Cerchiamo di convincere gli italiani del perché votare NO al referendum confermativo delle modifiche costituzionali. Certo potremmo chiederci perché si votò NO alle modifiche fatte dal governo Berlusconi, molto simili a quelle proposte da Renzi, e dovremmo dire SI alle stesse modifiche oggi, ma preferisco cercare nella analisi delle singole modifiche, ragioni argomentate.

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Prendiamo ad esempio l’art. 81 della Costituzione.

Nel 2011 siamo arrivati (tralasciamo come) ad una nuova formulazione dell’articolo sul pareggio di bilancio. I primi due commi dell’articolo modificato sono ora i seguenti:

Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico.

Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali.

 

Prendiamo in considerazione il secondo comma,

con esso la Costituzione pone dei paletti all’indebitamento dei conti pubblici per avere un consenso più ampio su due punti: a) quali siano gli eventi eccezionali da affrontare indebitando il bilancio e quindi richiedendo che i cittadini siano chiamati a partecipare, via tassazione, a contribuire solidaristicamente a finanziare i danni degli eventi eccezionali; b) chiamare alla corresponsabilizzazione anche l’opposizione a mezzo di una maggioranza rafforzata, spingendo cioè a trovare un compromesso tra maggioranza ed opposizione per affrontare una eccezionalità con spirito di condivisa solidarietà.

Da notare che in tal modo si evita che l’opposizione corresponsabilizzandosi sia nel riconoscimento dell’eccezionalità dell’evento sia sui mezzi di come rimediare, non spingerà al boicottaggio ma sarà corresponsabilizzato nel problema che assume valenza nazionale.

Per formalizzare questi paletti la Costituzione prevede allora 4 punti: voto della Camera, voto del Senato, maggioranza assoluta alla Camera e maggioranza assoluta al Senato.

Che fà la riforma della Costituzione nel disegno di legge Boschi? Non troverete una modifica all’art. 81 in quanto tale ma troverete all’art 32 numero 8 (Disposizioni consequenziali e di coordinamento) la seguente disposizione:

All’articolo 81 della Costituzione sono apportate le seguenti modificazioni:

  1. al secondo comma, le parole: «delle Camere» sono sostituite dalle seguenti: «della Camera dei deputati» e la parola: «rispettivi» è sostituita dalla seguente: «suoi»;

 

Ora con una norma di coordinamento, apparentemente innocua e innocente,  il decreto Boschi abbatte tre dei quattro paletti che la Costituzione aveva posto: cade il paletto del voto del Senato, cade il paletto della maggioranza assoluta al Senato ma cade anche, grazie all’Italikum, il paletto della maggioranza assolta alla Camera.

Insomma con una modifica tecnica, il disegno di legge Boschi elimina la corresponsabilizzazione delle minoranze, l’appello al necessario compromesso solidaristico, il condiviso processo identificativo delle “eccezionali eventi” e lascia la decisione al solo partito di maggioranza che grazie al premio garantito dall’Italikum, giudicherà da solo quali sono gli eventi eccezionali cui provvedere indebitando il bilancio pubblico e gravando sull’imposizione fiscale dei cittadini.

Ha decisamente ragione Zagreblesky che questa riforma è l’anticamera di uno Stato non più di diritto, ma autoritario.

RENATO COSTANZO GATTI

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