Nel 1987 i livelli dell’atrazina nell’acqua della val Padana era salita a livelli preoccupanti, sicuramente al di sopra dei livelli indicati dai parametri di tolleranza.
Il ministro Donat Cattin nell’aprile di quell’anno (governo Craxi) per risolvere il problema alzò (per la seconda volta) i limiti di tolleranza dell’atrazina, rendendo così legale ciò che prima era illegale.

craxi

Ricordo questo fatto in relazione all’agiografia craxiana per quel video su you tube in cui Craxi afferma che per l’Italia nel migliore dei casi l’Europa sarebbe stata un limbo e nel peggiore dei casi un inferno. Ciò se non si fossero rivisti i parametri di Maastricht che erano stati fissati in altri momenti storici e che quindi, buonsenso lo vuole, si sarebbero dovuti rivedere.

Con questa affermazione si rileva che Craxi non era affatto contrario ai parametri di Maastricht e ciò per la semplice ragione che per una moneta unica occorre un’area valutariamente ottimale, serve cioè che i paesi aderenti alla moneta unica abbiano i fondamentali compatibili e non troppo diversi ma comunque tendenti verso la convergenza. Era quindi logico avere delle basi di partenza e degli obiettivi condivisi su cui far convergere le politiche economiche dei paesi aderenti.

D’Alema quando entrammo nell’euro affermò che essere stati accettati nella moneta unica significava essere stati ammessi a salire sul ring. Tutto lì, solo che da quel momento in poi stava all’azienda Italia dimostrare di essere in grado di sostenere un match con gli altri paesi.
Fino al 2007 (ben più tardi dalla predizione di Craxi) l’euro ha funzionato, al massimo dobbiamo lamentare di non essere stati capaci di utilizzarne i benefici portati; ad esempio destinare il risparmio sugli interessi sul debito a riduzione del debito invece di espandere la spesa pubblica corrente. Ma il paese, ed è questo il punto, da più di venti anni fa registrare incrementi della produttività se non negativi, vicini allo zero. Le nostre difficoltà non nascono dai parametri di Maastricht ma nascono dall’inefficienza del sistema produttivo italiano (per fortuna non per tutte le imprese perché ci sono anche quelle che, investendo in innovazione e ricerca, in questi anni di crisi hanno aumentato le esportazioni). Il problema non sono i parametri, il problema è la produttività.

La revisione dei parametri richiesta da Craxi appare quindi come i decreti sull’atrazina, poiché non siamo produttivi invece di aumentare la produttività cambiamo i parametri.

Il problema vero, mi pare di poter concordare con Prodi, non sono i parametri di Masstricht ma il fatto che questi parametri “scemi” sono interpretati dall’attuale dirigenza europea con criteri ragionieristici, con la matita rossa e blu senza la consapevolezza che i parametri obiettivo non sono (come diceva Craxi) né la Bibbia né il Vangelo.

Ma c’è di più, quando noi chiediamo di cambiare i trattati (non la loro quantificazione numerica) pensiamo soprattutto ad una distinzione tra spesa corrente e spesa per investimenti, pensiamo cioè alla golden rule di Delors secondo la quale il pareggio di bilancio riguarda le spese correnti mentre gli investimenti produttivi vanno finanziati a debito.

Certo i tedeschi non si fidano di noi che faremmo passare per investimento anche l’acquisto di carta igienica, ed infatti noi siamo favorevoli ad una “copper rule” cioè integreremmo la regola delorsiana con un controllo europeo sui progetti di investimento per i quali si propone il finanziamento in debito, per verificarne la reale portata di investimento produttivo capace quindi di ripagare in termini di aumento di PIL capitale ed interesse del debito in un numero ragionevole di anni.

Quindi per una Europa più giusta non basta dire rivediamo i parametri (e passare per profeta che tutto aveva previsto anche il disastro di oggi causato dal capitalismo finanziario e non certo dall’euro o dai parametri di Maastricht) occorre rivedere i trattati

Rivedere i trattati è l’idea centrale per un’Europa auspicata da Risorgimento socialista.

P.S. Circa la portata della recente riforma costituzionale addebitata a Napolitano, vorrei ricordare con Macaluso che il PCI ha sempre proposto un passaggio al monocameralismo, e, ma su questo ha ragione Lanfranco Turci, l’ex presidente è stato tardivo e sottotraccia nel vedere il combinato disposto tra italicum e riforma costituzionale.

Vorrei anche ricordare che il premierato, il rafforzamento dell’esecutivo, la ricerca, condivisibile, di una maggior efficacia e celerità dell’iter decisionale, più che un frutto del massone Three eyes (come dice il gran maestro della massoneria) Napolitano, sono il vero senso della riforma istituzionale proposta a suo tempo proprio da Craxi. Ed aggiungo, io ero e sono d’accordo ma esaltando il bilance of powers che ho proposto in tre punti:

1. eliminare o quanto meno regolamentare la questione di fiducia;
2. escludere dal voto i parlamentari regalati con il premio di maggioranza, dal voto sulle riforme costituzionali, sull’elezione del Presidente e delle altre cariche, dalle leggi sulle libertà, e comunque da tutte quelle proposte di legge non contenute nel programma di governo che ha vinto le elezioni;
3. fissare un quorum per sottoporre alla Corte costituzionale proposte di legge approvate e ancora da emanare.

RENATO COSTANZO GATTI

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