Se c’è qualcosa che ci può dare conforto nella marea che minaccia di sommergerci è guardare alla faccia di Jeremy Corbyn.

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E’ la faccia onesta e limpida dei film di Ken Loach. Del socialismo delle persone, delle loro solidarietà naturali e di convinzioni tanto più salde in quanto maturate nel corso di una vita. E’ la faccia tranquilla di chi sa che Loro sono Loro e Noi siamo Noi, e che le necessarie intese possono nascere solo da questa comune consapevolezza. E’ la faccia di chi sa che difendere la propria dignità di uomini è la cosa più di sinistra che ci sia; e che difendere la “socialdemocrazia reale”equivale a una scelta di civiltà. Ed è anche la faccia di chi si oppone alla guerra e alla cultura della guerra: perchè sa che la guerra e la cultura della guerra si traducono, in qualsiasi circostanza, in una rovina: nella distruzione di persone, di cose e soprattutto, nella corruzione irreversibile delle coscienze individuali e collettive.

Questo ha detto Corbyn alla Camera dei Comuni in occasione del dibattito sull’intervento in Siria, salvo ad essere svillaneggiato come “estremista”o, addirittura, “pericolo per la patria”dalla stampa “indipendente”, britannica ed europea; mentre questa stessa stampa si commuoveva sino al vero e proprio orgasmo, fisico e intellettuale di fronte alle pisciate sulla “guerra di civiltà contro il fascismo”, proferite dal fighetto blairiano di turno.

L’angoscia di Corbyn era profetica. Perchè la guerra c’è e batte alle nostre porte. E parte dal nostro interno: da paesi che, in nome di antiche e nuove alleanze e con il sostegno del complesso industriale-militare Usa ci spingono scientemente verso l’abisso di nuovi e incontrollabili conflitti.

E’l’Arabia saudita che, totalmente impazzita dopo l’accordo sul nucleare iraniano, elimina oppositori politici sciiti e massacra popolazioni innocenti per distruggere qualsiasi prospettiva di accordo di pace sulla Siria e, insieme a questo, l’esistenza di quella coalizione politico-militare necessaria per sconfiggere l’Isis.Puntando su di una grande guerra di religione: nel silenzio-assenso della comunità internazionale e dell’europa ufficiale, con la complicità evidente della destra americana e dello sciagurato governo francese; e con l’obbiettivo di liquidare Obama, reo di non porre più Washington al servizio dei disegni di Netanyahu e dei regimi del Golfo.

Sono i nuovi regimi del’Est, propriamente nazional-fascisti ( “democrazia illiberale”, dice Orban, senza che Bruxelles, così occhiuta e intransigente nel difendere l’austerità, trovi a che ridire) e scatenati in una nuova crociata contro il mostro russo; con la copertura della Nato e con la complicità attiva della destra americana.

Ma è anche la totale passività dell’Europa degli stati. Di un’Europa assente sul piano della difesa dei suoi interessi più elementari. e che va in tilt, al punto di rimettere in discussione Schengen, la Merkel e lo stesso modello tedesco perché qualche centinaio di sottoproletari ( su di un milione di nuovi immigrati) lancia insulti, scaglia bottiglie o palpeggia donne.

Sono basta poche centinaia di persone in tutta Europa per creare questo grande sconquasso. Un piano dell’Isis ? O piuttosto una gigantesca provocazione dei guerrieri di casa nostra ?

Sia come sia, l’Europa, o più esattamente l’Europa come spazio di diritti, di libertà, di accoglienza e di pace, non potrà reggere a lungo a tutto questo. Perchè la guerra, in corso in Medio oriente, preparata ai confini della Russia e irresponsabilmente proclamata dalla Francia ( e non solo) all’interno dei nostri confini, arriverà fatalmente in mezzo a noi;  e sarà la fine dell’Europa che abbiamo contribuito a costruire; e anche della nostra democrazia.

E’ venuta dunque l’ora di lanciare un grido d’allarme. Di organizzare all’interno del movimento socialista e democratico europeo una grande campagna contro la guerra e a difesa della pace. Senza pregiudiziali ma anche senza alibi per nessuno. E’ un appuntamento drammatico cui non possiamo  sottrarci. E che forse potrà ridare vigore ad un’idea di Europa che abbiamo praticamente abbandonato.

Oltre che ad un socialismo che sembra sia sparito senza lasciare tracce.

ALBERTO BENZONI

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