Contributo di Gaetano Colantuono per il direttivo del 30.1.16 di Risorgimento Socialista

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1.Davanti a noi, una duplice enorme sfida. Partecipare con altri soggetti ad alcuni momenti decisivi (fuori di ogni retorica) per la democrazia italiana. Elezioni amministrative anche in grandi centri (Roma in primis, senza dimenticare il rilievo di Napoli per l’intera area meridionale) e poi la grande stagione referendaria (confermativo per la revisione costituzionale; abrogativo sulla legge elettorale, Italikum, e sullo Sblocca Italia, NO TRIV) che potrebbe arricchirsi di altri temi, quali il Jobs act (superamento dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, vero cuore del patrimonio civile e sociale socialista a questo sciagurato paese) e la legge 107 sulla scuola (in part. contro il meccanismo della chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici, foriera di 1 degrado complessivo del sistema scolastico sul modello di quello accademico nostrano, e sulla soppressione retroattiva di alcuni importanti diritti della categoria). Si tratta di due occasioni differenti e in due momenti dell’anno differenti (primavera-autunno), certo, ma in entrambi i casi si tratta non solo di una prima prova per il radicamento sociale e territoriale del nostro giovane movimento ma anche di un passaggio rifondativo per un’identità neosocialista in Italia, dopo anni di insignificanza politica.

2.L’ampiezza delle sfide, per noi socialisti e per il destino democratico dell’Italia, comporta un’assunzione di ulteriori responsabilità e della massima maturità politica. Fatta salva la libertà di espressione con la legittimità di posizioni (ovviamente entro una certa banda di oscillazione che sarà espressa dallo statuto), cessino pertanto non poche controversie individuali interne, non siano considerate le eventuali provocazioni, perché rappresentano un fattore di dissipazione di energie, altrimenti utili per lavorare sui diversi fronti di impegno che ci contraddistinguono.

3.Vi sono tuttavia alcune linee generali che vanno rimarcate per un movimento neosocialista. La forte caratterizzazione ANTILIBERISTA, congiungendo la contestazione delle politiche liberiste nei suoi vari livelli con la capacità di elaborare e produrre proposte politiche alternative. Ciò vale anche la discussione sul giudizio verso l’UE, le politiche economico-monetarie e l’EURO: qualsiasi posizione, moderata o radicale, deve tenere conto della fattibilità delle proposte.

4. Il rifiuto delle opposte tendenze disgregatici della forze organizzate di sinistra, l’estremismo e il moderatismo, così come rifiuta la scollatura fra apparati e base sociale comporta una scelta politica RADICALE nei suoi obiettivi, perché va alla radice delle questioni.

5.Come metodo, proponiamo in tutte le sedi, anche in occasione di accordi con altre forze, decisioni prese DAL BASSO, nella consapevolezza delle macerie e delle miserie della sinistra italiana che, anche non metaforicamente, segnano il paesaggio politico e culturale italiano e di cui tanto il precedente quanto l’attuale gruppo dirigente del PD (con i loro partitini-satelliti) portano le principali responsabilità. Da tale consapevolezza deriva la necessità di imparare dagli errori del passato, compreso quello più recente: il rifiuto del potere fine a sé stesso, del politicismo e del governismo con l’alibi dell’assunzione di responsabilità. Ne discende un più ampio coinvolgimento dei soggetti impegnati nei territori con una gestione realmente democratica e trasparente ad ogni livello.

6. Si tratta, in altre parole, di non limitarsi a fare opposizione al sistema affaristico-clientelare PD-satelliti che tanto al governo nazionale quanto in varie amministrazioni locali hanno mostrato la loro natura di illegalità diffuse e di inadeguatezza politica, salvo ricorrere ad una torsione plebiscitaria del voto (e senza tenere conto del primo partito ad oggi in Italia: l’astensionismo). Occorre passare alla costruzione di alternative e gli strumenti indispensabili per farlo restano la costruzione di un “partito”, di una classe dirigente da formarsi nel fuoco delle lotte e delle azioni (al di fuori di strumenti impropri come i social network) e di un pacchetto di idee-guida (CASE-SCUOLE-OSPEDALI, si diceva in passati decenni). La costituzione di un primo gruppo di eletti e di amministratori rafforzerebbe il lavoro di non pochi intellettuali (sul modello del ruolo assunto dall’avv. Besostri) e da esso sarebbe rafforzato. In direzione di un processo di formazione ed autoformazione si ritiene utile iniziare a ragionare su due temi nel corso di questo anno: la costituzione di un movimento giovanile autonomo e la rifondazione di un istituto socialista di cultura.

7. Come ogni percorso anche quello di RS è suscettibile di ripensamenti, integrazioni e modifiche. Le critiche costruttive sono il sale per far lievitare il dibattito interno, quelle personali o meramente strumentali andranno prontamente rifiutate per i motivi suesposti. La nostra comune creatura è giovane e fragile e viene dopo almeno tanti, troppi anni di assenza (venti anni, forse quaranta?), pertanto la creazione di una koinè non sarà impresa facile anche per la differenza generazionale. I problemi, le differenze non mancano (soprattutto sulla politica estera) ma la destrutturazione di RS sarebbe un male per tutti, poiché verosimilmente non ci sarà altra occasione.

GAETANO COLANTUONO

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