Nel mentre la legge 107, sedicente “Buona Scuola” era ancora un, peraltro contestatissimo, disegno di legge (il ddl 2994), già molti osservatori facevano notare come tale articolato presentasse numerose falle, aprendo la porta a una rinnovata fase di tensioni sia fra governo e larga parte del mondo della scuola sia, ed è più grave, all’interno di quest’ultimo.

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Le modalità con cui la stessa sedicente riforma fu portata a segno, in assenza di un reale confronto con le parti sociali, nonostante il successo di uno sciopero nel maggio, in presenza di un numero spropositato di deleghe in bianco e tramite il ricorso a maxiemendamento e fiducia al Senato aggravarono il sentimento di aggressione subita, che in molti abbiamo provato allora. 

Le tensioni avrebbero avuto sbocchi diversi, da un clima insereno per lo svolgimento del lavoro ad un ulteriore contributo al sentimento di frustrazione fino ad arrivare a inevitabili ricorsi in sede giuridica. Scrivevo allora in uno documento critico “Il venir meno di un diritto maturato […] prefigura un’ondata di ricorsi. La scuola sta diventando una sorta di foro permanente: le cause si accrescono per via della continua modificazione delle procedure e delle norme.

Plurimae reformationes in corruptissima re publica – parafrasando Tacito. Un ginepraio di cui possono disinteressarsi solo coloro che la scuola non la vivono. Si esce da scuola e ci si reca dal proprio legale. Per far valere i propri diritti conculcati dallo stesso stato per cui si lavora.” (Cfr. il mio Dalla scuola-azienda alla scuola clientelare: un destino irreversibile?, variamente consultabile in rete, ad es. http://www.tecnicadellascuola.it/…/10962-dalla-scuola-azien…).

Prime a ricorrere sono state alcune regioni, fra cui la Puglia. Contrariamente alle aspettative non sono intervenute proprio le regioni a statuto speciale, fra cui Friuli e Sardegna, nonostante la 107 non preveda il rispetto della tutela delle minoranze linguistiche: evidentemente le valutazioni di compatibilità politica hanno prevalso sugli interessi della propria amministrazione.

Nel mentre, con le comprensibili cautele, si stanno avviando i ricorsi promossi dai sindacati, i quali sono impegnati in una difficile e non sempre accettabile mediazione col governo e il MIUR, come sta accadendo per l’ipotesi di contratto sulla mobilità, spetta anche ai movimenti promuovere mobilitazioni e azioni giuridiche. Ad essi si sommeranno un numero imprecisabile, ma verosimilmente non ridotto, di ricorsi individuali. Come volevasi dimostrare.

Vorrei in questa sede parlare di due esperienze di movimenti autonomi di docenti cui sto collaborando da mesi [Molti degli spunti qui menzionati riprendono materiali circolati nei due gruppi, che ringrazio per gli stimoli]. Accomuna queste due mobilitazioni il fatto di essere nate e cresciute on-line, tramite social-network, e di essere rivolte in prima battuta a docenti già assunti prima della legge 107, quindi entro l’a.s 2014-2015, ma di non ignorare le esigenze di quei lavoratori assunti dopo l’approvazione della 107 o direttamente in conseguenza di essa (si tratta, è noto, limitatamente dei docenti assunti nella cd. Fase C). Il rifiuto di un gretto corporativismo, contro cui occorre vigilare, è di per sé un segnale positivo in un clima, come visto, improntato a sfiducia, atomismo sociale e rancori vissuti in chiave pre-politica.

La prima è promossa da un gruppo fb “Vecchi docenti di ruolo con vecchie regole” (ad oggi composto da circa 4000 membri) e intende discutere collettivamente gli effetti delle nuove normative (legge 107 e contratto sulla mobilità in via di approvazione) sui propri diritti acquisiti.

La finalità è quella di raccogliere le adesioni per un prossimo ricorso per via amministrativa contro il contratto sulla mobilità che dalla 107 discende.
Menziono solo alcuni aspetti. L’art. 1 comma 73 stabilisce per il personale di ruolo assunto prima dell’entrata in vigore della legge, se richiedente mobilità o sovrannumerario, l’ingresso nel nuovo sistema degli ambiti territoriali regionali.

Ciò comporta la perdita della titolarità di cattedra su posto/sede in organico di diritto, la chiamata diretta di un Dirigente Scolastico, la proposta da parte di quest’ultimo di un incarico di durata triennale rinnovabile oppure, in assenza d’incarico, l’assegnazione d’ufficio da parte dell’ufficio scolastico regionale di competenza (art. 1, commi 66, 79, 80 e 82).

Questo stravolge lo stato giuridico di chi è stato assunto a tempo indeterminato prima dell’entrata in vigore di suddetta legge, privandolo di importanti diritti acquisiti e interessi legittimi, e riportandolo ad una sorta di nuovo precariato (di ruolo).

Ne deriva la lesione a due principi giuridici, costituzionali o comunitari, quali 1) l’introduzione di una pesante disparità di trattamento in relazione alla posizione di lavoro; 2) violazione della libera circolazione dei lavoratori (quasi che la ventennale sentenza Bosman, dicembre 1995, fosse passata inosservata ai legislatori del PD, così invece attenti alle richieste UE o BCE in caso di sottrazione di diritti).

