Siamo uno strano paese: con una legge del 1976 si prevedevano “forme per la designazione di candidati a consigliere   circoscrizionale   da   parte   degli   elettori  della circoscrizione”(art.4 c.4 278/1976). Una previsione normativa rimasta in vigore fino al giugno 1990. In 16 anni nessun comune italiano con più di 100.000 abitanti si è mai avvalso di quella norma.

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L’ISTITUTO DEL DECENTRAMENTO

Penso perché avrebbero dovuto essere normate almeno a livello comunale  nel Regolamento del decentramento. Il Testo Unico per gli Enti Locali (art. 17 dlgs n. 267/2000), conferma l’istituto del decentramento, ma elevando la sogli di abitanti, dagli originari 40.000 a 100.000 e poi a 250.000. Per il voto agli stranieri nessun problema per i cittadini UE (direttiva 94/80/CE del consiglio dell’Unione Europea del 19 dicembre 1994, con legge 6 febbraio 1996, n.52 e con successivo decreto legislativo di attuazione n.197 del 12 aprile 1996 e art. 40 Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE), che abbiano fatto richiesta di iscrizione alle liste elettorali del comune di residenza. Per gli altri l’art.9 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286 prevede espressamente il diritto di voto per gli stranieri extra UE, anche come norma di esecuzione del capitolo C) della Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale, fatta a Strasburgo il 5 febbraio 1992, ratificata e resa con legge 8 marzo 1994, n. 203, inizialmente limitatamente ai capitoli A) e B), cioè escludendo il diritto di voto e l’eleggibità degli stranieri residenti da almeno 5 anni ai sensi dell’art.6 della Convenzione. Tuttavia per esercitare la previsione occorre che in tal senso dispongano gli Statuti e i Regolamenti Comunali: non è il caso di Milano.

QUAL E’ lo scandalo?

Se dobbiamo cercare lo scandalo è che un tale adempimento non figuri nei programmi del candidato Sala vincitore delle primarie del 7 febbraio, che pure si è avvalso del voto di una comunità straniera di residenti, notamente quella cinese.  Lo scandalo risiede piuttosto nel fatto che, finché vige la previsione generale della legge n. 56/2016, il sindaco di Milano è anche automaticamente sindaco della Città Metropolitana di Milano, un ente territoriale di 3.195.000 di abitanti, dei quali i milanesi sono 1.251.000, il 39%. Nel consiglio metropolitano il PD è il primo partito ed ha sostenuto l’elezione diretta del Sindaco metropolitano, poiché le regole delle primarie sono tributarie del PD, appare contraddittorio che non abbia allargato il diritto di voto ai cittadini dell’intera area metropolitana. L’unico riferimento alla Città Metropolita è la raccolta di 200 firme di presentazione della candidatura alle primarie. Questo è lo scandalo, che ha la sua origine nella legge n. 56/2014, che, in violazione  dell’art. 48 della Costituzione e della Carta delle Autonomie Locali, ratificata senza riserva con la legge 30 dicembre 1989, n. 439, ha escluso le elezioni generali, ma (antipasto del nuovo Senato?), elezioni di secondo grado riservate a sindaci e consiglieri comunali.

Che fare?

Una lista di sinistra e civica, che si presenti anche nelle zone di decentramento e che rivendichi la rappresentanza politica della società milanese e costringa al ballottaggio i candidati sindaci, già Direttori Generali del Comune. La lista deve affrontare i problemi della città non con il solito compitino programmatico: in politica le promesse impegnano soltanto chi le ascolta, diceva Clemenceau. Serve un progetto di rivoluzione partecipativa, che investa anche la gestione dei servizi pubblici, da aprire a lavoratori ed utenti. Occorre ridefinire le funzioni del Consiglio Comunale, affinché assolva realmente ai compiti di indirizzo e di controllo, che gli sono rimasti sulla carta.  Il decentramento deve essere ridefinito come preparazione alla suddivisione di Milano in Municipi, rispettosi della storia e dei legami urbanistici e sociali, mettendo fine all’artificiosità delle attuali 9  zone. Integrare le comunità straniere non con la promessa di favori a quelle più organizzate, ma costituendo una loro rappresentanza consultiva e dando attuazione alle previsioni dell’art.9 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286 affinché possano partecipare almeno alle elezioni dei Consigli di zona e ai referendum cittadini insieme con i sedicenni. Infine il Comune di Milano deve essere il capo-fila dell’autonomia comunale, compromessa dal centralismo governativo e chiedere il trasferimento di competenze regionali  alla Città Metropolitana.

FELICE BESOSTRI

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