Gentile direttore,
Ti scrivo dopo aver letto il tuo articolo su quell’evento denominato, con subalternità linguistica, Family Day.

Anticipo subito che il mio intento non è assolutamente polemico ma è la ricerca di un momento di riflessione congiunta che tocca quattro punti; tu hai scritto da cattolico io mi interrogo da cittadino e coinvolgo te in queste mie riflessioni.

La prima riflessione è di natura prettamente filosofica e si concretizza in questa mia domanda: “Che diritto ho io a negare o contrastare la richiesta, da parte di altri cittadini, di diritti che non ledono i miei diritti né la mia libertà”. E’ un tema squisitamente liberale. Ognuno per sé e per i membri della propria associazione può porre, osservare e far osservare regole comunque stabilie, ma non può imporle a chi di quella associazione non fa parte. Più esplicitamente i cattolici possono vietare l’omosessualità o il divorzio agli aderenti alla comunità cattolica, ma non hanno alcun diritto di estendere tali regole al di fuori della propria comunità.

Fumare fa male. E’ giusto vietare il fumo nei locali chiusi dove il fumo danneggia gli altri, non è possibile vietare il fumo laddove non danneggia la salute dei terzi. La laicità dello Stato è uno dei fondamenti della concezione liberale, delle conquiste del pensiero e della cultura, lo stato etico è sempre un pericoloso passo verso l’oscurantismo.

La seconda riflessione riguarda il giudizio sulla “naturalità” di alcuni comportamenti. Si considera innaturale, ad esempio, l’utero in affitto. Io mi chiedo se questo giudizio più che col “naturale” abbia a vedere con il concetto di “cultura”. La donna è spesso stata considerata come “fabbrica di figli”: ricordo Priamo con le sue 100 mogli, lo scià di Persia che ripudiò Soraya, le leggi di molte popolazioni che contemplano il ripudio o il divorzia in caso di sterilità.

Ma la storia più interessante è quella di Giacobbe. Lavorò 7 anni per Labano per avere come sposa Rachele. Labano dopo i 7 anni di lavoro gli infilò nella tenda la primogenita Lia ingannando Giacobbe. Egli lavorò per altri 7 anni per avere Rachele e nel frattempo ebbe 7 figli dalla moglie Lia “dagli occhi smorti”. Finalmente sposò anche Rachele che tuttavia era sterile. Rachele allora, pur di avere un figlio, supplica il marito di unirsi alla sua schiava e di darle una discendenza attraverso di lei. Uno storico caso di utero in affitto? Che oggi la concezione di “fabbrica di figli” sia aberrante non appare quindi un fatto naturale ma culturale, un giudizio cioè maturato grazie allo sviluppo etico del pensiero e della cultura non solo occidentale.

La terza riflessione parte dalla considerazione che la dignità della donna sia frutto del pensiero illuminista soggetto tuttavia ad una regressione con l’irrompere dell’edonismo capitalistico nel senso comune di questo inizio di terzo millennio. Una riduzione della donna a “fabbrica di figli” come effetto di commercializzazione appare evidentemente come una regressione sul piano filosofico. Da uno schiavismo naturale (come quello della serva di Rachele) si sta profilando una forma di schiavismo economico, cui pochi osano opporsi tranne che papa Francesco.

Ma occorre porre molta attenzione. Immaginiamo lo scenario, lontano ma non troppo, di un mondo senza lavoro salariato perché i robot producono tutto il producibile. In questo scenario il problema non è come produrre i beni, essi continuano ad essere prodotti e fors’anche in misura maggiore. Il problema è: chi possiede i robot e chi decide chi deve mangiare, cosa deve mangiare e quando deve mangiare. Se i robot (i mezzi di produzione) sono in mano ai singoli siamo in presenza dello schiavismo più globale che si possa immaginare. Solo la socializzazione dei mezzi di produzione è alla base di un nuovo modello di sviluppo, di un nuovo modello di distribuzione. Ecco che allora la lotta allo schiavismo diventa una missione, che comincia da subito, per consolidare la dignità umana, della donna, della società.

La quarta riflessione è una breve nota, sui rapporti di coppia e sugli effetti sui figli ho trovato molto interessante sulla pagina della Gazzetta le parole di Claudio Basili, scientificamente ben formulate e convincenti.

RENATO COSTANZO GATTI

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