Dico subito che il mio intervento sarà “terra terra”. E cioè non si occuperà dei massimi sistemi: dell’euro, del futuro dell’Europa, delle caratteristiche del capitalismo moderno o del futuro del lavoro. Argomenti assolutamente centrali; e, a quanto ho potuto capire, oggetto di accanite discussioni all’interno della commissione per il programma. Argomenti che dovranne essere al centro della nostra iniziativa culturale nei prossimi anni. Se non ne parlo, allora, è per una semplice questione di metodo. perchè ritengo che parlare di programma debba significare, in primo luogo, parlare di noi stessi. Di quello che dobbiamo e possiamo fare nei prossimi mesi e quindi nel contesto in cui siamo chiamati ad operare.

programma

Su questi punti, Franco ha dato, nel suo ultimo intervento su “Risorgimento socialista”un contributo importante e complessivamente condivisibile.Vorrei allora riprendere il filo del suo ragionamento per chiarire e sviluppare alcuni temi che ritengo essenziali.

Comincio dagli obbiettivi codificati nella dichiarazione d’intenti del nostro movimento: ricostruire, all’interno della sinistra di opposizione, uno spazio politico e culturale socialista; collaborare alla nascita di una sinistra degna di questo nome; e, infine, essere parte attiva di uno schieramento assai più ampio, nel segno della opposizione a Renzi e al renzismo e, in particolare, alle sue riforme costituzionali ed elettorali.

Tre obbiettivi diversi ma tra loro compatibili anzi coerenti; almeno nelle nostre intenzioni.
Oggi siamo però in grado di valutarne la fattibilità. E, a questo proposito, dico subito che la creazione di una “nuova sinistra di opposizione”è fuori dalla nostra portata. Perchè non si sta realizzando; perchè le scelte fatte dai nuovi soggetti oggi in campo vanno in direzioni diverse e tra loro incompatibili; e perchè tutte le forze interessate ad un processo unitario, compresa la nostra, non hanno il peso e il grado di ascolto necessari per determinare un mutamento di rotta nel segno dell’aggregazione e del rinnovamenmto.

Che fare, allora ?
Per prima cosa consacrare l’impegno complessivo del movimento sull’appuntamento referendario. Sulla riforma costituzionale ( e quindi sulla politica di Renzi) nell’ottobre del 2016; sull’Italikum ( e quindi sulla base istituzionale del potere personale) nella primavera del 2017. Saranno questi due appuntamenti e non le manovre-contromanovre di oggi, a decidere il nostro futuro: in caso di vittoria, ma anche di onorevole sconfitta, dandoci gli strumenti per essere forza alternativa all’ordine esistente; in caso contrario lasciandoci alle nostre piccole beghe nella nostra conclamata irrilevanza.

Nelle more contentiamoci di contribuire ad una gestione decente del piccolo e disordinato orto in cui abbiamo scelto di vivere. Senza illudersi sulla nostra capacità di “mettere insieme”Fassina, Civati e Landini o di modificare la loro linea di condotta. Ma collaborando con ciascuno di loro. E valorizzando tutte le occasioni di impegno unitario assieme ai gruppi politici e alle associazioni culturali interessati a questa prospettiva.

Una indicazione che vale anche per il prossimo appuntamento amministrativo. Ma con una variante che per me è chiarissima e che sottopongo alla vostra valutazione. E la variante sta nell’individuazione dell’avversario: che, in questo caso, non è, almeno in prima battuta, Renzi ma il Pd con la sua gestione fallimentare delle grandi città. Se si parte da questa premessa, le nostre scelte non dovrebbero dar luogo a divisioni e problemi. Lavorare, in primo luogo, per liste unitarie di sinistre di opposizione, sino a considerare il loro esito come metro e misura del nostro successo. E mi riferisco a Sesto Fiorentino e a qualsiasi altro esperimento che si possa mettere in campo. Operare, per altro verso, a sostegno delle liste di opposizione a Torino, a Milano e altrove senza guardare alle sigle. In chiaro, senza ripulse preventive per le liste civiche di sinistra che non sono altro che liste fatte senza il “bollino blu”dei partiti. E, infine, parlo delle situazioni che conosco ( vorrei tanto sapere che cosa i compagni pensano di fare a Napoli e in altri centri del Mezzogiorno ), appoggiare Fassina a Roma; ma alla condizione “non negoziabile”che chiarisca, anche sino alla rottura, i suoi rapporti con Sel. Un partito che, nel Lazio, alla regione e, soprattutto,  a Roma, è stato complice attivo e da anni e anni, di politiche propriamente scellerate: anche dal punto di vista dell’etica pubblica. Un partito che lo ha, come primo atto di presenza di “Sinistra italiana”alla Regione, lo ha portato a rendere omaggio a Zingaretti e all’alleanza di ferro che lo sostiene.

E mmi fermo qui. Per chiudere con una piccola riflessione su quello che rimane un passaggio ineliminabile.del nostro progetto: fare di Risorgimento Socialista il punto di partenza per la formazione di un soggetto politico di sinistra socialista in Italia. Male che vada, anche nel peggiore dei quadri politici, questo disegno fa parte del nostro D.n.a. Ed è concretamente realizzabile, con le risorse a nostra disposizione. Alla sola condizione di avere ben chiari i relativi passaggi.

Sul versante “culturale” no problem. C’è l’azione del nostro giornale, il suo impegno costante ( o Costanzo..) nel fornire informazioni, chiarire problemi, rendere “commestibili”la nostra dottrina e le soluzioni che proponiamo, creare collegamenti e punti di riferimento a livello europeo. Ci sono compagni qualificati per realizzare questo progetto.

E’ invece sul terreno dei rapporti con il microcosmo molto affollato delle varie sigle socialiste che la “linea”è tutta da inventare. Siamo tutti convinti che, nel corso del tempo, la qualità della nostra proposta politica farà la differenza; anche rispetto all’opinione esterna. Ma, nel frattempo, quale atteggiamento tenere ? Ognuno per sè e Marx ( o Pertini) per tutti ? Concorrenza polemica ? Ricerchè di collaborazione ?

Personalmente non ho risposte convincenti da dare: se non l’indicazione istintiva di un qualche forma di coinvolgimento dell’Altro; naturalmente intorno ad iniziative concrete. Mi limito allora, in conclusione, a una breve riflessione sugli strumenti istituzionali funzionali a questa esigenza. Primo tra tutti la famigerata “doppia tessera”; oggetto a mio parere di un’attenzione eccessiva. Perchè si tratta di uno strumento del tutto contingente: funzionale al desiderio di alcuni compagni di rimanere nel Psi per il tempo necessario a condurre l'”ultima e decisiva battaglia”. Un’esigenza che però non avrà più ragion d’essere nelle prossime settimane: sia che l’opposizione si acconci alla sua quasi certa sconfitta sia che ne tragga le necessarie conseguenze costituendosi come autonomo soggetto politico.

Nel primo caso perchè non è pensabile accettare che un compagno continui a militare in un partito con posizioni inconciliaboli con le nostre. Nel secondo, perchè la collaborazione che fatalmente si renderà necessaria tra formazione operanti nella stessa area dell’opposizione non avrà bisogno per realizzarsi di specifici strumenti istituzionali: ma semplicemente, dell’aprtura, reciproca, verso l’esterno a prescindere da vincoli di tessere.

Considerate, in conclusione, queste mie riflessione come un contributo ad una discussione che spero la più ricca possibile; diciamo un augurio collettivo di fine anno.

ALBERTO BENZONI

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