Fare il sindaco a Roma

Chi si candida a fare il Sindaco a Roma non ha certo problemi facili da affrontare, non è tanto la sporcizia, la sicurezza, i servizi sociali o altre tematiche che fanno impressione, ciò che fa impallidire ogni altro tema è lo stato del debito e la struttura del bilancio del comune.

roma

Ernst&Young, una delle più importanti società di revisione statunitensi, ha prodotto uno studio dal quale risulta che “Roma Capitale” presenta un disavanzo strutturale annuo di 1,2 miliardi. Le cause sono riconducibili prevalentemente alla gestione delle società controllate; oltre 50 quelle collegate ad Acea, Ama e Atac che raggiungono circa 31.338 dipendenti (l’85% del personale di tutte le partecipate dai comuni italiani) e diecimila in più dei dipendenti degli stabilimenti Fiat in Italia. Si aggiungano poi i 25.000 dipendenti del comune stesso.
Per esempio l’Atac

Prendiamo ad esempio Atac. I bilanci sono in rosso dai tempi della fusione di ATAC con Trebus e Met.Ro.. I dipendenti sono 12.957 e l’indebitamento passa da 174 milioni di € nel 2008 a 345 milioni. I costi del personale nel 2009 ammontano a 576 milioni con una media di 52.000 € a persona.

Il bilancio 2009 chiude in perdita di 91 milioni ma il dato più preoccupante è relativo al debito pregresso di 610 milioni di €. Il bilancio 2010 chiude con una perdita di 319 milioni di € azzerando le riserve e abbattono il capitale. Il bilancio 2011 registra perdite per 179 milioni e nel 2012 le perdite scendono a 157 milioni, anche i bilanci 2013 e 2014 chiudono in perdita ( 213 nel 2013 e 141 nel 2014) facendo scendere il capitale al di sotto del minimo legale.

Il debito

La storia del debito del comune di Roma comincia con Romolo. Ad oggi ci sono ancora debiti relativi agli espropri effettuati per le olimpiadi del 1960 e Roma si candida alle olimpiadi del 2024, evidentemente non si vuol perdere il trend dell’indebitamento.

Vediamo di mettere in fila un po’ di numeri: il debito nel 1999 era di 5.7 miliardi di €, nel 2005 6.9 miliardi. Al momento dell’insediamento di Alemanno la situazione esplose con i tagli dei trasferimenti statali al punto di vedersi profilare il rischio dissesto. Grazie all’appoggio del governo Berlusconi, per la prima volta in Italia, una legge (Dl 112/2008) tende a sanare il debito pregresso del comune che, calcolando anche gli interessi raggiungeva nel 2008, data del primo salvataggio, i 20 miliardi di €.

Nel 2008 Alemanno decide di separare il debito pregresso dall’ordinaria amministrazione prendendo le distanze dai debiti registrati in bilancio dopo 8 anni di gestione Veltroni. Fu nominato un commissario (Varazzani) e la somma totale dei debiti oggetto della Gestione Commissariale fu finanziata con contratto in base al quale lo Stato si impegna ad uno stanziamento pluriennale annuo di 500 milioni di €.
I soggetti finanziatori sono: Cassa Depositi e Prestiti e un pool di banche tra le quali BNL e Unicredit.

Al 31 dicembre 2012 il debito lordo del comune di Roma risulta essere di 16.8 miliardi di cui 4.4 per debiti non finanziari e 12.3 miliardi di debiti finanziari. Questi ultimi, secondo il piano di rientro, dovrebbero essere estinti non prima del 2048.

La ristrutturazione del debito

Il candidato sindaco Fassina pare essere l’unico che si è fatto carico di studiare la situazione debitoria ed è giunto alla conclusione che occorre rinegoziare quell’accordo che è troppo oneroso per il comune di Roma. A tal fine ha chiesto che gli fosse messa a disposizione la Nota di aggiornamento del commissario straordinario preposto (al tremontiano Varazzani è nel frattempo subentrata la renziana Silvia Scozzese) al piano di rientro del debito. A tale richiesta il governo, nella persona di Maria Elena Boschi ha risposto con un rifiuto motivato dal fatto che quel documento è “un atto interno (che) diventa conoscibile al Parlamento e alla generalità dei cittadini solo con l’adozione del decreto del Presidente del Consiglio che lo approva”

Conclusioni

E’ evidente che se Giachetti diventa sindaco avrà strada libera nel rinegoziare il debito avendo dall’altra parte Cassa Depositi e Prestiti (il vero bazooka di Renzi) che sarà ben disposta a offrirgli una opportunità. Se il sindaco non sarà Giachetti la strada per la ristrutturazione del debito sarà ardua e osteggiata. Ricordate i soldi per il Giubileo negati a Marino e poi generosamente erogati a Tronca dopo il licenziamento del “marziano”?

Il problema è di dimensioni tali da far desistere ogni persona poco coraggiosa a candidarsi sindaco, e chi si candida o ignora il problema o dovrà scontrarsi con una realtà per nulla piacevole.

Tuttavia sorge spontanea una domanda. Tutti i fabbricati possedute dal comune di Roma sono talmente mal gestite (al punto che ne è dubbia pure il numero e la consistenza) che non rendono quasi nulla alle casse comunali. Vendute e pagando il debito con il netto ricavo il comune guadagnerebbe un importo di interessi risparmiati ben superiore alle entrate attuali. Che senso ha avere nell’attivo beni immobili infruttiferi e nel passivo finanziamenti estremamente onerosi?

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