La barca di Risorgimento Socialista verso il 28 Novembre

La barca del Risorgimento socialista è partita, veleggiando verso la sua costituzione il 28 novembre, a bordo ci sono molti socialisti iscritti al PSI che han deciso di ridare al partito socialista contenuti socialisti abbandonando la deriva ideologicamente da pensiero unico, seguita dall’attuale PSI.
Ma al traguardo del 28 novembre la barca arriverà con nodi irrisolti, solo accennati ma neppure discussi, assorbiti come si è stati ad imbarcare più equipaggio possibile, tralasciando lo strategico per l’immediato. Ciò non significa che alcuni temi restano lì, come macigni e prima o poi bisognerà affrontarli, tanto vale farsene carico, come sto facendo dando il mio parere.

barca

Stati Uniti d’Europa o Sovranità nazionale?
E’ forse il nodo principale, che coinvolge un punto fondamentale. Non mi voglio soffermare sulle tecnicalità pur importanti che riguardano l’€ e un eventuale piano B, mi interessano le finalità che vogliamo perseguire. Stati Uniti d’Europa significa avere un paese-continente così come lo sono gli USA, la Cina, la Russia. Certo l’Europa com’è adesso è un disastro, serve più federalismo ma servono regole nuove. Io sono completamente d’accordo, e questo mi sembra fosse un obiettivo di tutto il Risorgimento, a rivedere i trattati. Ma rivedere i trattati vuol dire voler rimanere dentro all’Europa con la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa. Le regole non funzionano, in particolare quella che permette ad un esportatore cronico come la Germania a non dover rivalutare la sua moneta per la stessa ragione per cui gli altri paesi dell’Europa che hanno la stessa moneta e che sono importatori cronici, non possono svalutare.
Questo mi pare il punto più preoccupante. Temo che si voglia sovranità per attuare la svalutazione competitiva. La svalutazione competitiva è il rimedio più effimero e vigliacco che si possa immaginare. Il meccanismo consiste nello svalutare la tua moneta di modo che i tuoi prodotti all’estero costino meno e quindi diventino più concorrenziali e quindi si vendano di più. Il QE ha tra i suoi effetti quello di aumentare le esportazioni europee verso il resto del mondo. Ma se un paese non è competitivo vuol dire che la produttività totale dei fattori è inferiore a quella del paese concorrente, con la svalutazione non aumenta la produttività ma solo si svalutano i costi di produzione. Ma la povertà di efficienza della produzione non aumenta grazie a questa manovra, anzi la svalutazione rinvia i tempi per fare i conti con la propria inefficienza rendendo cronico il basso valore aggiunto e tecnologico dei prodotti, sostenendo l’occupazione ma per poco tempo. Infatti poco tempo dopo la svalutazione le deficienze di efficienza e produttività rimarcano i limiti qualitativi e di prezzo dei prodotti proprio perché i concorrenti incrementando ulteriormente la produttività saranno in grado di abbassare i costi e quindi rendere non più competitivi i prodotti svalutati. La svalutazione è vigliacca perché non si confronta sul concorrente a livello di saper fare, ma si confronta con la forzatura dei tassi di cambio. Ma è vigliacca perché la svalutazione competitiva è una svalutazione dei salari, del costo del lavoro; è un vantaggio, temporaneo come abbiamo visto, del capitale alle spalle del lavoro, una forma di sfruttamento causato dalla incapacità di chi si ritiene costruttore di ricchezza.

Alleanza tra sfruttati o tra produttori?
Fassina propone una alleanza tra lavoratori, precari, partite iva, piccoli imprenditori, professionisti proletarizzati e forze sovraniste della destra democratica.
Una alleanza di questo genere è completamente differente dall’alleanza che nasce da una constatazione. L’imprenditore, che definirò subito schumpeteriano, è un rappresentante del mondo del lavoro, è il miscelatore e l’organizzatore dei fattori della produzione che, con i capitali fornitigli dal capitalista produttivo, cerca di realizzare il miglior prodotto dell’azienda Italia. L’imprenditore, se astraiamo dal familismo italiano che vede la coincidenza tra capitalista e imprenditore, è un lavoratore ad alto livello di responsabilità e di riconoscimento economico, e fa parte con tutti i crismi del mondo del lavoro. Se il capitalista produttivo si converte al capitalismo finanziario, i flussi di capitale che potrebbero andare a finanziare le imprese, la loro dotazione tecnologica di innovazione indispensabile nella concorrenza schumpeteriana, l’imprenditore perde di possibilità operative ed il capitalista finanziario diventa oggettivamente nemico dell’impresa.

In questo momento storico il nemico è il capitalismo finanziario e possiamo trovare nell’imprenditore schumpeteriano un alleato per combatterlo.
Chiaramente questa prospettiva richiede una revisione degli indirizzi sindacali e delle relazioni industriali, nuove forme di partecipazione e di corresponsabilità (temi che stiamo affrontando in altra sede e che qui non approfondisco) in un percorso della costruzione di un’economia del lavoro, di chiara ispirazione socialista.

In questa alleanza hanno uno spazio enorme i lavoratori non plebeizzati, che sentono di potersi cimentare nella corresponsabilità della gestione dell’impresa, i manipolatori di simboli, i lavoratori della mente apportatori di sviluppo tecnologico, quelli che Marx chiama general intellect e ha uno spazio enorme lo stato innovatore propugnato dalla consulente economica di Corbyn Mariana Mazzucato.
Questo tipo di alleanza mira alla formazione di una classe dirigente socialista, temo che l’alleanza proposta da Fassina miri alla formazione di una forza di resistenza che opera in difesa legata allo statuto dei lavoratori (lo statuto di sottomessi) stringendo stretto il contratto. Non una classe dirigente ma un potente fortino arroccato.

La robotizzazione
Questo tema si misura con la nostra lungimiranza. Si tratta di pensare a soluzioni che si rendano atto che la tecnologia che sosteniamo, non può essere luddisticamente rifiutata ma che essa nel contempo cancella posti di lavoro. Ho già parlato di Marx, Sylos Labini, Rifkin, James Meade ed alle soluzioni da loro proposte. Penso che se noi non mettiamo al centro del nostro ragionamento questo tema ci troveremo un giorno a subirlo colpevoli di non averlo affrontato per tempo e quindi incapaci di gestirlo.
Si tratta di concepire un nuovo modo di produrre e di distribuire, consapevoli che non è sufficiente agire con le rivendicazioni sui flussi di reddito, ma che dobbiamo agire sugli assetti proprietari. La proprietà dei mezzi di produzione, indicata da Marx, caduta in letargo per secoli, torna a nuova vita che dobbiamo essere in grado di metabolizzare nelle nostre coscienze socialiste.

Il 28 novembre ritengo che si debbano affrontare questi temi o saremo, a mio parere, condannati alla marginalità.

RENATO COSTANZO GATTI

One Comment

on “La barca di Risorgimento Socialista verso il 28 Novembre
One Comment on “La barca di Risorgimento Socialista verso il 28 Novembre
  1. Molto interessante e condivisibile, ma se non ci sediamo ad un tavolo e ne discutiamo direttamente non troviamo la quadra. Perché non proponi una riunione fra i compagni del direttivo prima del 28 per preparare una posizione condivisa. Ciao

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