremiste”.

Penso, così, di avere riassunto fedelmente il vostro approccio politico. Il nostro, dovreste saperlo, è diverso. Per noi, Nencini ( e questo vale, in un diverso contesto, anche per Renzi) non è il barbaro invasore intervenuto a turbare se non a stravolgere il normale e positivo corso delle cose ma piuttosto la fase estrema di una sorta di mutazione genetica che ha reso sia il Psi che il Pd, almeno qui e oggi,incapaci di essere punto di riferimento di una politica socialista e di sinistra.

Di qui la nostra decisione di tagliare i ponti. collocandoci nell’ambito della sinistra di opposizione per costruire ex novo una formazione di sinistra socialista, definibile come tale non in base all’identità passata dei suoi componenti ma in base alle scelte e alle battaglie da condurre nel presente e nel futuro e alla cultura politica che esprimerà.

Se le cose stanno così, i nostri percorsi rimarranno distinti. ciò non esclude affatto, però, la possibilità di azioni comuni.In particolare sui due referendum- sulla riforma costituzionale e soprattutto sull’italicum- dove i socialisti sono in grado di esprimere un no e un sì ragionati e propositivi ( assemblea costituente, ritorno al proporzionale)e con motivazioni diverse da quelle di altre formazioni politiche.

In propsettiva, poi, vale il principio del “chi ha più filo tesserà più tela”; nel senso che, a segnare il valore delle nostre diverse stategie saranno i risultati che riusciremo ad ottenere

Con i migliori auguri di buon lavoro

ALBERTO BENZONI

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