Il grande tema, come si può notare, è quello della retroattività: con la L. 107-2015 sono state modificate unilateralmente (senza accordo fra parti) e in peius norme su status giuridico e retribuzione non previste nel CCNL e nella legislazione al momento della nostra assunzione. Si tratta di un tema che non ha in dottrina e in giurisprudenza un andamento lineare, segno anche del clima neoliberista che pervade anche i tribunali.

Se il principio del tempus regit actum è valido nel settore privato (il Jobs Act non può avere valore retroattivo), non capiamo perché non lo possa essere in quello pubblico. Inoltre, sorge spontanea una domanda: se la Corte Costituzionale ha giudicato il blocco dei contratti statali illegittimo, ma la sentenza non è stata retroattiva, perché nel nostro caso lo sarebbe?

La nostra richiesta, pertanto, è che continuino ad essere salvaguardate le posizioni giuridiche maturate fino alla data di pubblicazione della suddetta legge per tutto il personale docente di ruolo assunto ante legem, ivi compreso quello in esubero o soprannumerario e/o in mobilità territoriale e professionale volontaria. Non ignoriamo la situazione dei colleghi assunti dopo l’entrata in vigore della 107 e in particolare di quanti assunti nella cd. fase C, ossia su posti di potenziamento e privi di una titolarità di istituto. Un’ipotesi, su cui insisto da tempo, da verificare è che, come in situazioni analoghi, questi colleghi continuino a esercitare tali attività (peraltro da coordinare meglio proprio per rispondere alle reali esigenze didattiche, magari riprendendo quanto il movimento dei precari elaborò dieci anni orsono: l’organico di rete per supplenze e attività didattiche aggiuntive), finché nelle loro classi di concorso non si verifichino condizioni per il passaggio a titolarità: un percorso virtuoso di assorbimento di maldestre operazioni di pseudo-esperti. Evidentemente questa ipotesi necessita di una modifica sostanziale della 107, ossia di una sua quasi totale dismissione.

Una secondo esempio riguarda un aspetto molto meno rilevante, non però trascurabile. Alla chetichella, il MIUR mediante il DM n. 850 (del 27 ottobre 2015) e alla successiva circolare ministeriale n. 36167 (del 5/11/2015) ha inserito, senza alcun preavviso, l’obbligo di ripetere l’anno di formazione, con le sue notevoli attività, anche per quanti già assunti avessero ottenuto il passaggio di ruolo, contrariamente a tutta la normativa in vigore (e più volte reiterata). Nuovamente si pone il tema della retroattività. Pare che nell’ansia palingenetica (vulgo, “rottamazione”) di questi legislatori tale principio sia stato ampiamente ignorato.

A noi che evidenziavamo questa problematicità, i tecnici del MIUR hanno risposto che le attività (imposte, si noti) sono una possibilità di sviluppo delle professionalità. La nostra risposta è stata che queste attività sottrarranno tempo e energie alla concreta attività didattica (dalla preparazione di materiali alla correzione dei compiti), visto che in genere quelle attività pseudo-formativa sono svolte in orario di primo pomeriggio e prevedono lo scorrimento di fatidici (e inutili) fiumi di inchiostro telematico. Inoltre si ritorna alla solita concezione, gretta ma diffusa, di docenti che non si aggiornano se non costretti, ignorando che non pochi di loro – compreso chi scrive con oltre venti pubblicazioni in sedi anche internazionali – svolge un’attività di ricercatore indipendente, ritagliando faticosamente spazio prezioso a tali attività fra un collegio e un consiglio e così via.

Contro tale provvedimento si è costituito il gruppo fb “Docenti di ruolo che hanno ottenuto il passaggio in altro grado” che è riuscito nel compito di rendere pubblica la questione mediante anche pubblicazioni e di raccogliere adesioni per un proprio ricorso adesivo di quello promosso dai sindacati, che è discusso in data 25 febbraio.

Ricorsi, sempre ricorsi, fortissimamente ricorsi allora? L’opposizione alla 107 e ancor più la ricerca di alternative non può essere affidata ai tribunali. PUNTO. Il fatto che i ricorsi sembrano farla da padroni in questa fase rientra nell’urgenza del momento e costituisce un supplente (è il caso di dirlo!) delle mobilitazione politiche. Uno studioso ha parlato di POST-DEMOCRAZIA e la giuridicizzazione ne è uno dei sintomi. La politica è il rimedio: voto, boicottaggio, scioperi e poi referendum e proposta di legge (lip scuola).

Restiamo in attesa, non senza forti motivi di preoccupazione per la nostra dignità professionale e per il destino della scuola pubblica.

GAETANO COLANTUONO

Responsabile Scuola e Università “Risorgimento socialista”

  1. Giuseppe De Lorenzo says:

    Salve, sono un vecchio docente di ruolo, quest’anno ho partecipato alla mobilità volontaria, e sono finito in un ambito. Vorrei fare ricorso sul fatto di aver preso i diritti alla sede di titolarità . Potete aiutarmi?

    • Administrator says:

      Gentile collega, sono già avviati vari ricorsi contro le modifiche unilaterali in peius della parte giuridica del nostro CCNL. Per ulteriori sviluppi, auspicabilmente positivi, sarà nostra cura tenervi informati.

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