Carissimi,
Mauro Del Bue, che, in quanto direttore dell’Avanti on line, rappresenta una voce ufficiale del PSI, scrive, nel suo editoriale:


A fine mese Franco Bartolomei lancia un nuovo movimento politico che si chiama Risorgimento Socialista. I promotori dovranno naturalmente scegliere se tale movimento è una componente interna al Psi o, come pare, un nuovo partito. In quest’ultimo caso coloro che vi aderiranno dovranno uscire dal Psi decadendo da tutti gli organi di partito. In due partiti con due strategie diverse non si può stare. Il congresso del Psi ha stabilito una linea politica di alleanza col Pd e non con la sinistra, diciamo così, estrema, verso la quale invece si orientano i promotori di questa iniziativa.


Bene, Risorgimento Socialista, che è già una realtà e sarà “lanciato” ufficialmente sabato prossimo, 28 novembre, con una grande assemblea presso l’Auditorium di Via Rieti, a Roma, non è né l’una né l’altra cosa paventata (o auspicata?) dall’esponente del Psi.

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AUDITORIUM VIA RIETI Sabato 28 novembre dalle ore 10:00 alle ore 18:00 Via Rieti, 11/13 (zona Piazza Fiume) – ROMA


Risorgimento Socialista è un movimento autonomo, formato da donne ed uomini liberi e “fondato sulla cultura politica, i valori ideali e l’esperienza storica del socialismo italiano” inteso in tutta la sua complessità politica ed ampiezza dialettica.


Nel movimento, dunque, si ritrovano insieme esperienze diverse, che guardano al socialismo, in Italia ed in Europa, in termini di ricostruzione, e sono interessate a partecipare, mantenendo il proprio profilo politico, alla costruzione di una sinistra che si proponga non di gestire l’esistente ma di lavorare per cambiare gli attuali, ingiusti assetti economici e sociali.


“Il nostro – dice la dichiarazione d’intenti di Risorgimento Socialista – è un impegno di lotta contro la distruzione formale e sostanziale della nostra democrazia, come sistema di governo complessivo della società fondato sulla piena e libera rappresentanza della domanda politica e sulla mediazione democratica delle conflittualità sociali, all’interno di una rete di valori generali definiti dai principi inviolabili della nostra Carta Costituzionale. Il nostro è un atto di volontà consapevole e diretto contro la liquidazione esplicita della identità socialista e democratica, come modello e punto di riferimento di una sinistra di governo”. Questi principi non sono compatibili con una formazione politica diretta da Nencini e Del Bue? Francamente, è un problema tutto e soltanto loro.


Siamo noi, invece, a rimarcare non una normale differenza di strategia e di programmi politici, ma un profondo discrimine, che diventa anche morale, con quanti, oggi, con Renzi e il Partito Democratico, dietro una facciata modernista e riformista, si propongono di alterare le basi stesse su cui poggiano gli equilibri democratici del Paese e di rendersi funzionali a quegli stessi assetti di potere che hanno condotto fino alla crisi di sistema i processi economici, finanziari e sociali a livello globale, provocando l’impoverimento e la sofferenza di interi popoli.


Il ristretto gruppo dirigente del Psi sa benissimo che il “patto” tra diseguali col PD renziano mortifica e crea frustrazione in quel che resta della sua base. E sa anche che il nuovo sistema politico al quale lavora Renzi non contempla alleanze ma, tutt’al più, sudditanze. La scelta dell’autonomia si porrà, dunque, presto o tardi, per quel partito, come scelta di dignità politica e di coerenza con i valori socialisti.


Risorgimento Socialista è, invece, una strada diversa, nessuno si illuda che possa trattarsi dello sforzo di riempire occasionalmente una sala per provocare una dialettica da microcosmo. Al contrario, nasce un vero movimento, distinto e distante dalla diaspora del vecchio Psi, per “costruire, in centro e in periferia, le condizioni per far avanzare la nostra visione ampia di un Socialismo capace di allargare i suoi confini di rappresentanza”. Gli interlocutori, su questa strada, sono soltanto i cittadini e la società italiana in tutte le sue articolazioni popolari.


E la sinistra, in cerca di una nuova identità, dovrà rendersi conto (è questa la nostra funzione) di averla già a portata di mano, non in un ceto politico reducista, opportunista e nostalgico, ma nei valori, sempre attuali, del socialismo democratico.

ANTONELLO LONGO

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