La reazione a catena

Alla recente ed ultima assemblea di Risorgimento Socialista, il compagno Ingroia ha definito il PD come un nemico di classe, e come il perno dell’attuale nefando potere di collusione tra mafie e politica, auspicando infine un nuovo soggetto politico che salga dal basso e conquisti quei consensi che dovrebbero arrivare da tutti coloro che oggi si astengono dal votare, non pochi, dato che ormai raggiungono il 60% circa dell’elettorato.

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Pur osservando che le sue considerazioni, in particolare, se riferite alla deriva autoritaria, verticistica e consociativa, operata dal PD, dal governo Monti in poi, e che ha prodotto la macelleria sociale peggiore che si sia mai verificata in Italia, sono fondate, non credo, tuttavia, si possa o si debba demonizzare in toto il Partito Democratico, anche se la sua opposizione interna è, di fatto, oggi, priva di sbocchi concreti che le possano consentire di ribaltare certi equilibri interni.

Nel Partito Democratico, così pure come nel PSI, restano, pur tuttavia, persone e componenti politiche che non sono assimilabili alla destra populista oppure a quella xenofoba e mafiosa.
Vero è invece che che, proprio il connubbio con quest’ultima, ha determinato nel PD una mutazione antropologica prima ancora che politica, che, oggi, con lo scandalo della banca d’Etruria, banca, tra le varie, assai contigua all’entourage del PD, trova il suo punto massimo di fragilità e di mancanza di credibilità morale e di ipocrisia, prima ancora che di debolezza politica.

Tutto questo, sicuramente, si ripercuoterà e si sta ripercuotendo nel calo di consensi e di iscrizioni al PD, ma, ovviamente, ciò viene abilmente coperto con proclami retorici e con smargiassate del tipo: otterremo più consensi che alle europee.

Un fatto è certo: ovunque vada, questo presidente del consiglio, deve ben guardarsi dalla folla che è sempre più inferocita e che ormai lui teme più di ogni altra cosa.

Il suo potere però perdura e cerca espandersi mediate una rete fitta di clientele e di provvedimenti demagogici e popusti: 80 euro, 500 agli insegnanti e ai diciottenni, taglio tasse sulla prima casa, ecc., a fronte dei quali, i contratti vengono tenuti fermi, la scuola sfasciata, la sanità costa sempre di più al cittadino e la sovranità popolare viene ridotta al lumicino.

Il PD non si spaccherà mai, ma potrà, se non attenderà troppo, non farsi trascinare nel gorgo del populismo renziano, che sta superando tutti gli altri esistenti per mancanza di concrete alternative.

E la maggiore responsabilità di ciò è imputabile ad una sinistra rissosa, inesistente sul piano della coesione politica, che ancora è indaffarata ad innalzare steccati ideologici che coprono solo meschine manovre di candidatura per ottenere posti o postarelli, magari da contrattare in sede amministrativa locale, dato che in quella nazionale pare si sia rinunciato a priori a costruire un vero soggetto politico degnamente rappresentativo.

La misera figura di una Sinistra Italiana, nata solo come gruppo parlamentare con un logo color cacarella, e la sua palese impotenza, per i soliti penosissimi e squallidissimi veti incrociati, a decollare come vero soggetto politico elettorale è tutta lì, a dimostrare la pochezza dell’esser di sinistra oggi in Italia, come se non bastasse quella già ipocritamente strombazzata da certi personaggi del PD o fuoriusciti dal PD, che, magari dopo aver votato in Parlamento il fiscal Compact, e il pareggio di bilancio in Costituzione, vorrebbero adesso riproporsi come elementi di rottura di quel sistema da loro stessi già abbondantemente e a lungo puntellato.

Allora, se tutto fa brodo, forse sarà anche il caso di considerare che certa sbobba l’elettore non la manda più giù, nemmeno con il clistere.

Di conseguenza, se vogliamo davvero costruire una vera alternativa di sistema, dobbiamo innanzitutto ricostruire le fondamenta stesse di un soggetto che riprenda la trama sempre viva di un Socialismo condiviso, largo, ma soprattutto concretamente efficace, che spezzi, in nome di una ribellione costruttiva unitaria, la deriva fascistoide ed autoritaria in atto.

Siamo come ai tempi del Risorgimento e della Resistenza, non siamo costretti alla clandestinità, solo perché i media oggi non si controllano più come un tempo, anche se un premier si permette di dare le pagelle ai giornali e di inserirli magari nelle sue liste di proscrizione.

Insorgere con le armi della dialettica, della propaganda democratica, della capacità di mobilitarsi e di unirsi, per risorgere in nome di un Paese che stia in piedi e non più in ginocchio a genuflettersi al valvassino di turno per ottenere i bisogni ed i diritti vitali: primo tra tutti, quello al lavoro.

A tutti coloro che parlano di percentuali e di consensi impossibili, basterà replicare che un solo piccolo buon esempio può creare una reazione a catena e far crollare le montagne, essa è causata infatti dallo spezzarsi di un nucleo atomico che produce come effetto la scissione (rottura di un legame fisico) di altri nuclei di atomi vicini. Ciò avviene statisticamente solo quando il numero di atomi è sufficientemente grande cioè la quantità di materiale supera una certa “massa critica”.

Il nostro compito, pur essendo un piccolo nucleo, dunque, cari compagni, è proprio quello di raggiungere quella “massa critica”, e con le nostre assemblee ci siamo andati molto vicini.
Bisogna solo crederci e continuare, soprattutto darsi una struttura operativa concreta ed efficiente nei territori entro sei mesi, in grado di presentarsi alla massa degli elettori.

Se, con loro, sapremo diventare “massa super-critica” allora, vedrete che dalla scissione dell’atomo potrà emergere una deflagrazione tale da sconquassare tutto l’assetto politico attualmente fatiscente, per mancanza di contenuti, credibilità, coesione o concretezza.

Abbiamo dalla nostra, infatti, un ingrediente sempre più raro in politica capace di fare la differenza più del plutonio: la cultura politica.

Per quanto possa sembrare incredibile, questa deflagrazione potrà investire tutta la pseudo-sinistra e anche il PD, e nulla sarà più come prima.
W IL RISORGIMENTO SOCIALISTA!

CARLO FELICI

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