A 16 anni dalla scomparsa del compagno Bettino Craxi ricordiamo un suo scritto sulla Sicilia e Garibaldi.

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IL SUO LEGAME CON LA SICILIA

Dalla sua morte passeranno ancora 65 anni prima che si realizzi l’ideale della Repubblica mentre ad un secolo di distanza, di quel tipo di dottori di cui egli parlava, politicanti di bassa taglia, ce n’è purtroppo in circolazione ancora un numero eccessivo a rendere più fragile e pericolosamente inquinata la vita delle nostre istituzioni democratiche e repubblicane.

L’ultimo viaggio che fece, due mesi prima di morire, vecchio e quasi paralizzato, fu proprio in Sicilia nell’aprile del 1882. Contro il parere di tutti, degli amici e dei medici, Garibaldi decide di partecipare alle celebrazioni dei Vespri Siciliani a Palermo. Tornando nella terra che era stata ventidue anni prima teatro della più grande impresa della sua vita, ritrova un popolo che lo ama, i compagni d’arme, le donne siciliane di cui egli aveva conosciuto il coraggio e lo spirito patriottico.

Si rivolge a tutti scrivendo personalmente messaggi di saluto con grande fatica, per la mano rosa dal male. Saluta la Sicilia “terra della grandi iniziative”, “ai miei cari prodi messinesi”, dice “io mi trovo qui in famiglia”; saluta Palermo “maestra nell’arte di cacciare i tiranni” e i palermitani “veri rappresentanti dell’Italia”, si rivolge ai “picciotti”: “Credete forse che io vi abbia dimenticato? lo mi ricordo che coi vostri poveri fucili, ma col cuore da leoni, voi caricavate i borboni e li fugavate”, saluta “di cuore gli operai di Palermo che seppero sempre tenere alta la bandiera della libertà, della indipendenza, della patria”. i “picciotti”, le donne siciliane, i patrioti siciliani in particolare erano stati protagonisti al fianco dei “Mille” nella vittoriosa impresa che da Marsala al Volturno aveva travolto il regno del Borbone, sconfitto uno dei più forti eserciti dell’Europa dell’epoca; realizzata la congiunzione unitaria tra il nord ed il sud dell’Italia.

L’impresa dei Mille partì dallo scoglio genovese di Quarto, ma la scintilla politica e rivoluzionaria dell’impresa scaturì qui in Sicilia ad opera dei patrioti siciliani.

P.s, Con questo scritto intendiamo dare una risposta anche a quegli imbecilli che ci tempestano di messaggi con la inevitabile litania del ” garibaldi appoggiato dalla mafia ” o ” ma come mai con 1000 uomini ha conquistato la Sicilia ?

Tutte argomentazioni che non vanno al nocciolo del rapporto tra Gariballdi – la Sicilia in generale e il meridione in particolare . Garibaldi non aveva bisogno di Mafiosi , di Massoni , di forzieri pieni di oro . Aveva il popolo dalla sua parte – E tanto gli bastava-

di Bettino Craxi

 

Non ho mai creduto che essere craxiani sia una categoria politica in sé, come non ho mai creduto che guardare agli anni della segreteria Craxi del PSI come una “età dell’oro” sia giusto e tantomeno utile.
Io da socialista però non posso tacere, né dimenticare che il compagno Bettino Craxi ha rappresentato, comunque la si pensi, una parte, per nulla secondaria, della storia del socialismo peninsulare. Ricordarlo è utile e credo anche doveroso.
Detto ciò devo aggiungere che però il socialismo deve guardare sempre al presente e al futuro e sono convinto che anche il compagno Craxi concorderebbe su questa palese, evidente necessità.

FABIO CANIZZARO

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